Nomadelfia accoglie il Papa, e gli ospiti, con straordinario calore

Nomadelfia, il cui nome è un neologismo creato dall’antico greco e significa “legge di fraternità”, è una comunità cattolica fondata da don Zeno Saltini nel 1931, a Carpi.

Oggi, la comunità di Nomadelfia si trova a 8 chilometri da Grosseto ed è presente come località geografica anche sulle cartine stradali. Conta circa 300 abitanti, suddivisi in “gruppi familiari”, formati da famiglie e persone singole. I gruppi sono dislocati su un territorio di 4 chilometri  quadrati della provincia grossetana, donato a don Zeno dalla contessa Giovanna Albertoni Pirelli. Gli abitanti della comunità lavorano gratuitamente all’interno del loro territorio, dove la proprietà dei beni è collettiva. Il loro impegno è di possedere soltanto il necessario per una vita dignitosa.

Don Zeno Saltini

Nomadelfia nasce grazie allo spirito di accoglienza di don Zeno, sacerdote della diocesi di Carpi,  per dare una famiglia ai bambini abbandonati della zona. Il primo “figlio” del prete fu Danilo, un diciassettenne appena uscito dal carcere. Nel 1941 una giovane studentessa, Irene, si presenta a Don Zeno dichiarandosi disponibile a fare da mamma ai ragazzi in difficoltà. In seguito altre giovani donne si unirono a lei e nacquero così le “mamme di vocazione”.

Per la Chiesa, Nomadelfia è un’associazione privata di fedeli, per lo Stato è un’associazione civile.

Il sostentamento della comunità̀ è garantito da una cooperativa agricola; l’istruzione, invece, dalla Scuola Familiare di Nomadelfia, che include tutti i cicli scolastici, dalla scuola dell’infanzia alle superiori.

Papa Francesco giunge a Nomadelfia alle otto in punto di giovedì con un elicottero dell’Aeronautica Militare. Ad attenderlo nel campo di calcio di Nomadelfia, ci sono monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo di Grosseto, don Ferdinando Neri, successore di don Zeno, e Francesco Matterazzo, presidente della Comunità.

Da sinistra, don Ferdinando Neri, Francesco Matterazzo e monsignor Rodolfo Cetoloni

Successivamente papa Bergoglio si trasferisce in auto al cimitero della comunità per pregare sulle tombe del fondatore e di Irene, la prima mamma di Nomadelfia. Poi raggiunge il “Poggetto”, dove incontra un nucleo familiare. In seguito, insieme a Sebastiano, un bambino della famiglia ospitante, fatto salire a bordo della papamobile, si sposta nella “Sala don Zeno” per l’incontro con il resto della comunità di Nomadelfia.

Irene, la prima mamma di Nomadelfia

Il presidente dà il benvenuto al papa ricordando l’importanza dell’opera del fondatore. Papa Francesco dopo aver apprezzato la festa, con recitazione, danze e canti, preparata in suo onore dagli studenti e dai giovani nomadelfi, manifesta il suo convincimento sulla loro comunità che «si propone di realizzare una nuova civiltà».

Esorta poi i nomadelfi a continuare «questo stile di vita, confidando nella forza del Vangelo e dello Spirito Santo». A Nomadelfia – continua Francesco – «si stabiliscono legami ben più solidi di quelli della parentela» si applica una «consanguineità con Gesù». «Questo vincolo è manifestato anche dai rapporti reciproci tra le persone, tutti si chiamano per nome, mai con il cognome».

Probabilmente è proprio questo spirito di fratellanza la vera forza di Nomadelfia.

Al termine, dopo aver ricevuto dei doni “familiari”, l’elicottero del Papa decolla, scortato da un altro simile della Polizia, in direzione di Loppiano, dove ad attenderlo c’è il Movimento dei Focolari.

Il benvenuto della Comunità a Papa Francesco

La serata precedente la visita papale, per noi era cominciata con un giro di conoscenza dei luoghi della comunità che la mattina successiva avrebbero accolto papa Francesco. Nell’atmosfera si respirava già l’aria di festa e nei volti dei nomadelfi si evinceva la gioia per l’evento ormai prossimo. Chi scrive con la mente era già proiettato alla ricerca di una trattoria tipica quando invece, con sorpresa e piacere, abbiamo ricevuto l’invito di rimanere a cena con una famiglia della comunità.

Al nostro arrivo nella casa siamo stati accolti con il calore dell’ospitalità di una famiglia d’altri tempi. I “padroni” di casa Tommaso, Giovanni, Lorenzo, Chiara e gli altri componenti il “gruppo familiare” ci hanno accolti con semplicità e fatti sentire immediatamente parte di loro. Una bella famiglia allargata ricca di gioia e di affetto. La cena, squisita, con portate semplici di prodotti del loro territorio, è stata servita dalle donne di casa di turno nella giornata.

Scene di ospitalità nelle case di Nomadelfia

La vita a Nomadelfia viene scandita dal lavoro e dagli impegni quotidiani, organizzati come in una democrazia diretta, nella quale tutti i membri effettivi partecipano attraverso l’Assemblea ad approvare le decisioni più̀ importanti e a rinnovare le cariche costituzionali.

Il nostro viaggio a Nomadelfia si conclude, ricchi di emozioni regalateci dal papa ma soprattutto dagli abitanti di questo luogo straordinario colmo di valori, ormai quasi svaniti nella nostra vita sociale quotidiana.

La tomba di don Zeno, fondatore di Nomadelfia

 

La pietra che firmerà Papa Francesco, poi deposta sulla tomba di don Zeno

Tomba di Irene, prima Mamma per vocazione

La campana centenaria di Nomadelfia

Foto di Claudio Colis

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