Morto Philip Roth, il genio escluso dai Nobel

Di Philip Roth negli ultimi anni si è parlato soprattutto a proposito di quel Nobel mancato. Un premio che lui, spentosi ieri all’età di ottantacinque anni, probabilmente nemmeno aveva mai cercato. Fatto che sta che pare una beffa del destino la sua dipartita a poche settimane dall’annuncio dell’Accademia di Svezia che il Nobel 2018 per la letteratura non sarà assegnato.

Roth è lo scrittore più importante e complesso (talora ostico) della letteratura contemporanea. Era nato a Newark, New Jersey, nel 1933 da una famiglia della piccola borghesia ebraica. Una comunità che egli ha ritratto con disincantato realismo, indagandone difetti e manchevolezze, amoralità e miserie. Immensa la sua produzione letteraria: oltre trenta romanzi pubblicati in Italia da Einaudi, raccolte di racconti, saggi.

Nel 2010 aveva pubblicamente annunziato il suo addio alla letteratura usando un’immagine memorabile: «Alla fine della sua vita il pugile Joe Louis disse: “Ho fatto del mio meglio con i mezzi a mia disposizione”. È esattamente quello che direi oggi del mio lavoro. Ho deciso che ho chiuso con la narrativa. Non voglio leggerla, non voglio scriverla, e non voglio nemmeno parlarne».

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