Paura e frustrazione chiudono la 54a Conferenza sulla Sicurezza di Monaco

3730E433-4F17-4AE3-8AE7-074B301D1128Sicurezza e pace sono gli elementi di un binomio inscindibile: una presuppone l’altra e viceversa. Esse sono i requisiti essenziali per avere sviluppo, benessere e prosperità. Nonostante oggi interi continenti abbiano raggiunto un grado di prosperità senza precedenti, in Asia e in Africa le popolazioni di vaste aree geografiche vivono in assoluta povertà e per di più sotto la minaccia della guerra. I fattori che minacciano, a livello locale e globale, la sicurezza e la pace sono svariati e molteplici, e tra di loro interconnessi. Alcuni sono difficili da identificare. Altri lo sono di meno soprattutto se trovano corpo nelle parole degli uomini e nei loro gesti.

La 54a Conferenza sulla sicurezza di Monaco sarà ricordata per le parole e gesti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (foto sopra). Nel suo discorso Netanyahu ha accusato senza mezza termini l’Iran di minacciare la pace mondiale. Come prova ha mostrato, sollevandolo, un pezzo di un drone iraniano. Quella iraniana è “una minaccia per Israele, per il mondo arabo e per voi” ha affermato senza mezzi termini rivolgendosi al pubblico. “L’Iran vuole annientare Israele e dominare il Medio Oriente. Sta sviluppando missili balistici che possono minacciare tanto l’Europa quanto l’America. Se già oggi l’Iran è una minaccia concreta pensate a cosa potrà essere quando avrà sviluppato il suo arsenale nucleare. Ciò avverrà in non più di dieci anni”.

Secondo Netanyahu prossimamente i territori che più rischiano di diventare oggetto delle mire espansionistiche iraniane saranno quelli siriani. “L’Iran vuole colonizzare la Siria. A oltre 500 km di distanza dal suo territorio, vuole stabilire basi militari in Siria e basi navali nel mediterraneo. Potete immaginare sottomarini iraniani vicini alla sesta flotta?” (ndr: è la flotta americana di stanza nel mediterraneo). “Israele non permetterà che questo succeda. Abbiamo distrutto il drone che ha violato la sovranità del nostro territorio e minacciato la nostra sicurezza e abbiamo distrutto i centri operativi di pilotaggio remoto basati in Siria e le batterie antiaeree siriane. Ci difenderemo dagli attacchi colpendo non solo le minacce vicine, ma lo stesso territorio iraniano”.

Netanyahu ha anche criticato l’accordo sul nucleare iraniano che, avviato “con intenti pacificatori, ha solo reso più ambizioso questo regime. La cosa positiva è che ha portato arabi e israeliani più vicini che mai, e paradossalmente potrebbe portare a una pace tra Israele e Palestina“. Poi, mostrando il pezzo del drone abbattuto ha fatto una domanda provocatoria al ministro degli esteri iraniano, pure presente alla conferenza, guardando un punto imprecisato nel pubblico: “Mister Zarif questo è tuo, lo riconosci? Puoi riportartelo a casa con questo messaggio: non metteteci alla prova”. Ma Mohamed Javad Zarif in quel momento non era presente in sala. Lo è stato però subito dopo il primo ministro israeliano. “Un numero da circo” ha commentato ironicamente. E, alludendo ai problemi legali di Netanyahu, ha aggiunto che alcuni “ricorrono ai cartoni animati per giustificare i propri errori o forse per evitare crisi interne”.

Dopo il primo ministro israeliano anche il ministro degli esteri dell’Arabia Saudita Adel Al-Jubeir ha detto peste e corna dell’Iran. Lo ha fatto in particolare con riferimento alle soppressioni del regime nei confronti della popolazione civile, al supporto ai gruppi terroristici nell’aria mediorientale, alla capacità di sviluppo di armi nucleari e, non da ultimo, all’inefficacia dei controlli degli ispettori dell’ONU. Della Siria il ministro saudita non ha invece parlato. Ma solo un anno fa, sempre a Monaco, aveva affermato che non ci sarebbe stata pace in Siria fintanto che il presidente Bashar al-Assad fosse rimasto al suo posto: “un uomo che ha causato la morte di trecentomila persone, la fuga di dodici milioni di siriani e che ha distrutto il proprio paese non può avere un futuro in Siria”.

La fine dei combattimenti dovuta alla vittoria di Bashar al-Assad sui ribelli, vittoria ottenuta grazie al sostegno russo e iraniano e grazie alla sconfitta sul piano militare dell’ISIS, non significa aver raggiunto la pace. Tutt’altro. Pochi lo dicono ma la verità è che l’America e i suoi alleati nella regione, Arabia Saudita compresa, hanno perso la guerra. Ma il risultato che è sotto gli occhi di tutti è gli assetti politici attuali sono ben lontani dall’essere chiari e definiti. Buona parte del territorio della Siria continuerà ad essere terra di nessuno.

Staffan de Mistura

Staffan de Mistura

Questa situazione, peraltro, è stata sottolineata anche da Staffan de Mistura, inviato speciale dell’ONU per la Siria. “Mai come ora ho visto tanti occhi puntati sulla Siria. Fortunatamente la situazione è ben diversa da quella di un anno fa e soprattutto non è fuori controllo”. Ma il vero problema, secondo de Mistura, è la frammentazione della Siria. Pronunciando queste parole il diplomatico italo-svedese ha mostrato una cartina della Siria con sei diverse aree di influenza politica. “La frammentazione porta con sé il rischio di una balcanizzazione del paese”. Il rischio è che nuove forme di organizzazioni terroristiche prendano possesso del paese destabilizzandolo. Contro questo rischio secondo de Mistura l’unica strategia è quella della riunificazione della Siria attraverso un processo politico e nuove lezioni sia presidenziali che parlamentari.

Ursula von der Leyen e Florence Parly

Ursula von der Leyen e Florence Parly

Al di là delle pur preoccupanti minacce nucleari nordcoreane e delle scaramucce tra Donald Trump e Kim Jong-un il Medio Oriente continuerà ad essere la zona più a rischio per la sicurezza e la pace del pianeta. Continuerà ad essere un groviglio di questioni irrisolte e potenzialmente minacciose per la pace. Soprattutto continuerà ad essere una minaccia per la sicurezza in Europa. Ed è per questo che il vecchio continente dovrà continuare ad occuparsene. E lo dovrà fare anche rafforzando la propria capacità di difesa. E’ quello che hanno affermato le Ministre della Difesa tedesca e francese, Ursula von der Leyen e Florence Parly, nei loro discorsi d’apertura dei lavori della conferenza. Le due ministre hanno rimarcato l’importanza della Nato, ma anche la necessità di una difesa europea più autonoma e indipendente. Insieme e all’unisono hanno sottolineato l’importanza dell’amicizia franco-tedesca quale asse portante dell’Europa anche sul piano della sicurezza e della difesa.

L’Italia, che pure contribuisce con i suoi militari in molte missioni di pace in Medio Oriente e che avrebbe forti interessi a ricoprire un ruolo attivo nella costruzione di una difesa europea, è stata praticamente assente dalla conferenza. La nostra ministra Pinotti non c’era. Probabilmente occupata a seguire le beghe della campagna elettorale. Tuttavia un suo intervento a Monaco avrebbe potuto contribuire anche più efficacemente. Un altro treno perso, tra i tanti di una politica distratta e senza visioni. Un’altra occasione mancata per affermare i nostri interessi su un tema, quello della sicurezza, di importanza strategica per il nostro paese.

Scrivi