Rio 2016 | Il dopo Olimpiadi e il bilancio dello sport italiano

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Rio 2016. Come sono andate veramente, per l’Italia, le Olimpiadi e qual è lo stato reale dello sport italiano? Il risultato appare eloquente: 28 medaglie complessive, di cui 8 d’oro, 12 d’argento e 8 di bronzo, confermando il bottino di medaglie d’oro di Londra 2012 e di Pechino 2008 e l’identico ranking in classifica: il 9° posto.

Superiamo Londra e Pechino, però, nel bottino delle medaglie d’argento e, grazie ad esse, possiamo dire che nelle tredici Olimpiadi successive a Roma 1960 (Rio esclusa), sei volte siamo andati meglio e sette volte siamo andati peggio. Bottino, quindi, complessivamente in linea con prestazioni abituali dei nostri atleti, ai quali chi scrive, pronosticava soltanto una ventina di medaglie equamente distribuite.

Esaminiamo meglio in dettaglio.

Tiratori micidiali…e paurosi!

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Non nascondiamoci dietro a un dito: gran parte del bilancio positivo di Rio 2016 è grazie ai nostri micidiali tiratori, i quali hanno conquistato quattro ori e tre argenti. Assolutamente straordinari Gabriele Rossetti nello skeet uomini e l’accoppiata Bacosi/Rainero nello skeet donne; inaspettato il doppio oro di Niccolò Campriani nella carabina (a Londra aveva vinto ‘soltanto’ un oro e un argento), così come le medaglie d’argento di Marco Innocenti nel Double Trap e del quarantaseienne Giovanni Pellielo nel piattello Fossa.

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Bisogna dire che esiste qualche pelo nell’uovo in queste eccezionali performance. Pellielo, nella finale a due e a un passo dalla medaglia d’oro, poichè il primo a sbagliare era stato il suo avversario, ha commesso due errori, ribaltando la situazione a suo sfavore. Paura di vincere? Forse la stessa che ha paralizzato, nella medesima specialità, Fabrizi,il quale si era qualificato con il maggior punteggio nella finale a sei e, poi, è giunto sesto.

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Paura di vincere anche per la campionessa del mondo, Petra Zublasing, giunta addirittura trentatreesima nella carabina o la Rossi, campionessa uscente del piattello. Una paura presente anche e soprattutto nelle altre specialità ma, alla quale, neanche i tiratori sono completamente immuni.

 

 

Indomabili negli sport di squadra

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L’Italia, tra gli sport di squadra, era presente soltanto nella pallanuoto e nella pallavolo, maschile e femminile. L’assenza delle squadre di calcio e di pallacanestro, due sport plurimiliardari, è una ‘macchia’ – si spera – improponibile e di cui il CONI, per il futuro dovrà tener conto. Chi è sceso in campo, o in acqua, però, è stato assolutamente eccezionale, arrendendosi soltanto a chi era oggettivamente più forte e fornendo prestazioni encomiabili. Due argenti e un bronzo da tenere stretti e a cui aggiungiamo l’incredibile argento nel beach volley della coppia Lupo-Nicolai.

 

Schermidori genio e sregolatezza

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La scherma è storicamente la specialità di punta per il nostro sport olimpico, avendo ottenuto più medaglie di qualsiasi altra disciplina; in trenta Olimpiadi, ci ha permesso di vedere di tutto dal punto di vista di un’incredibile genialità degli atleti ma anche della loro sconcertante sregolatezza. Anche stavolta non sono stati da meno, pur oggettivamente penalizzati dalla mancanza, nel programma olimpico, del fioretto a squadre femminile e della sciabola a squadre maschile, dove siamo campioni del mondo.

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Il “genio” è stato Daniele Garozzo, oro nel fioretto individuale. Geniali anche gli spadisti nel concorso a squadre. La palma della sregolatezza la diamo alla cinque volte campionessa del mondo Arianna Errigo che, già al primo turno del torneo di fioretto si è arresa ad una esordiente canadese (poi eliminata al turno successivo) esibendosi in un black-out di 11 stoccate a sfavore contro una e mandando in fumo un incontro iniziato alla grande. Stesso discorso nel fioretto a squadre maschile, dove gli ex campioni olimpici Baldini e Cassarà, tra semifinale e finale per il 3° posto, sono riusciti ad andare a segno una sola volta in sei assalti. Hanno fatto il loro dovere, invece, Rossella Fiamingo ed Elisa Di Francisca, conquistandosi entrambe un meritato argento.

Il calo di forma degli atleti e dei nuotatori a giochi imminenti

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Atletica leggera e nuoto sono sempre condizionati dal conseguimento di un tempo/risultato minimo per la partecipazione. E’ una “regola” che, all’Italia, non ha mai portato bene, perché in tal modo, atleti e nuotatori raggiungono l’apice della forma per conseguire il tempo minimo prima dei giochi, dove giungono, spesso e volentieri, in calo. Gli esempi sono stati numerosi.

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L’atletica è stata condizionata dall’assenza per infortunio del saltatore Tamberi e per squalifica del marciatore Schwazer, cioè i due atleti migliori che potevamo schierare. Per il resto, le prestazioni, condizionate da quanto sopra è cenno, sono state deludenti, con l’eccezione delle marciatrici Palmisano e Rigaudo.

Per il nuoto, il discorso non può prescindere dalle prestazioni della portabandiera Federica Pellegrini. Sinceramente, non si capisce che cosa gli si debba addebitare: è giunta quarta in una gara dove superare l’americana Ledecky e la svedese Sjöström era – a detta di tutti – assolutamente impossibile e agguantare l’australiana McKeon una pia illusione. Nella staffetta, la squadra le ha consegnato il “testimone”per ultima e Federica l’ha portata al sesto posto. Ciò dimostra che è l’intero settore ad aver problemi di cali di forma e che la Pellegrini, anzi, ha fatto, sostanzialmente, il suo dovere.

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Il discorso, fortunatamente, non è stato valido per due fuoriclasse Gregorio Paltrinieri, oro nei 1500 sl e Gabriele Detti, bronzo nella stessa specialità e nei 400 sl. Ad essi aggiungiamo la prestazione di Tania Cagnotto che a fine carriera, nel trampolino, ha finalmente conquistato il suo Graal della medaglia olimpica, bissandola in sincro con Francesca Dallapé.

Pugili, judokas, lottatori e canottieri

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I pugili sono stati penalizzati dal sorteggio che gli ha opposto i più forti avversari ai primi turni, ma ciò significa che non fossero al vertice delle loro categorie, come spesso in passato. Bravissimi i judokas Fabio Basile, oro e Odette Giuffrida, argento.

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Occasione mancata per Frank Chamizo, solo medaglia di bronzo nella lotta, presentatosi anche lui con la “paura di vincere”. Il filmato ha, però, dimostrato che, in semifinale, è stato eliminato grazie a un errore dei giudice non per merito del suo avversario (poi medaglia d’argento). Onorevolissima la partecipazione dei nostri giovani canottieri, che hanno ottenuto due medaglie di bronzo.

Ginnasti e ciclisti.

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Per Vanessa Ferrari, a nostro parere, non vale lo stesso discorso di Federica Pellegrini: si poteva fare di più. Ma non per demerito suo. Con il senno di poi, bisognava prevedere delle difficoltà maggiori nel suo esercizio al corpo libero, se si voleva tornare almeno con la medaglia di bronzo. La sua avversaria inglese ha fatto così e gliela ha soffiata!

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Eccezionale il ciclista Elia Viviani che ha conquistato la medaglia d’oro nell’omnium, pur essendo caduto durante la gara. Bravissima la stradista Elisa Longo, medaglia di bronzo. Sfortunatissimo Vincenzo Nibali, caduto fratturandosi la clavicola mentre conduceva la gara a soli undici chilometri dal traguardo. Gli auguriamo di rifarsi quest’altro anno, ai Campionati del Mondo.

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