Il Revisore dei Conti boccia il Bilancio del Comune di Roma. E ora?

campidoglioIl Collegio dei revisori dei Conti del Comune di Roma, o meglio, l’l’Organismo di Revisione Economico-Finanziaria (OREF) ha bocciato il progetto di bilancio di previsione 2017 in quanto non rispetta i parametri del patto di Stabilità interno delle amministrazioni pubbliche.

E’ la prima volta da quando la normativa ha previsto tale tipo di controllo. C’erano state, in passato, alcune osservazioni ma non si era mai giunto alla bocciatura completa. Le aveva avute, nel corso del 2015, la Giunta Marino e, in quella occasione, il consigliere del M5S, Virginia Raggi, sindaca attuale, si era espressa in modo durissimo: «L’Oref è un organo indipendente, che noi dovremmo ascoltare molto attentamente quando ogni volta che ci invia relazioni sui bilanci e formula queste eccezioni e riserve che ci dovrebbero indurre a fare qualche passo indietro e a modificare il tiro».

Stavolta, la Sindaca ha preferito che fosse il Presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito, ha comunicare la bocciatura all’Assemblea che avrebbe dovuto approvare la relativa delibera entro il 31 dicembre, come prescrive la legge. Di conseguenza, la proposta è stata ritirata e la seduta del Consiglio rinviata a data da destinarsi. Chiaramente il termine di legge non potrà essere rispettato e il Comune sarà costretto a chiedere una proroga al Consiglio dei Ministri.

Il cronista riporta che l’ultima amministrazione a riuscire ad approvare nei termini il Bilancio di previsione è stata la giunta di Walter Veltroni, nel 2007. Da allora, non vi è riuscito Gianni Alemanno, in tutto il suo quinquennio, né Ignazio Marino, nel triennio 2013-2015, né il Commissario straordinario Francesco Paolo Tronca.

Quando Alemanno giunse al limite del termine per la concessione di qualsiasi altra proroga, cioè il 31 ottobre dell’anno di riferimento del Bilancio che si andava ad approvare (2012), si gridò allo scandalo. Marino fece anche peggio, riuscendo a sforare anche quel termine perentorio (Bilancio 2013), con l’accondiscendenza del governo Renzi che, in tale occasione, chiuse tutti e due gli occhi.

Secondo il Testo Unico delle Autonomie Locali, la mancata approvazione del Bilancio di previsione entro il 31 dicembre è uno delle cause di decadenza del Sindaco e del Consiglio comunale, con conseguente commissariamento del Comune, sino a nuove elezioni. Generalmente, però, una proroga di due mesi non si nega a nessuno. Ma, stavolta, l’occasione per andare ad elezioni anticipate, rimettendo in discussione il verdetto che, nello scorso mese di giugno, ha assegnato al movimento di Beppe Grillo la più grande amministrazione pubblica d’Italia, è ghiotta.

E’ ghiotta soprattutto per Matteo Renzi, grande sconfitto del referendum del 4 dicembre scorso ma ancora segretario del Partito Democratico. All’ex Sindaco di Firenze, infatti, che già ha annunciato di volere le elezioni nazionali con il “mattarellum” per il mese di aprile, non pare vero di abbinarvi anche le comunali di Roma e sbandierare in lungo e in largo che il principale dei partiti di opposizione (il M5S), non essendo stato in grado di amministrare il Comune di Roma, non può essere in grado di amministrare l’Italia.

Paradossalmente, Virginia Raggi ha due alleati veramente inaspettati che possono dargli una mano, quanto meno per una proroga dei termini di due o tre mesi ed evitare le elezioni. Il primo è il Presidente della Repubblica Mattarella, che di elezioni politiche anticipate non vuole sentire parlare. E le elezioni a Roma, senza abbinamento con le politiche, a Renzi non servono. Il secondo è il Presidente del Consiglio Gentiloni, che vuole evitare le elezioni politiche per rimanere in sella il più possibile.

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