Remembrance day

A Novembre, in Gran Bretagna, sembra che il sole non sorga mai. 

Ci sono giornate così corte che ti sei appena alzato ed è già buio di nuovo.

Questo mese scuro, però, è “illuminato” da tre eventi.

Anzi tutto si dà il via all’accensione delle luci di Natale, che a voi può parere roba di poco conto ma qui è fatto di straordinaria importanza.

Poi c’è la Notte dei Falò, nota come Bonfire Night. 

Si celebra il fallito attentato a Re Giacomo I ordito nel 1605 da un gruppo di cattolici: avevano progettato di far saltare in aria il Parlamento, riunito alla presenza del re…. chi non ha mai avuto un simile desiderio, scagli la prima pietra. 

Fatto sta che i congiurati furono scoperti e giustiziati, la monarchia fu salva ed il 5 novembre di ogni anno i britannici festeggiano.

E poi c’è il Giorno della Rimembranza. 

A cominciare da metà ottobre, papaveri rossi iniziano ad apparire un po’ ovunque e l’11 novembre Londra e la Gran Bretagna ne sono ricoperte: sulle macchine e sugli autobus, sulle vetrine dei negozi, spille sui baveri delle giacche, ciondoli, orecchini, tutti sfoggiano un papavero rosso.

E’ il ricordo dei caduti in guerra, nelle due guerre mondiali ed in quelle successive. È il ricordo di tutti coloro che sono morti combattendo. Tutti. Indistintamente. 

Alle ore undici dell’11 novembre la Gran Bretagna si ferma e resta in silenzio per due minuti: è l’ora in cui l’armistizio divenne effettivo sul fronte occidentale. 

È l’ora del ricordo.

Sì, lo so, è difficile comprendere una celebrazione così per noi italiani.

Anzi tutto non è festa: si lavora. Ma io dico: che ricorrenza è se si lavora!

Poi è universalmente sentita da tutti i britannici, tutti: se ti trovi in un negozio nel momento esatto della celebrazione, o in un ufficio, quando l’altoparlante dice “sono le ore 11, due  minuti di silenzio in memoria dei caduti” tu non sentirai più volare una mosca e vedrai centinaia di persone ferme, immobili, per due minuti. 

Per carità, è vero che qui l’apparenza è tutto, ma il dissenso lo conoscono anche i britannici e, rispetto alla Rimembranza, non dissentono. 

“Cosa c’è da dissentire rispetto ai morti in guerra?” chiede un britannico ad un italiano.

Ce sta, bello, ce sta eccome da dissentì! Tanto ce sta che una ricorrenza così noi nun ce l’avemo.” gli risponde l’italiano (un italiano di Roma, io li incontro tutti così)

Why?” chiede il britannico.

“Mo te spiego. Anzi tutto chi stamo a festeggià in Gran Bretagna?”

“Non è proprio una festa…” precisa il britannico

“… ma infatti no, stamo tutti a lavorà!” anniusce il romano

“…. ma il ricordo dei caduti in guerra.”conclude il britannico

“E quale guerra?”

“Le due guerre mondiali. E le guerre che abbiamo combattuto dopo.”

“E come stavate messi voi nella seconda guerra mondiale?”

“In che senso?”

“Cioè, avete vinto o avete perso?”

“Abbiamo vinto ma….”

“Ecco, ‘o vedi? Questo già fa la differenza!”

“In che senso?”

“Nel senso che voi avete vinto e che ce vo’ a festeggià tutti i morti quando si vince. È quando si perde che è una rogna.”

“Ma i morti sono morti.” dice il britannico.

“Eh, pe’ te. Per noi i morti sono una questione politica.

“I morti in guerra una questione politica?” il britannico sgrana gli occhi confuso.

“Eccerto. Politica! Mo te spiego. 

Noi c’avevamo er Duce e ce stava chi stava da ‘na parte e chi stava dall’altra. Cioè ce stava chi stava co’ Benito e ce stava pure chi stava contro.”

“Bè, una dittatura ha oppositori e sostenitori ma poi, in guerra, che differenza fa?”

“La fa, la fa. Noi la guerra, l’amo persa e l’armistizio, in Italia, ha cambiato tutto: i fascisti so’ scomparsi ed i pochi rimasti sono andati a Salò e gli hanno fatto un mazzo tanto.”

“Uccisi?”

“Eccerto, che te credi? Il vento era cambiato e quelli nun se n’erano fatti una raggione. Hanno continuato a créde a quello in cui avevano creduto sino ad allora.  Scarsa visione politica, porelli.”

Io penso fossero coerenti, magari ci credevano davvero… ma che c’entra con i morti in guerra?”
“C’entra, c’entra eccome! Come la Liberazione, pe’ ditte. Ce l’avete avuta voi la Liberazione?”

“No, non avevamo un dittatore, non siamo stati invasi…”

“E allora lo vedi che nun potete capì? La Liberazione è lo spartiacque tra morti buoni e morti cattivi: perchè da allora chi ha ucciso i fascisti o è stato ucciso da un fascista è diventato un eroe e chi è morto da fascista o ha ucciso un partigiano è caduto nella vergogna. È una questione politica!”

“Ma, forse, sono morti tutti credendo di essere nel giusto.

“E no, te spiego mejo: in Italia se sei morto e stavi dalla parte di chi ha vinto sei un morto giusto, se no sei un morto sbagliato e nun te posso commemorà con tutti gli altri morti.” 

Well, ma ormai sono passati quasi cento anni dall’inizio del fascismo, la guerra è finita da settant’anni: è Storia! Voi non fate pace con la Storia?”

“Storia? Ma magara! Qui ce sta ancora chi parla de fascismo e antifascismo, chi si proclama fascista e chi je risponne di esse antifascista, altro che Storia! Lo so che se dovrebbè dì ‘mbecille ed anti-‘mbecille, che così sarebbe tutto più chiaro che, in realtà, nessuno dei due c’ha un’idea in testa. Prova a chiedere a questi se hanno un programma, te metterai le mani nei capelli: ma che è un programma esse fascisti nel 2019?  Ed è un programma essere anti qualcosa? Ma è una questione politica.”
“Ancora con la politica?”

“Eccerto! Vuoi andà al potere? Allora devi da capì dove tira il vento e annà da quella parte così la gente te vota.” 

Oh my God! It’s a mess!” è un casino!

“No, basta orgnizzasse. Pe ditte: l’Olocausto.”

Huge tragedy…” dice il britannico mestamente.

“Eh, lo so, ma è pure un problema. Politico.”

“L’Olocausto? Lo sterminio di milioni di persone un problema politico?” il britannico trasecola.

“Eccerto! Te spiego: chi li ha sterminati gli ebrei?”

“Il nazi-fascismo.”

“Bravo! E tutti lo sanno. Ma, pe ditte, i gulag? E le foibe?”

“Ma che c’entra?”

“E c’entra! Chi li ha creati i gulag? I comunisti! E i morti nelle foibe? Chi li ha ammazzati quelli? I comunisti! E allora perchè non ci ricordiamo anche di loro? Perchè non c’è un treno della memoria per i gulag? Perchè non c’è un treno per le foibe e perchè, invece, c’è un Treno della Memoria per Auschwitz? Politica! Fatto apposta per danneggiare la destra!”

“Are you joking?” stai scherzando, chiede il britannico sempre più incredulo, “Cosa c’entrano la destra e la sinistra di oggi con crimini atroci commessi anni e anni fa?”

“Aho, come te lo devo da dì? La Storia della quale parli tu a noi nun c’enteressa, noi famo politica e ce infilamo dentro tutto, pure li caduti, pure l’Olocausto e lo voi sapè? Funziona! La gente ce va appresso a ‘ste cose! 

Pensa che ce sta un sindaco che non ha finanziato il viaggio di due studenti che volevano fa ‘sto Treno della Memoria pe’ annà ad Auschwitz perchè, ha detto er sindaco, siccome nun ce sta pure er treno pe’ i gulag o pe’ le foibe, allora er Treno della Memoria va in una direzione sola ed è di parte. Tu te rendi conto? Che c’era da dije sì, va in un’unica direzione, come i treni che deportavano gli ebrei ad Auschwitz, chè er biglietto de ritorno mica ce stava. E invece lo sai che gli hanno detto? Che c’ha raggione, che ha fatto bene a nun pagà. È una questione politica!”

“That’s incredible and so sad!” è così triste, esclama il britannico “Le tragedie vanno commemorate da tutti, sono parte della Storia dell’umanità, non hanno un colore, lo perdono nel corso del tempo, la Storia lo cancella e resta solo il ricordo di un dolore che deve diventare collettivo.

Come per i caduti in guerra: sono i morti di tutti.

Sono morti per tutti.

Noi siamo orgogliosi dei nostri caduti, siamo uniti nel loro ricordo e sfoggiamo il papavero come simbolo….”

“Aho, ma allora tu nun me stai a sentì!

Tu me stai ancora a parlà der papavero che c’hai sulla giacca, di un popolo unito… ma che voi che ne sappiamo noi, che manco c’avemo un giorno che ricordi tutti i caduti tutti insieme! 

Noi c’avemo il 4 novembre pe’ i morti della prima guerra mondiale ma nun se ne ricorda nessuno perchè nun è festa. 

Poi c’avemo la festa della Repubblica che ce piace perchè nun se lavora. 

Poi c’avemo il 25 aprile, la festa della libberazione, e quella è un gran casino; l’anno scorso qualche ministro manco c’è annato perchè dice che è una festa comunista.”

“La liberazione da una dittatura una festa politica?”

“Eccerto! La dittatura era di destra? E allora la Liberazione è di sinistra!”

“Ma cosa c’entra? La dittatura è un regime repressivo, non ci può essere qualcuno che lo rimpianga!”

“Tu nun ce crederai ma ce stanno quelli che fanno i nostalgici! 

So’ gente che la dittatura nun sa manco cosa sia, che so tutti nati liberi e so’, per di più, proprio quelli che Benito avrebbe preso a calci in culo perchè fanno gli oppositori. Loro se vedono fighi, ma che ce vo’ a fa’ l’oppositore in una democrazia? Nun ce pensano che con un dittatore dovevano fa’ pippa: mica puoi fa’ quello che te pare, mica puoi annà su Facebook a scrive che sei contro il governo, pippa devi da fa! Ma a loro che je frega, l’importante è fare caciara e in questo siamo imbattibili in Italia. 

Pe ditte, voi che fate quando, che ne so, il vostro sistema sanitario non funziona? Cercate di sistemarlo, no? Noi ce famo politica: i bianchi dicono che è colpa dei neri, i rossi dei verdi e così via – i colori li ho detti a caso, che qua tocca fa’ attenzione – 

Pure a parlà tocca a sta’ attenti perche si te distrai fai incazzà qualcuno. 

Pe’ ditte: se dici che Carola Rackete te sta sulle corna perchè co’ la barca sua poteva annassene in Spagna, pe ditte, invece che stare 14 giorni davanti alle coste nostre,  fai incazzà quelli di sinistra perchè dici una cosa di destra.

Se invece dici che te sta sulle corna il sindaco che non finanzia il Treno della Memoria, o se dici che offendere una sopravvissuta all’Olocausto è vergognoso, fai incazzà quelli di destra perche dici una cosa di sinistra.

“No, wait, sdegnarsi perchè un sopravvissuto all’Olocausto viene offeso sarebbe una cosa di sinistra?”

“Eccerto, perchè ad alcuni je piace dì che è tutta una manfrina della sinistra pe’ prende voti… ma che ne vuoi capì tu de ‘ste cose politiche!”

“E se dici tutte e due le cose?” chiede il britannico, sforzandosi di comprendere.

“Li fai incazzà tutti perchè nun sai sceglie ‘ndo stare. Tocca che te schieri da una parte o dall’altra, a destra o a sinistra. Non importa se nun ce sta nè la destra nè la sinistra, so’ sottigliezze. È ‘na questione politica. 

Tanto finisce che annamo a votà e vince chi ha detto la cazzata più grossa, tipo che se avrà pieni poteri rimetterà tutto apposto o che proporrà la Segre a Presidente della Repubblica che, vojo dì, so’ fregnacce che nun ce crede nessuno, no?”

Well, recently anche da noi qualcuno, per farsi eleggere, sta facendo strane dichiarazioni tipo “più fibra per tutti” se vincerà le elezioni.”

“Se, pure qua promettono robba che inizia co’ “fi” ma nun è la fibra. 

E comunque a noi ce piacciono ste promesse senza senso e, de cojonata in cojonata, se ritrovamo sempre allo stesso punto e pure peggio. E continuiamo a fa’ politica.”

“Ma cos’è per voi questa politica?”

“Come che è? È dasse tutti contro tutti, senza progetti, senza idee, tanto poi nun se risolve mai niente. Ma che ce frega, lo scopo è vincere, è arrivà al potere. 

C’hai presente il calcio? Mbè, tu cambi squadra se la tua fa schifo? E no, nun se fa! Tu continui a tifà, tifi ancora più forte pe’ aiutà la squadra tua a risollevasse. 

Co’ la politica è uguale: anche se stanno a fa fregnacce, anche se li beccano che rubbano, anche se sei sicuro che so’ dei cialtroni, tu li tifi uguale, è la squadra tua e li devi supportà. 

E così stamo sempre peggio. Ma continuiamo a parlà, a gridasse contro, a fa’ politica. Perchè, alla fine, quello che conta non sono i morti, non sono i problemi, non importa che stamo a distrugge Venezia perchè è ‘na vita che se rubbano i soldi, non importa che noi  pagamo le tasse ma nun c’avemo niente in cambio, nun importa che ce stanno a prende pe’l culo. 

Alla fine quello che conta è esse de destra o de sinistra, fascisti ed anti-fascisti. 

Alla fine quello che conta è il nulla. 

Alla fine noi non siamo un popolo, noi ci limitiamo solo a parlà la stessa lingua, più o meno. 

Noi semo tutti contro tutti, poracci contro poracci e nun potemo avè rispetto de li morti in guerra, ma che ne capimo noi di che vor dì morì pischello per un ideale, pe’ la Patria!

A noi della Patria nun ce ne frega proprio niente, manco dei vivi ce frega più!

A noi ce basta gridà, odiasse tra de noi, offendese, insultasse perchè dovemo supportà la squadra nostra sempre, a prescinde’, e i morti, noi, li usiamo, ce servono e ne stamo a creà de nuovi: morti de fame.”

DUE MINUTI DI SILENZIO PER I CADUTI IN GUERRA

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