Pillole di filosofia: John Locke

JohnLockeCosa mantiene una persona la stessa nel corso del tempo? Questa è una di quelle domande che diede tanto da pensare al filosofo inglese John Locke, vissuto tra il 1632 ed il 1704.

Avventuriamoci nella nostra “pillola”.

Secondo lui la mente di un neonato è paragonabile ad una lavagna vuota. Quando nasciamo non sappiamo nulla e tutte le nostre conoscenze provengono dall’esperienza. E anche Locke, crescendo, acquisì esperienze importanti, nozioni fondamentali per far sì che potesse divenire un grande filosofo.

Ma in che senso questa persona era la stessa del bambino che era stato? E’ un interrogativo importante che non riguarda solo gli esseri umani. Pensiamo ad una quercia. Questa nasce da una ghianda; ogni anno perde foglie, diventa più grande, perde rami, ma rimane la stessa quercia.

La ghianda è quindi la stessa pianta dell’alberello? E l’alberello è la stessa pianta della grande quercia?

Torniamo a noi e proviamo a rispondere. Beh siamo esseri viventi e quindi gli stessi “animali viventi”di quando eravamo bambini, ma anche se siamo gli stessi ‘uomini’, non siamo di certo le stesse ‘persone’ di prima.

A fare di noi le stesse ‘persone’ nel corso del tempo, è, secondo Locke, la nostra coscienza, la consapevolezza del nostro ‘io’.

Per Locke la questione dell’identità individuale aveva strettamente a che fare con la responsabilità morale. Secondo lui, Dio avrebbe punito le persone se solo avessero ricordato i crimini che avevano commesso.

Chi non ricordava di averne commessi, invece, non doveva essere considerato la stessa persona che era stata responsabile del misfatto. E anche se gli uomini avrebbero potuto mentire sul ricordare o meno di aver commesso qualche malefatta, Dio che sa tutto, avrebbe saputo chi meritava la punizione e chi no.

L’atteggiamento del filosofo verso l’identità individuale offriva anche la risposta ad un interrogativo di molti suoi contemporanei che pensavano che un corpo dovesse resuscitare dopo la morte per poter accedere al paradiso.

E se questo fosse stato divorato da animali o cannibali?

Per Locke, dopo la morte, era importante essere la stessa ‘persona’ e non lo stesso ‘corpo’. In poche parole non siamo le stesse persone che eravamo da bambini.

Siamo gli stessi individui, ma se non ricordiamo l’essere stati bambini, non possiamo essere le stesse persone. E’ naturale che l’impatto di Locke sulla filosofia non si sia limitato alla questione sull’identità individuale.

E allora (pillola nella pillola): nella sua imponente opera, “Saggio sull’intelletto umano” del 1690, il filosofo espone la teoria secondo la quale le idee sono la rappresentazione del mondo, anche se solo alcuni aspetti di quel mondo sono ciò che davvero sembrano.

di Riccardo Fiori

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