Roma e il voto di protesta

roma campidoglioIl “cittadino che protesta: un personaggio satirico del teatro d’avanspettacolo del primo novecento che, nell’immediato secondo dopoguerra fu recitato, nella vita reale, dalla figura di Guglielmo Giannini, fondatore dell’effimero movimento del “Fronte dell’Uomo Qualunque”. Oggi, tale parte è cavalcata dall’ex comico e oggi leader politico Beppe Grillo che, nelle elezioni amministrative di domenica scorsa, con i suoi candidati a Sindaco, ha trionfato sia a Roma che a Torino.

Ma, se a Torino la sconfitta del sindaco uscente Fassino ha una giustificazione economico-occupazionale, non essendo stato gradito dai lavoratori-elettori il ruolo super partes assunto dal governo tra il movimento operaio e la FIAT, primo datore di lavoro nel capoluogo piemontese, a Roma si è trattato di un voto di protesta puro e semplice nei confronti dell’amministrazione comunale.

A dire il vero, la “città eterna” non è nuova a tali manifestazioni di protesta popolare che, nel suo glorioso passato, hanno avuto frequentemente dei risvolti cruenti. Il Senato e il popolo romano, infatti, hanno ucciso addirittura Romolo, il fondatore della città, i fratelli Gracchi, tribuni della plebe, il grande Giulio Cesare e il tribuno medioevale, Cola di Rienzo, oltre a numerosissimi imperatori come Nerone, Caligola, Domiziano ecc. E, a ben vedere, la presente è la terza elezione comunale consecutiva dove il “voto di protesta” è risultato vincitore.

Lo è stato infatti nel 2008, quando l’esponente di estrema destra Gianni Alemanno sconfisse l’ex Sindaco Rutelli e lo è stato cinque anni dopo, quando il PD “anomalo” Ignazio Marino superò, stavolta, l’ex Sindaco Alemanno. Tornando indietro nel tempo, si trattò di un voto di protesta anche quello del 1993, espresso nella bufera della prima “tangentopoli”, che portò al ballottaggio un Rutelli ancora radicale ed ecologista e un Gianfranco Fini che ancora non si era calato nella figura della destra di governo.

Delle quattro elezioni comunali citate, il verdetto di protesta meno eclatante si è verificato – forse – in quella del 2008, che vide vincitore Alemanno, essendosi concretizzato solo al ballottaggio. A ben vedere, nella presente consultazione, la “protesta” è stata ancora più sensibile, dato che l’esponente della destra “movimentista” Giorgia Meloni, al primo turno, ha conteso sino all’ultimo l’accesso al ballottaggio al candidato governativo Roberto Giachetti, poi sconfitto da Virginia Raggi.

Meloni 2016, così come Fini nel ’93 e Alemanno 2008 e 2013 (addirittura già al ballottaggio nel 2006, pur sconfitto da Veltroni) sono i segni indiscutibili che, a Roma, la destra sia una forza che preferisce attestarsi su posizioni estreme e non moderate, come si richiederebbe a una destra conservatrice sì ma moderna, e cavalcare l’onda dell’anima “protestataria” della città. Un buon 20% di voti che, al ballottaggio di domenica scorsa, sono andati a ingrossare le schiere degli elettori della candidata “grillina” Virginia Raggi, facendogli doppiare i suffragi ottenuti dal suo avversario.

Al Sindaco neo-eletto, le folle attendono che dalla sua tribuna imperiale mostri il pollice verso, decretando l’uccisione dei gladiatori sconfitti, cioè tutti i conniventi o i semplici collaboratori delle amministrazioni precedenti: “Guai a Vinti!”. Ma, anche sul carro del trionfatore, ai tempi dell’antica Roma, c’era sempre un incaricato addetto a sussurrare “memento mori” (Ricordati che devi morire) all’orecchio del vincitore. Finite le vendette e i giochi circensi, il popolo tornerà a richiedere panem, una merce pregiata che nessun Sindaco al momento attuale è in grado di fornire a prezzo calmierato. E monterà di nuovo la protesta.

di Federico Bardanzellu

Fonte foto: Hdrcreme

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