Roma, primarie centrosinistra: vince il renziano Giachetti. Chi è?

GiachettiIl vice Presidente della Camera dei deputati, Roberto Giachetti ha vinto le primarie del PD per la candidatura a Sindaco di Roma, sconfiggendo Roberto Morassut con un rapporto di voti di 2 a 1. Giachetti ha ottenuto circa 27-28.000 voti contro i 50.000 o poco più conseguiti dall’ex Sindaco Marino nelle analoghe consultazioni del 2013.

 Il dato complessivo dei votanti di queste primarie (solo 43.000, contro i 102.000 di tre anni fa) lascia la bocca amara al neo-candidato, in vista del prosieguo della sua campagna elettorale per le comunali di giugno. E’ vero che le stesse non hanno avuto la risonanza mediatica di quelle del 2013 e che non sono state “trainate” dal voto per scegliere anche i candidati minisindaci dei Municipi (tenutosi solo in quattro ex-circoscrizioni su quindici); è pur vero che SEL non ha partecipato al voto – avendo già puntato sulla candidatura Fassina – così come molti “irriducibile” dello sfiduciato ex Sindaco Marino ed il tempo è stato inclemente per gran parte della giornata, ma 43.000 voti, a Roma, sembrano veramente pochini, se si pensa che a Napoli, nelle primarie analoghe, sono stati 30.000, su una base elettorale di appena il 40% di quella della Capitale.

Chi è Roberto Giachetti. Nasce radicale e, forse, ancora lo è. Ma è un raro tipo di “radicale pratico” a cui piace combattere le battaglie solo facendo parte di una squadra vincente. Nel 1993, quando ha capito che l’onda del cambiamento, a Roma, poteva essere cavalcata da Francesco Rutelli, ne è diventato uno dei collaboratori più assidui, prima come segretario particolare e poi come Capo di Gabinetto. Ancora oggi, Giachetti considera quell’esperienza amministrativa come la più proficua, per la Capitale, degli ultimi quarant’anni.

Il decennio successivo, divenuto deputato, Giachetti si entusiasma alla scelta di Veltroni di trasformare la sinistra in un grande partito unico “a vocazione maggioritaria” ed è tra i fondatori del PD. Con l’avvento di Matteo Renzi, intuisce subito dove spira il vento del vincitore e vi si accoda. Fa ancora gli scioperi della fame, Giachetti, ma solo per battaglie vittoriose, come nel 2012 e nel 2013, quando ha digiunato, rispettivamente, per 123 e per 69 giorni per far approvare la riforma elettorale, in sostituzione del “porcellum”. Ma, alla fine, ha vinto lui.

Quando ha presenziato l’aula di Montecitorio (è vice Presidente della Camera dal 2013), Giachetti l’ha fatto con modi spicci e rudi, quanto basta per neutralizzare gli ostruzionismi dei deputati 5 Stelle, con risultati molto più efficaci della Presidente Boldrini. Il suo programma per Roma verte, praticamente, su un solo punto: non si può governare Roma senza l’appoggio finanziario e legislativo del governo nazionale. Come ai tempi del Grande Giubileo del 2000, che fece la fortuna dell’amministrazione Rutelli. Tutto il resto viene a cascata, come il risanamento delle aziende dei trasporti (ATAC) e dei rifiuti (AMA). Con tutta probabilità, è stata questa la condizione che ha “imposto” a Renzi, per accettare la candidatura a Sindaco.

Modi spicci, senso pratico e finanziamenti dello Stato, sono queste le armi che ci vogliono per governare Roma, dopo il biennio di “voli pindarici” del “marziano” Ignazio Marino. Ma, quante probabilità ci sono che Roberto Giachetti, a giugno, sia eletto Sindaco di Roma? Al momento, vista la divisione del centro-destra tra i sostenitori di Bertolaso, Marchini e Storace non dovrebbero esserci problemi per giungere al ballottaggio contro la candidata del M5S Virginia Raggi. A questo punto, la lotta si farà ancora più dura ma la candidata dei 5 Stelle sembra troppo “a modino” per mettere paura al rude ex-radicale. E poi – siamo pratici – per chi pensate che voteranno, al secondo turno, gli elettori di Marchini e Bertolaso? Diversamente, il vice-Presidente della Camera, con la sua visione concreta della politica, non sarebbe mai sceso in campo.

di Federico Bardanzellu

foto: europaquotidiano.it

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