Politica: lo stato delle cose

politicaChe ci sia una ritrosia ad ammettere pubblicamente che la classe politica nazionale ed internazionale stia acquisendo contorni sempre più radicali, illegali e poco sociali è un dato di fatto.

Trump, Rajoy, Putin, Bashar al-Assad, Gentiloni sono alcuni dei capi di governo che si trovano a gestire un ruolo complesso e difficile. La situazione geopolitica e geoeconomica internazionale richiede un’attenta analisi delle esigenze che, a differenza di mezzo secolo fa, è da elaborare secondo nuove esigenze e nuovi strumenti.

Il continuo dilagare dei fenomeni di corruzione, in Italia, continua ad essere il comune denominatore di molta della classe politica e dell’entourage economico italiano. Una cogestione degli interessi che, ad oggi, ancora non riescono a prender luce e nome. Una mancata identificazione e rappresentanza.

Se analizziamo il fenomeno dell’immigrazione, secondo la letteratura sociologica, si assiste ad una mancanza di presa in esame del problema, che viene pubblicizzato invece come la difesa di territori, di valori. Il fenomeno dell’ISIS, del terrore incerto ma certo allo stesso tempo, ha contribuito a rafforzare quella mancanza di vision politica internazionale, per cui la diretta conseguenza continua ad essere di nuovo la barricata, il muro, la non comunicazione.

Convenendo che sia l’immigrazione che il terrorismo nell’atto ultimo oggettivo siano fenomeni da prevenire, occorre allo stesso tempo affermare quanto sia cresciuta la paura del domani. Se da un lato i nostri territori continuano a popolarsi di gente che richiede aiuto, dall’altra parte abbiamo assunto il pensiero che ogni posto, luogo del mondo può essere bersaglio dei terroristi, ne consegue che ogni cittadino oltre ad avere paura, sta maturando l’idea che il concetto esteso di guerra, e non faccio riferimento alla corsa agli armamenti, sia applicabile in ogni contesto per la propria sopravvivenza.

L’estensione di più interessi ha generato una poca rappresentanza. Come in un grafico excel, le percentuali di povertà – corruzione – disoccupazione continuano ad aumentare notevolmente. Il benessere economico e sociale, invece, continua ad assottigliarsi. Chi risponderà a questa domanda di rappresentanza? È lampante ed evidente allo stesso tempo, che nello scenario italiano nessun partito politico possa assolvere questo ruolo. Ciò che manca, in primis, è il diritto a dover rispettare il proprio e successivamente a prendere decisioni certe quando gli obiettivi preposti siano falliti. Non è possibile che si continui a giustificare anche l’ingiustificabile. Il procedimento di rispetto della democrazia governativa, ad oggi, non esiste più. La struttura è fallita non perché si errato il modello, ma perché i decisori politici non sono eticamente e professionalmente idonei a ricoprire ruoli di interesse pubblico. Il sistema delle relazioni continua in Italia ad essere manovrato da coloro che vogliono usare a proprio vantaggio una mancanza di regolamentazione della materia. Il problema non sono le lobby, ma i corrotti e corruttori che sono presenti nelle pubbliche istituzioni. Se il partito è volto a termine, come molti affermano, non è colpa della struttura ma di chi ha gestito la stessa. L’emergenza che attanaglia lo stato italiano continua ad essere la prima chiave da usare per non poter permettere la lecita rappresentanza elettiva dei cittadini. Ma questo è notizia conosciuta a tutti.

È necessario che la generazione dei trentenni, quella dei cervelli in fuga e della busta paga inesistente, abbia il coraggio di lottare per il proprio futuro non a colpi di like ma con idee. La comunicazione politica e la rappresentanza dei nostri interessi devono divenire la carta di riferimento per un nuovo agire politico. Basta a scegliere il partito maggioritario o il movimento on-line di turno, perché la trasparenza è necessaria cosi come deve esserlo la preparazione a ricoprire mansioni e ruoli politici. Così come un medico per svolgere la professione ha bisogno di un percorso accademico e formativo, allo stesso tempo chi decide di far politica, di servire lo stato nelle istituzioni deve essere scelto per capacità meritocratiche, di innovazione e di visione, e non per essere soltanto un portare solido di voti elettorali. Il consenso popolare avviene dopo la presentazione di un progetto politico, e non prima. Ciò è necessario se si vuole proteggere l’ordinamento dall’assalto dei poteri selvaggi che si annidano nella stessa società civile.

di Giovanni Sacchitelli

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