Edoardo II: un delitto inglese

EdwardII-CassellPoco avvezzo all’arte della guerra e del buon governo, Edoardo II dedica l’esistenza a gaudenti occasioni di svago, spesso intrattenendo rapporti amorosi con giovani uomini, ai quali concede terre e potere. La sua sposa, Isabella di Francia, legatasi sentimentalmente ad un ribelle gallese, dapprima destituisce il marito, insediando sul trono il loro primogenito adolescente, Edoardo III, poi convince la Corte a compiere il delitto politico per eccellenza, facendo uccidere, nell’ombra, il re prigioniero in modo da evitare un’eventuale riconquista del potere.

Tale padre, non tale figlio

Alla fine del Duecento, gli altalenanti esiti dei cruenti scontri tra Inghilterra e Scozia, hanno da tempo trasformato le mire espansionistiche di Edoardo I in una vera e propria ossessione: alla notizia che la Scozia di Wallace si sta riarmando sotto la guida di Robert Bruce, il re inglese muove nuovamente guerra, impegnandosi a combattere fino alla sua morte; a dire il vero, persino oltre. Nel suo testamento, infatti, dispone che il suo corpo sia bollito per estrarre le ossa e che queste siano chiuse in un sacco portato alla testa di un esercito vittorioso sugli scozzesi. Allora e solo allora i suoi resti avrebbero trovato eterno riposo sotto una lapide su cui sarebbe stato inciso un epitaffio vergato dalle sue stesse mani: “Edoardus Primus, Scotorum Malleus His Est”. Intende essere ricordato come martello degli scozzesi, dunque.

Il figlio, tuttavia, non solo non manifesta alcuna intenzione di bollire il padre defunto, ma non possiede nemmeno il sacro fuoco della conquista territoriale.

Il suo regno inizia nel 1307; un regno contraddistinto più dalla cura dei suoi interessi personali che dal buon governo, cosa che lo condurrà a morte vent’anni dopo.

Il re gaudente

Sportivo e di bell’aspetto, il ventitreenne Edoardo II è più incline agli studi ed alla bella vita che alla guerra. Trova piacere nell’ascoltare musica e nell’assistere a spettacoli teatrali, nei quali spesso si cimenta come attore; profonde tempo e denaro per formare una nutrita biblioteca; amico degli umili, manifesta una lodevole curiosità per arti e mestieri. Oggi vedremmo in lui un uomo poco incline alla politica, ma sicuramente raffinato e poliedrico; nel Medio Evo, però, le sue non erano qualità apprezzabili, soprattutto vista la sua inclinazione a non affiancare agli svaghi personali una politica che lasciasse spazio ai molti nobili bramosi di ricchezze e potere. Costoro, riunitisi nella congrega dei Lord Ordinatori, accusano Edoardo II di aver abbandonato il governo del Paese per rifugiarsi nell’alveo della Curia Regis, allora chiamata la Guardaroba del Re. Strategicamente è abbastanza comune che le decisioni politiche vengano prese all’interno di una ristretta cerchia di uomini fidati. Il problema è che in questa cerchia Edoardo II ammette amici ed amanti, più che esperti consiglieri, spesso investendo tempo e denaro in decisioni prive di interesse pubblico e distribuendo, a discapito dei nobili, onori e poteri in base a simpatie personali più o meno intime, come nel caso di un giovane guascone di nome Gaveston, richiamato dalla Francia ed insignito, grazie al suo rapporto con il re, del titolo di conte di Cornovaglia. “Queste tue amorose righe avrebbero il potere di spingermi a partire a nuoto dalla Francia e, come Leandro, arrivare boccheggiante alla riva, purché tu sorridendo mi prendessi fra le tue braccia” esclama il Gaveston di Marlowe, chiamato a Corte dal re nel magnifico dramma Edoardo II.

Pur di piacere al popolo …

Isabella di Francia

Isabella di Francia

Nel 1308 Edoardo II, intenzionato a riconquistare l’apprezzamento del suo popolo ed a porre le basi per la continuità dinastica, sposa l’incantevole ed esuberante Isabella di Francia, figlia di Filippo IV il Bello, sebbene ciò non gli impedisca di continuare a frequentare assiduamente il suo Gaveston. In un modo o nell’altro la coppia reale verrà allietata dalla nascita di quattro figli, tra i quali il successore al trono; ma il popolo, manipolato dalla nobiltà, continua ad osteggiare il sovrano.

E’ chiaro che, in un clima così rovente di disaccordi, si sfoci facilmente nella violenza. Il cugino del re, conte di Lancaster, stufo d’essere messo in secondo piano rispetto a Gaveston, apertamente inizia ad osteggiare quest’ultimo fino a che, nel 1312, dà inizio ad una vera e propria caccia all’uomo, assediandolo nel castello di Scarborough. Inutili gli sforzi del re per portare aiuto al suo amante, che finisce decapitato.

Il duro colpo che Edoardo II subisce con la morte di Gaveston, viene affiancato dai pressanti problemi di politica estera prevalentemente originati dalle scorrerie scozzesi nel Borderland; scorrerie che costringono la Corona a reagire con un’azione bellica dall’esito disastroso: a Bannock Burn, nel 1314, gli uomini di Robert Bruce, pur numericamente inferiori e male equipaggiati, compiono una vera e propria carneficina, costringendo i pochi superstiti inglesi ad un’infamante ritirata. La Scozia ne esce trionfante: l’annientamento “di un’armata di forze di cavalleria e di arcieri, prevalentemente ad opera di soldati muniti di semplici picche, va ritenuta un prodigio di guerra”, afferma a malincuore Winston Churchill.

Fortunatamente, ad una simile sconfitta, che avrebbe potuto facilmente rappresentare una buona causa per destituire il re, seguono anche occasioni di gloria, prima fra tutte la vittoria contro i ribelli delle marche di confine del Galles. La vita, tuttavia, insegna che l’apparenza, a volte, inganna: anche negli eventi positivi si annidano insospettabili aspetti deleteri. Tra i ribelli gallesi catturati in battaglia e rinchiusi nella Torre di Londra in attesa del patibolo figura un certo Roger Mortimer, il quale chiede insistentemente di parlare con il re. In quel momento Edoardo si trova fuori sede e, dunque, il ribelle ottiene un’udienza con la regina Isabella. Come in un romanzo d’appendice, l’incontro politico si trasforma in incontro amoroso dominato dalla inviolabile legge del colpo di fulmine: Mortimer e la regina si innamorano e, da quel momento, Edoardo II avrà in sua moglie il peggiore dei nemici. Il primo passo che la regina compie è quello di trasformare in carcere a vita la condanna a morte del suo amante e di tutelarlo da una seconda condanna grazie a due alti prelati di sua fiducia chiamati ad intercedere presso il re. Non ancora per molto, però, l’indulgente re dovrà firmare atti di clemenza nei confronti di Mortimer.

Chi dice donna, dice danno

Roger Mortimer

Roger Mortimer

Nel 1324, con la complicità della regina, Mortimer evade ed, in pochi giorni, raggiunge la Francia, dove, l’anno seguente, si riunisce alla sua amata Isabella, recatasi a Parigi sia per vedere il fratello, Carlo IV, salito al trono di Francia in successione del padre, sia per risolvere la questione della Guascogna, possedimento inglese che la Francia vuole riannettersi.

Poco dopo, però, con la risoluzione dei problemi in Guascogna, la regina si trova a non poter più giustificare la sua permanenza in Francia, la qual cosa le imporrebbe di separarsi da Mortimer per tornare da un marito inesistente. E’ un’idea che non le va proprio giù. Una sola ragione potrebbe indurla a tornare in Inghilterra: lì non c’è solo il marito, ma ci sono anche i figli, soprattutto il primogenito, l’erede al trono, il suo biglietto di sola andata per il potere. L’unica chance per contemperare le contrastanti esigenze che la pervadono, dunque, è riuscire ad avere con sé il figlio, il principe ereditario, senza tornare in terra d’Albione, in modo da preparare la cacciata di suo marito dal trono inglese. Chiama a sé, pertanto, il piccolo Edoardo con la scusa di una visita allo zio Carlo IV. Lo stratagemma funziona. Una volta riunitisi, Isabella, suo figlio e Mortimer lasciano la Francia alla volta dei Paesi Bassi e, di lì, nel 1326, con le spalle coperte da un corpo di sbarco olandese, raggiungono l’Inghilterra, dove stringono alleanza con il fratellastro del re, conte di Kent, e con il cugino, conte di Richmond.

Il re naviga ormai in pessime acque: la sua stessa famiglia è contro di lui ed il popolo non tollera più i personaggi disonesti e prepotenti di cui si circonda, come sono i Despenser, padre e figlio, entrambi di nome Hugh, ai quali, spinto dal legame sessuale col più giovane, che, nel suo cuore, ha sostituito il defunto Gaveston, ha fatto incredibili concessioni in terre, denaro e potere.

Vista la mala parata, Edoardo II si asserraglia nella Torre di Londra con Hugh Despenser il giovane, mettendo una taglia sulla testa di Mortimer, il quale, riuniti sotto il suo comando i molti ribelli gallesi, occupa Bristol ed arresta Despenser padre, che trova così la morte. È quindi la volta del re e di Hugh Despenser il giovane: usciti dalla Torre di Londra il primo viene fatto prigioniero e portato nel castello di Kenilworth, l’altro viene ucciso. È il 16 novembre 1326. Il colpo di Stato è compiuto.

Nella Westminister Hall il Parlamento è chiamato a decidere se a regnare debba continuare ad essere Edoardo II o se, invece, il trono spetti al figlio. Data la crudeltà dei molti ribelli che affiancano Isabella, la paura regna sovrana e sono pochissimi coloro che difendono il governo di Edoardo II, il quale, peraltro, subisce dai ribelli il peggiore dei ricatti: a volere salvo il figlio, infatti, deve lasciare il trono. Il 25 gennaio 1327, dunque, termina l’era di Edoardo II ed inizia quella di Edoardo III. Il re destituito viene imprigionato, spostato continuamente di castello in castello in condizioni igieniche disumane, e sottoposto a costanti maltrattamenti. La speranza, per Mortimer ed Isabella, è quella di vederlo morire di stenti, in modo da non macchiare il loro regno con il regicidio. Tuttavia, Edoardo II ha 43 anni ed è in forze; suo malgrado resiste e la sua resistenza lentamente rianima i suoi più fedeli seguaci, tra i quali Thomas e Stephen Dunheved, che, a luglio del 1327, organizzano l’evasione dal castello di Berkeley. Il piano riesce, ma la riconquistata libertà dura poco e determina la fine di Edoardo II. Isabella, infatti, prende, nei suoi confronti, una posizione molto dura: ad averlo ancora in vita, si correrebbe il rischio di un suo ritorno sul trono. Il 22 settembre dello stesso anno, dunque, Edoardo II muore. I si dice sul come sia morto sono molti; tra questi si staglia con titanica brutalità l’ipotesi di un ‘atroce tortura, l’impalamento con ferro rovente, che non avrebbe lasciato segni esterni, cosa considerata fondamentale. Il re, infatti, doveva essere tumulato nell’abbazia di Gloucester, come se fosse morto per cause naturali e con tutti gli onori tributati ad un ex regnante, ivi compresa l’esposizione della salma sontuosamente vestita. Cosa che puntualmente avviene. Niente delitti, siamo inglesi, oserei dire, parafrasando un vecchio film. Di certo non faranno una bella fine neppure Mortimer ed Isabella: il primo giustiziato e la seconda arrestata per volere del suo stesso figlio: “Non mi vietate di piangere; egli era mio padre; e se voi lo aveste amato la metà di quanto io l’amo non potreste tollerare la sua morte con tanta pazienza. Ma temo che voi abbiate cospirato con Mortimer”, fa dire Marlowe al giovane Edoardo III con parole che ben tratteggiano il dramma, quello teatrale e quello della vita di uno sfortunato re.

di Raffaella Bonsignori

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Per inserire il commento devi rispondere a questa domanda: *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.