Pericolo “sexting” per i genitori. Sempre più foto hot tra gli adolescenti

10817149725_62a7f157e6_oQuesto è l’ultimo dato allarmante lanciato dalla Federazione italiana sessuologia scientifica (Fiss). Il sexting” è il termine sexting, crasi delle parole inglesi sex (sesso) e texting (inviare SMS), che viene utilizzato per indicare l’invio di messaggi sessualmente espliciti e/o immagini inerenti al sesso, principalmente tramite telefono cellulare, ma anche tramite altri mezzi informatici.

“Il “sexting” – afferma Piero Stettini, professore di Psicologia generale e Psicologia clinica presso l’Università di Genova e componente del Consiglio direttivo della Fiss – è una nuova forma di comunicazione e di interazione sessuale, che sia negli adolescenti che negli adulti può presentare aspetti positivi e negativi, di rischio e di opportunità”.

Il rischio però è “quello di una sessualizzazione dove le emozioni sessuali sono sempre più sganciate dalla fisicità, dalla presenza reale e corporea dell’altro, con una frammentazione che può favorire una oggettivazione sino alla mercificazione dei corpi, in particolare di quello femminile” ha concluso lo psicologo.

Dato ancora più allarmante è l’inconsapevolezza delle famiglie italiane di questo fenomeno. “I genitori italiani appaiono i meno consapevoli dell’esperienza di “sexting” dei propri figli. È evidente che un’azione educativa va svolta anche – primariamente e parallelamente – nei loro confronti”, ha affermato lo psicologo.

In Italia, infatti, solo il 15% dei genitori dei ragazzi che hanno sperimentato il “sexting” ne sono consapevoli, a fronte del 20% dei francesi, del 25% di quelli inglesi e olandesi, del 29% di quelli spagnoli.

È importante che il fenomeno sia controllato e consapevole in quanto porta spesso a effetti come quelli del cybeerbullismo “un fenomeno in forte crescita che è spesso associato al “sexting”: la diffusione incontrollata del materiale messo in rete, l’anonimità e l’indebolimento delle regole etiche nel web, l’assenza di limiti spazio-temporali rendono il bullismo elettronico molto più pesante e insidioso del bullismo classico. Sono sempre più numerosi – ha ricordato la Fiss – i minori perseguitati via web tramite l’uso di loro immagini sessuali e la loro sofferenza psicologica è particolarmente intensa, in casi eccezionali può portare i ragazzi anche verso gesti estremi”.

Ne sa qualcosa il giovane ragazzo inglese di 14 anni che alcuni giorni fa dopo aver inviato immagini tramite l’uso di Snapchat, la app pensata per inviare foto che si cancellano automaticamente, ha visto le proprie foto integrali girare in maniera virale sugli smartphone dei compagni di scuola. Dopo il danno anche la beffa di rimanere tracciato nei registri inglesi come produttore di materiale pedopornografico per i prossimi dieci anni.

Ciò che inizia come un gioco purtroppo un gioco non è. Attenzione!

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