Politica stagnante, elettori disorientati

IMG_1357Le elezioni amministrative appena concluse, quelle relative ai ballottaggi per eleggere sindaci e nuovi consiglieri comunali, hanno decretato un nuovo indirizzo politico dei cittadini: un ritorno “destroide”.

Il centrodestra si impone in 16 comuni (Alessandria, Asti, Frosinone, Rieti, Como, Gorizia, La Spezia, Lodi, Genova, Monza, Oristano, Piacenza, Pistoia, Verona, Catanzaro, l’Aquila), il centrosinistra in 6 (Padova, Belluno, Lecce, Lucca, Taranto, Cuneo); Pizzarotti, ex M5S e ora con una lista civica, si conferma sindaco di Parma.

Ma cosa è successo? E’ abbastanza chiara la disdetta dei cittadini a dar fiducia ad un PD internamente frastagliato, e ad un Movimento 5 Stelle vacillante. Tante le cause di questo nuovo scenario politico, dove la reunion della “Destra e del Centro-Destra” ha attecchito nella scelta del cittadino.

Berlusconi con il suo “ennesimo” ritorno in piazza, ha riguadagnato quella leadership della destra, che Salvini e Meloni non sono riusciti a conquistarsi singolarmente, anche a costo di correre da soli, ma rimanendo a bocca asciutta.

Il PD fra le continue auto-proclamazioni di Renzi, la “tenda” di Prodi, e poi Orlando, Franceschini e Bersani, ha confuso nettamente il proprio elettore che non si riconosce più in quel sistema valoriale “sinistroide”. La troppa modernità di Renzi, e la mancanza di presa di consapevolezza dello stesso hanno generato crisi interne che si sono rivolte verso l’esterno, spostando l’elettore verso “nuovi lidi”.

Il M5S, con il flop della Raggi nella città eterna a meno di un anno dall’elezione a Sindaco, e la mancanza di chiarezza interna politica che continua a destare dubbi di leadership fra Casaleggio Junior e il comico genovese, stenta ad avere una propria identità.

La mole di problemi italiani, dalla sanità pubblica all’immigrazione-sicurezza, solo per citarne i più emblematici, richiede prese di posizioni legate al proprio partito o movimento, e non meri disegni populistici di cui poi alla fine gli stessi elettori comprendono l’impossibilità di azione.

Delineare asset politici chiari, con eletti legittimamente dal popolo, è di necessaria urgenza. Se il PD ha confuso il caso Etruria come un problema interno da risolvere, e non ha compreso che la percentuale di disoccupazione è continuata a crescere, trasmette all’elettore il messaggio che vi sono idee differenti di priorità.

“Si continua a votare per inerzia” – affermano molti cittadini, “il problema oggi è di identificazione politica. Non si può accettare, che oltre a continuare ad essere un Paese che detiene un “governo tecnico”, non vi sono programmi politici concreti che si fondano su interessi di noi cittadini”.

E’ attualissimo il pensiero di Norberto Bobbio, in un’intervista del 1984 a La Repubblica: “La democrazia sopporta gli scandali, anzi li fa esplodere (perchè ne trae motivo di riflessione e di cambiamento) ma c’ è un limite. Non può sopportare uno scandalo a settimana, a un certo punto si tocca il fondo. La democrazia,  non solo tollera ma esige il conflitto di interessi. Il conflitto, però, non la rissa quasi quotidiana. La democrazia permette la crisi, ma non la crisi permanente. In Italia invece la classe politica ha istituzionalizzato la crisi senza cambiamento. Se la stabilità, infatti, è necessaria per governare, l’alternativa serve ad evitare che la stabilità diventi occupazione permanente di potere. La peculiarità italiana sta nel non volere nè stabilità, nè alternativa“.

Il primo vuoto lacunoso nella società politica e civile italiana è la mancanza di una seria cultura politica. Cosa accadrà? Di certo gli italiani sono pronti a tutto, anche ad andare a votare.

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