Politica monetaria BCE, nessuna modifica

DRAGHILa riunione del 27 aprile scorso del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea -principale organo decisionale della BCE – non ha deliberato modifiche alla politica monetaria in Europa.

Secondo quanto dichiarato dal Governatore della BCE, Mario Draghi, la ripresa economica si sta rafforzando nell’Eurozona ma all’appello manca l’aumento dei prezzi al consumo che, secondo lo statuto dell’Istituto Centrale Europeo, dovrebbe stabilizzarsi al 2%. E’ vero, nel mese di Aprile l’inflazione ha subito un incremento dello 0,8% su base mensile e dell’1,5% su base annuale (attestandosi a 1,53%), ma tale aumento è dovuto in particolar modo alla crescita dei prezzi delle componenti energetiche (+5,7% su base annuale). Quanto sopra si spiega con il fatto che, pur considerata un tendenziale incremento dei consumi interni (secondo quanto evidenziato dall’Istat nella nota mensile di marzo, i consumi delle famiglie risultano in moderato aumento, sostenuti da una tendenziale riduzione della propensione al risparmio), riconducibile soprattutto al generale decremento del tasso di disoccupazione frutto della politiche sul lavoro nei singoli Paesi (tasso di disoccupazione passato dal 10,4% di Aprile 2016 al 9,5% di Febbraio 2017), la crescita dei salari è stagnante in Europa con assenza quindi di spinte al rialzo dell’inflazione. Da ciò ne segue che, la politica monetaria all’interno dell’area Euro continuerà ad essere accomodante e che la ripresa dei tassi d’interesse dovrà essere comunque preceduta dalla conclusione del programma di QE (Quantitative Easing, programma di acquisto di titoli obbligazionari governativi e non da parte della Banca Centrale finalizzata ad immettere liquidità sul mercato), ridottasi da 80 a 60 miliardi di euro a Marzo scorso.

I tassi d’interesse rimarranno stabili nei seguenti termini: il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale (tasso d’interesse al quale la BCE fornisce la maggior parte della liquidità al sistema bancario europeo e che segnala l’orientamento di politica monetaria della BCE), sulle operazioni di rifinanziamento marginale (tasso d’interessi su operazioni di finanziamento attivate su iniziativa delle controparti) ed i tasso sui depositi c/o la BCE per la liquidità in eccesso delle singole banche, continueranno ad attestarsi allo 0%, 0,25% e – 0,40%. A beneficiarne saranno quindi le famiglie titolari di mutui a tasso variabile che continueranno ad usufruire di tassi bassi in tale contesto. Questa decisione è stata fortemente criticata dalla Germania, il cui Ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, è da tempo propenso ad un ritocco verso l’alto dei tassi d’interesse alla luce del spinta inflattiva in area tedesca, attestatasi a Marzo 2017 all’1,58%. Tra le altre cose si osserva infatti una crescita dei prezzi frastagliata all’interno nell’area Euro che passa dal 1,15% della Francia all’1,10% Olanda, all’1,40% dell’Italia e all’1,74% della Grecia.

Nel complesso, come accennato, la crescita e la produttività in Europa sembrano stabilizzarsi; ad Aprile 2017, mentre la fiducia dei consumatori rimane sostanzialmente stabile, cresce quella delle imprese, per le quali si prospettano periodi più rosei nel prossimo futuro.

Inoltre, i rischi domestici sembrano infatti essere stati allontanati con la vittoria alle recenti elezioni olandesi del partito liberale VVD – proeuropeista – nonchè l’apparente preferenza accordata dagli elettori a Macron nelle elezioni francesi. Le principali incognite sulla crescita derivano per lo più dall’esterno e in particolar modo dalle vicende geopolitiche che stanno mutando gli equilibri economici e finanziari del pianeta: Brexit, Trumpeconomics, guerra in Siria e Corea del Nord.

di Stefano Iannelli

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