Mondo Vegan: “Ma il miele che male ti ha fatto?”

api-mieleForse non tutti conoscono le ragioni per cui noi vegan non mangiamo il miele.

Con questo articolo rispondo alle loro perplessità e sopratutto alla domanda/mantra di mia mamma “Ma il miele che male ti ha fatto?”.

Sì perché, se la scelta etica, anche se non condivisa, è comunque degna di rispetto, rimane difficile capire perché il miele rientri nella categoria degli alimenti “out”.

Cos’è il miele?

In gergo vegano, esso è denominato la “bava delle api”, questo perché una volta ingoiato il nettare, le api lo vomitano e aggiungono enzimi mescolati alle secrezioni digestive.

Tale “pappetta” viene ulteriormente digerita da altre api.

Sciogliamo ogni dubbio: tra etica e salute

Occorre innanzitutto chiarire che il miele è per questo meraviglioso insetto un alimento destinato al nutrimento della propria specie, proprio come il latte per le mucche.

Le api inoltre vivono in libertà, mentre l’industria le sfrutta e le uccide per sottrarre miele, propoli, cera, pappa reale, sottoponendole a continue manipolazioni, regimi alimentari forzati, inseminazione artificiale e vivisezione.

Poiché il vegano è sostanzialmente anti specista (non tollera alcun tipo di sfruttamento o sopraffazione) capirete bene che anche non utilizzare il miele rientra nella cosiddetta “scelta etica”.

L’assioma fin qui è quanto mai logico.

Com’è possibile che l’ape soffra?

La produzione del miele comporta sofferenza fisica alle api (Apis Mellifera) insetti che, come dimostrato da innumerevoli studi (tra cui quello di Snodgrass,1956), hanno un sistema nervoso molto sviluppato.

Erroneamente si pensa che il loro allevamento sia compatibile con il regime naturale degli animali, ma in realtà durante il processo di verifica delle condizioni dell’alveare e di estrazione del miele, vengono calpestati ed uccisi parecchi esemplari.

Gli apicoltori non solo sottraggono il miele in eccesso, ma anche quello che immagazzinato in estate, servirà a nutrire la colonia per tutto il periodo invernale.

Gli studiosi Shimanuki e Sheppard, in una ricerca del 1992, sostengono che per evitare che venga consumato il miele immagazzinato (che arriva fino a 25 kg), gli apicoltori distruggono gli alveari e comprano una nuova colonia verso la fine dell’inverno.

Non solo..fra i metodi di intervento coatto citiamo lo scuotimento dell’alveare, getti d’acqua, surriscaldamento ed infumicazione. Per evitare che le api si avvicinino vengo piazzate anche diverse trappole.

Vere e proprie torture

Infine, al posto del miele “scippato” per il loro uso e consumo, alle api viene somministrato sciroppo di zucchero per tutto l’inverno.

Si tratta di un alimento inadeguato che espone le api a diverse malattie e ne abbassa le prospettive di vita.

Pertanto, allo zucchero vengono aggiunti antibiotici (tetraciclina, terramicina) che espongono le colonie selvatiche ad un maggior rischio di epidemie.

La sorte di Ape regina e consorti

Le api regine, che in natura vivono fino a cinque anni, vengono soppresse ogni due anni, ovvero quando scema la loro capacità di deporre uova e diventano dunque solo un peso economico per l’apicoltore.

Esse vengono inseminate artificialmente.

Tale pratica provoca la morte del maschio, che viene decapitato (quando la testa viene staccata, il sistema nervoso centrale riceve un impulso elettrico, che provoca il rilascio dello sperma).

In certi casi, vengono schiacciati testa e torace del maschio per provocare l’uscita dell’endofallo.

Dopo che è stato raccolto lo sperma, avviene l’inseminazione della regina, all’interno di un contenitore tubolare.

L’ape regina viene anestetizzata con ossido di carbonio, poi si apre la vagina e viene iniettato il seme, attraverso uncini estremamente piccoli.

La salute?

Dal punto di vista salutistico il miele non è poi così salutare come pensiamo, ne’ così indispensabile.

Come dimostra uno studio di Marina Berati (della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV) il suo consumo, così come quello della pappa reale, viene sconsigliato se si soffre di asma o allergie ed in ogni caso è vietato al di sotto dei 12 mesi, poiché il sistema digestivo dei neonati è incompatibile con le spore batteriche potenzialmente presenti nel miele.

Il rischio è quello di contrarre il botulismo infantile.

Il miele si può sostituire con il malto, che lo ricorda per consistenza, sapore.

A domanda, ho riposto

foto: www.apicolturalsg.it

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