Quale futuro per i migranti?

MG_0213In queste ore continuano a sbarcare sulle coste italiane, centinaia di migranti, pronti a fuggire dalle loro nefaste situazioni. Arrivano dalla Siria, dalla Libia, dall’Egitto, sedi di organizzazioni criminali ricche di mezzi e denaro. Le informazioni d’intelligence dicono che i profughi che scappano dalla Siria non hanno ancora intrapreso la rotta del Mediterraneo centrale, ma chiusa la via balcanica e bloccato il passaggio dalla Turchia alla Grecia, è possibile che anche loro tentino la traversata, andandosi ad aggiungere alle migliaia di eritrei, somali ed etiopi che già utilizzano quella rotta, ritenuta la più pericolosa.

I centri di accoglienza italiani sono pieni, con dati che registrano circa 120mila persone e quasi 20mila minori non accompagnati.

Una situazione questa che richiede dei macro seri interventi europei, come sottolineato dal Ministero dell’Interno Alfano, rivolgendosi all’Unione Europea. I flussi migratori devono rientrare in un piano di risoluzione, che debba trovare, dai vari partner europei, strumenti di freno a questa immensa tragedia che vede il nostro mare scenario di morte. Le Organizzazioni, come l’ONU, devono intervenire in quelle zone con risoluzioni di pace, in riferimento all’assetto politico del singolo paese. Le ondate migratorie portano responsabilità che oggi l’Italia, potremmo dire giustamente, fa fatica a gestire data la mole immensa di persone, e le innumerevoli richieste a cui far fronte, assistenza, cure mediche, lavoro, sistemazioni, ecc. che necessariamente aprono altri scenari di attuazione politico-sociale.

Non è quasi più possibile distinguere i rifugiati politici da quelli economici. Questo fenomeno diventa terreno fertile per le associazioni criminali, intente ad arruolare e a far compiere azioni che sono, molte volte, di difficile individuazione.  Nella maggior parte dei casi, queste persone, non hanno documenti con sé, ma si dicono dotati di buona volontà a rimboccarsi le maniche e svolgere anche i lavori più umili (quelli della terra o legati all’allevamento del bestiame) che gli abitanti della patria, di sovente, disdegnano perché “di qualità inferiore”.  Ma si sta delineando, forse, una nuova schiavitù moderna?

Insomma, si cerca di fare il possibile anche per loro, ma non sempre è così semplice come dirlo a parole. Non bisogna utilizzare la carta dei diritti per prendere decisioni serie, e quindi accettare senza far nulla: occorre avere una visione futura, e uscire dalla logica dell’emergenza che impedisce la presa di posizioni e relative soluzioni.

Si ritiene che, in nome del rispetto della dignità umana, bisognerebbe rispondere con misure di carattere internazionale per cercare di ristabilire, in primis, la civiltà in queste zone di guerre e di disagio, per ristabilire e tutelare una loro identità di popolo, di comunità. La costante realtà, a cui assistiamo quotidianamente, fra cittadino e migrante, crea destabilizzazione e sfiducia, alimentando una insicurezza generale e una, mal sana, xenofobia. Bisogna guardare oltre i propri confini per intervenire in chiave efficace per la ricostruzione di una comunità globale.

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