Prada Resort 2019: dalla fantasia alla realtà il nuovo minimalismo anni Novanta

Prada sceglie la Grande Mela, il tramonto e un ex fabbrica di pianoforti per presentare la nuova collezione Resort 2019. E proprio tra la West e la 52esima, dalla cima dell’edificio Piano Factory, headquarter oltreoceano della Maison milanese, che Miuccia Prada detta le regole di un nuovo minimalismo: essenziale e brillante, che sottende le radici di un vissuto in pieno stile anni Novanta, con una flebile nota nostalgica.

Ho dato fantasia alla realtà” così ha detto Miuccia Prada.

E sembra questo il mood, che regala una sorta di anticipazione rispetto alla linea, già contemplando la perfetta scenografia della location (foto sotto).

Uno spazio cementato, urbano, spogliato della sua vecchia identità dagli architetti svizzeri Jacques Herzog & Pierre de Meuron, e lasciato così privo di ornamenti, con grosse colonne grigie, e lucidi pavimenti in resina. Un’atmosfera fredda industriale, riscaldata dalle ampie vetrate, rettangolari che filtrando lo skyline di New York City, amplificano artificialmente di rosso e giallo, l’ora del crepuscolo. Un tramonto surreale, digitalizzato ad hoc, da lunghi pannelli inseriti nello spazio tra la passerella e il pubblico blasonato, seduto e composto, pronti a riflettere in un primo tempo i paesaggi urbani, e subito dopo le modelle, in un gioco dai toni azzurri, sospeso tra analogico e digitale.

La fantasia alla realtà, appunto, e il soundtrack ambient di Chris Zabriskie  “I’am a man who will fight for your honor” lentamente dà il via allo show.

Prolungando quel bisogno di serietà e pulizia, come se ci si dovesse purificare dagli eccessi, le prime proposte segnano quel ritmo rilassato.  Ad ispirare i 49 modelli, “una foto di Kate Moss (foto sotto) su una copertina di Harper’s Bazaar del 1993, e un grande cappello su un cappotto classico indossato da mio figlio a Natale” spiega così la stilista.

Una femminilità urbana, un ritorno alla semplicità super chic tipica del brand, antonimia di un momento storico in cui prevale l’immagine, e il decoro esagerato, e dove il grosso copricapo, simile ad un colbacco, tra motivi geometrici e pattern floreli, aggiunge il perfetto slancio alla collezione.

Gonne lunghe in chiffon con dolcevita a manica corta e colori netti, a contrasto come quelli energici delle T-shirt dal tocco athleisure. Le stesse gonne che all’improviso si accorciano e arrivano al ginocchio, e poi a malapena a metà coscia, tutte bordate da mini rouches e cinture incorporate fermate sui fianchi. E poi, completi con pantaloni a vita bassa e giacche boxy, polo color block e lupetti sotto i vestiti, maxi collane in resina, e calze decorate di paillettes di plastica.

Un daywear anni Novanta, mixato all’eleganza calda e nostalgica delle stampe optical, abbinate alle morbide giacche over in suede con bottoni a contrasto e corti blouson in pelle con zip.

Un leggero tocco sporty che diventa subito glam, con il jacquard che brilla insieme al lurex dei tailleur che sembrano divise con mini o pantalone.

E come nella splendida scenografia, i colori primari oltre a riflettersi e infrangersi sui pannelli e le ampie vetrate, diventano linee perfette pronte ad esaltare il grigio degradè e i tagli sartoriali di eleganti completi e capispalla strutturati.

Uno stile minimal che usa il passato per evolversi, strizza l’occhio ai millennials e guarda oltre, alle nuove generazioni. 

E mentre ai piedi si alternano décolletés a punta con tacco, sandali squadrati e mocassini colorati, questa collezione Cruise ci suggerisce anche come portare una borsa: non importa se grande in camoscio o piccola in pelle, la borsa s’indossa come fosse uno zaino, con i manici su una spalla, proprio come si faceva con l’Invicta, poco più di vent’anni fa.

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