Quelli che… amano Montalbano

Non so se siete anche voi di quelli, quelli che quando vedono la nuova copertina di un Montalbano nella vetrina della libreria devono correre a comprarlo, qualsiasi cosa stiano leggendo in quel momento, quelli che quando ce l’hanno in mano non possono farlo riposare neppure un secondo nella libreria, a qualsiasi ora del giorno e della notte, quelli che quando è finito si sentono un po’ orfani e iniziano ad applicare alla realtà gli occhi indignati e arguti del commissario sperando con ardore che Camilleri abbia già la penna in mano. Non so se siete anche voi di quelli, come me.

Scopro con gioia di non essere sola, all’indirizzo www.vigata.org si trova infatti il Camilleri Fans Club, l’articolo 1 dello statuto costitutivo del suddetto club così recita:

E` istituita l’Associazione Culturale denominata “Camilleri fans club”, nel seguito detta anche Club. 

 Primo atto ufficiale dell’Associazione e` quello di scusarsi con Andrea Camilleri per aver scelto una denominazione in lingua forastera. 

Scopo primario dell’Associazione e di ogni suo singolo componente e` la divulgazione universale dell’Opera del Sommo Autore. 

Il sito raccoglie tutta una serie di notizie sull’autore agrigentino e sulla sua vasta produzione, interviste, interventi ed analisi. Ovviamente ampio spazio è dedicato a quello che è divenuto il commissario più amato d’Italia. Perché?

Ogni volta che Montalbano mette piede in libreria lo possiamo trovare per mesi al primo posto della classifica dei libri più venduti. Nonostante il fattore linguistico sia fortemente caratterizzante ne sono state fatte traduzioni in tutte le lingue del mondo, persino in giapponese, turco e antico gaelico. Sono state scritte tesi di laurea sul commissario di Vigàta mentre i fans avvicinano Camilleri per strada con le richieste più assurde, persino quella di poter passare il dito sulle sue folte sopracciglia.

Montalbano non è un eroe, è un uomo pieno di difetti. È abitudinario, legato alla sua vita ed alla sua casa da cui di rado si sposta e solo per raggiungere Livia a Bocadesse. Lontano dalle sue abitudini, la sua nuotata mattutina,  le passeggiate fino al molo, il whisky in veranda, è un uomo perduto. Fortemente meteoropatico un pranzo o una cena malriusciti o disturbati dalle chiacchiere di qualcuno possono guastargli definitivamente la giornata. Ha paura del tempo che passa. Eppure Montalbano è un uomo intelligente,uno che legge i giornali e si indigna, un uomo onesto e quando vuole furbo. Montalbano non è qualcosa cui tendere, non è il temerario poliziotto cui ci hanno abituato tanti serial americani, ma è innanzitutto un uomo, ci è vicino, e accade inevitabilmente che ci affezioniamo a lui più che identificarci con lui.

Montalbano ci fa piangere, riflettere e ridere negli esilaranti scambi di battuta con Catarella:

‘Dottori, lei putacaso mi saprebbi fare la nominata di un medico di quelli che sono specialisti?’.

‘Specialista di cosa, Catarè?’

‘ Di malattia venerea’.

Montalbano aveva spalancato la bocca per lo stupore.

‘Tu?! Una malattia venerea? E quando te la pigliasti?’

‘Io m’arricordo che questa malattia mi venne quando ero ancora nico, non avevo manco sei o sette anni’.

‘Ma che mi vai contando, Catarè? Sei sicuro si tratta di una malattia venerea?’ ‘Sicurissimo, dottori. Va e viene, va e viene. Venerea’ (Il cane di terracotta, pp. 25-26).

Proprio Montalbano fa si che i romanzi di Camilleri non siano solo, per quanto ben scritti, romanzi di “guardie e ladri”. Lo sguardo di Montalbano sul mondo è infatti lo sguardo dell’autore, ed è uno sguardo che non rifugge dalle prese di posizione affrontando di volta in volta temi diversi come quello dell’immigrazione clandestina oppure, nel Giro di boa, del G8 di Genova:

“La vera virità era che il comincio del disagio di Montalbano risaliva a tempo prima, a quando la televisione aveva fatto vidiri il Presidente del consiglio che se la fissiava avanti e narrè per i carrugi di Genova sistemando fioriere e ordinando di togliere le mutanne stese ad asciugare su balconi e finestre mentre il suo ministro dell’interno pigliava misure di sicurezza assai più adatte a una guerra civile imminente che a una riunione di capi di governo: reti d’acciaio che impedivano l’accesso a certe strade, piombatura dei tombini, chiusura delle frontiere e di alcune stazioni, pattugliamento del mare e persino l’installazione di una batteria di missili. C’era – pinsò il commissario – un eccesso di difesa tanto ostentato da costituire una specie di provocazione” (Il giro di boa, pp. 12-13).

Tanto amore per Montalbano costa fatica a Camilleri: Mi sono accorto che un personaggio seriale tende sempre e comunque a trasformarsi in un serial killer, che tenta in primo luogo di far fuori l’autore…” eppure per il momento non va in pensione.

L’ultima avventura adesso nelle librerie, Una voce di notte, inizia con una rapina in un supermercato e prosegue con il ritrovamento di un cadavere, e come sempre i due delitti si incroceranno in una fitta rete di coincidenze che spetterà al commissario dipanare. Nelle vicende rimangono implicati anche due noti politici siciliani, in una intervista all’Unità Camilleri dichiara candidamente: “Non è una metafora, è la constatazione di una realtà”.

È l’alba dei 58 anni di Montalbano:

“S’arrisbigliò che erano appena le sei e mezza del matino, arriposato, frisco, e perfettamenti lucito di testa.

Si susì, annò a rapriri le persiane, taliò fora.”

A voi scoprire se si tratti di una buona giornata.

di Claudia Durantini

foto: sellerio.it

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