Monte d’Accoddi, un monumento che non dovrebbe esistere

Monte d’Accoddi. È un altare/santuario preistorico sardo situato tra Sassari e Porto Torres. E’ stato realizzato nel periodo di passaggio tra l’età della pietra levigata e l’età del rame, cioè tra il IV e il III millennio a.C. All’epoca non esistevano ancora i nuraghi e nemmeno le piramidi egizie. Il Monte d’Accoddi consta di due terrazze sovrapposte, realizzate in due fasi. La prima, detta del “tempio rosso”, nel 3200-2900 a.C. La seconda, quella del tempio-altare vero e proprio, si fissa al 2700-2400 a.C.

Le sue dimensioni, nella sua fase conclusiva, raggiungevano i m. 37,5 x 30,5. Ai terrazzamenti si accedeva con una grande rampa, che misura oggi m. 41,50. Alla sua epoca era sicuramente il maggior monumento dell’isola. La particolarità del Monte d’Accoddi risiede nel fatto di essere stato fantasiosamente accostato, per tipologia, al modello mesopotamico della ziggurat. Per dirla brevemente, alla grande costruzione terrazzata che ha generato il mito della biblica Torre di Babele.

Il Monte d’Accoddi è stato assimilato a una ziggurat mesopotamica

In realtà la ziggurat mesopotamica, in senso stretto, è una costruzione con almeno tre terrazze. Il Monte d’Accoddi, invece, ne ha soltanto due. Tuttavia, in periodi precedenti al XXI secolo a.C., anche in Mesopotamia venivano realizzate costruzioni con soltanto una o due terrazze monumentali. È difficile dubitare che si trattino di edifici della stessa natura delle vere e proprie ziggurat. Quindi anche il Monte d’Accoddi può quanto meno rientrare a buon diritto nella categoria dei templi terrazzati. Solo che si trova a 4000 chilometri di distanza in linea d’aria da Babilonia.

Nei pressi del monumento vi è una grossa pietra di forma perfettamente sferica. Sulla sua superficie sono scolpite numerose coppelline, raffiguranti – forse – le costellazioni. È straordinario come già cinquemila anni fa le popolazioni locali fossero in grado di scolpire perfettamente una grossa sfera di calcare. Vi è poi un lastrone trapezoidale sorretto su tre appoggi, come un piccolo dolmen. Ai suoi bordi vi sono sette piccole cavità la cui funzione è tuttora oggetto di congetture. Vi sono anche tre menhir, una specie di obelischi preistorici. Essi sono convenzionalmente denominati: F (a sud della rampa, attribuibile alla fase I), W (bianco) e R (rosso), posti a sud est. È presente, infine, un lastrone più piccolo.  

Rilievi astronomici effettuati sul Monte d’Accoddi

Il santuario, abbandonato per millenni, è stato scavato da un’équipe diretta da Ercole Contu, tra il 1954 e il 1958. È stato poi discutibilmente restaurato, nei decenni successivi, con modalità che esaltano la sua somiglianza con le più famose ziggurat. Lo stesso Contu, anni dopo, si espresse criticamente su tale operazione di restauro[1]. A partire dal 1986 sono stati effettuati sull’altare alcuni rilevi astronomici che hanno dato risultati sorprendenti.

I primi a eseguire tali misurazioni furono Edoardo Proverbio e Giuliano Romano, fondatori della Società Italiana di Archeoastronomia. I rilievi hanno messo in luce che l’orientamento della base della costruzione e l’asse del tempietto posto sulla sua sommità puntavano verso il sorgere delle stelle della Cintura di Orione intorno al 2300 ed il 2200 a.C. (Età del rame). Questo sembra essere stato l’allineamento più importante che ha condizionato la disposizione e forse anche la morfologia dell’intero manufatto.

Altri specialisti hanno preso in considerazione la disposizione dei megaliti posti intorno al monumento. Per anni si era ritenuta aleatoria ogni ipotesi circa la loro funzione, potendo essere stati spostati nei secoli. Già a partire dal 1991-92, tuttavia, alcuni studi facevano emergere altri allineamenti astronomici tra il centro del monumento e i tre menhir.

Un altare dedicato a riti collegati all’agricoltura e alla fertilità

Nel 2009, sulla rivista internazionale specializzata Mediterranean Archaeology & Archaeometry International Scientific Journal, è stato pubblicato un nuovo studio. Esso è opera di un team di studiosi guidati da Giulio Magli, fisico e ordinario di archeoastronomia al Politecnico di Milano [2]. Nel gruppo di ricerca erano presenti l’archeo astronomo Mauro Peppino Zedda e il topografo Paolo Pili. Lo studio ha evidenziato che, osservando dalla sommità dell’altare i due menhir a sud est, lo sguardo è diretto verso un particolare punto del sorgere all’orizzonte di sole, luna e Venere. Sono fasi astronomiche collegate all’agricoltura e – secondo la religione primitiva – alla fertilità femminile.

Simili allineamenti sono rilevabili anche nei monumenti megalitici dell’Europa continentale e delle isole britanniche. Come, ad esempio, Stonehenge. Insomma questo straordinario santuario sardo potrebbe rappresentare un collegamento culturale e religioso tra le costruzioni megalitiche nord-europee e l’ambiente mesopotamico e babilonese. Sicuramente, ci dimostra che il mondo della preistoria è ancora in gran parte sconosciuto per noi uomini moderni. Diversamente, il monumento non dovrebbe esistere!


[1] Ercole Contu, L’altare preistorico di Monte d’Accoddi, Carlo Delfino Editore, 2008, p. 45.

[2]P. Pili, E. Realini, D. Sampietro, M. P. Zedda, E. Franzoni, G. Magli, Topographical and astronomical analysis on the neolithic “altar” of Monte d’’Accoddi in Sardinia, in: Mediterranean Archaeology & Archaeometry International Scientific Journal, Vol. 9, n. 2, pp. 61‐69.

Fonte foto: Gianf84, Wikipedia

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