Mondiali su pista, l’Italia vola. Stagione delle classiche: eroi nel fango

ciclocopertinaNei mondiali di ciclismo su pista l’Italia conquista sei medaglie e si piazza tra le migliori al mondo. I primi dieci giorni di classiche su strada regalano immagini e gare da manifesto per questo sport, con i ciclisti che hanno corso in condizioni epiche.

HET NIEUWSBLAD E KUURNE BRUXELLES KUURNE

Iniziata la stagione delle grandi classiche del ciclismo, quelle del nord, dove strade sterrate o in pavè, vento, polvere, fango e condizioni di gara facilmente estreme sono il palcoscenico perfetto per gare da cardiopalma dove la fatica affiora violentemente sul viso dei ciclisti e delle cicliste.

La gara di apertura del calendario delle classiche, la Omloop Het Nieuwsblad, si è corsa il 24 febbraio; questa gara è considerata un piccolo Giro delle Fiandre dato che in molti tratti ne ricalca il percorso, compreso il celebre Muro di Grammont. La gara resta tatticamente bloccata per  quasi quasi tutta la sua durata, anche per via del forte vento frontale che non permette molti invenzioni tattiche. La corsa esplode al passaggio sul Grammont quando Vanmarcke apre il gas tentando di fare il vuoto, il gruppo si screma notevolmente ma nessuno riesce a fare la differenza arrivando così in volata. Nell’ultima manciata di chilometri i big e le relative squadre si marcano a vicenda, ne approfitta Valgren del Team Astana che coglie tutti di sorpresa con un attacco secco che gli consente di fare subito il vuoto senza che da dietro possano fare nulla. Valgren vince con distacco mentre dietro il polacco della Sky Wisniowski ed il belga Vanmarcke della EF-Drapac completano il podio. Il giorno dopo si replica sempre in territorio belga con la Kuurne Burxelles Kuurne, dove il pavè ed il vento gelido paralizzano le tattiche di gara con il gruppo che dopo vari tentativi fuga si ritrova ad affrontare una volata finale a ranghi compatti. Lo sprint lo domina l’olandese della Lotto NL-Jumbo Groenewegen, da qualche stagione una giovane certezza, che di potenza condanna il francese della FDJ Demare e l’italiano della Bahrain Merida Sonny Colbrelli alla seconda e terza posizione.

LA MAGIA AFFASCINANTE DELLE STRADE BIANCHE

ciclosfoto 1Poco più di dieci anni di storia per la corsa che si snoda nella parte senese della Toscana che si è corsa sabato scorso, ma un fascino ed un prestigio che la porta già di diritto nel gota delle classiche più amate e temute da tifosi e ciclisti. La Strade Bianche è chiamata ”La classica del nord più a sud d’Europa”, per il suo percorso che si snoda tra gli sterrati e le strade di ghiaia del centro Italia già patrimonio mondiale UNESCO, riportando il ciclismo alla sua dimensione pionieristico di inizio 1900. La giornata si apre con gli strascichi del Burian che ha coperto le strade di fango e con la pioggia che batte incessantemente sulla schiena dei corridori lungo i 180 chilometri di gara (136 per le donne) con 11 settori di sterrato a rendere meravigliosamente dura la corsa. La gara femminile ( immagine di copertina) si risolve nella seconda parte di corsa quando un tentativo di fuga viene ripreso soltanto nelle ultime decine di chilometri con il contrattacco della fortissima olandese Van Der Breggen che riesce a prendere un vantaggio importante, presentandosi alle porte di Siena da sola e lanciata verso una vittoria di elevatissimo prestigio. Dietro la Van der Breggen si piazza la polacca Niewiadoma e terza l’italiana Elisa Longo Borghini, che l’anno scorso aveva invece trionfato sul traguardo tradizionalmente posto nel magnifico scenario di Piazza del Campo. La gara maschile si apre con un lungo tentativo di fuga ci ciclisti di terzo ordine, che trova il naturale esaurimento a più di 60 chilometri dalla fine. I favoriti tentano di muoversi presto in testa al gruppo che oramai è una maschera di fango, da cui si fatica a dare un nome ai volti dei ciclisti, trasfigurati da fatica, gelo, pioggia battente e fango. A 48 chilometri dal traguardo Bardet della Ag2r ed il tre volte campione del mondo di ciclocross della Veranda’s Willems, il bela Wout Van Aert, decidono di attaccare direttamente riuscendo a prendere subito il largo mentre dietro il gruppo si fraziona in piccoli gruppetti in cui i favoriti Vanavermaet ed il campione del mondo Sagan sono i primi a far capire che la giornata è di quelle veramente no. Bardet e Van Aert davanti viaggiano spediti e con perfetta collaborazione, scavando un solco profondo dal gruppo dei favoriti; da Bardet (autore di una gara splendida) ci si aspetta una condotta in prima fila, essendo tra le altre cose già arrivato secondo al Tour de France, mentre lo spettacolo offerto dal ventiduenne belga Van Aert, praticamente al debutto sulle corse di primo livello su strada, è qualcosa che riconcilia con il concetto di bellezza sportiva. I due davanti ai -25 chilometri dal traguardo provano a spingere a fondo per iniziare ad ipotecare la vittoria ma devono fare i conti con uno straordinario Benoot (in foto), belga della Lotto Soudal, il quale dalle retrovie inizia a rimontare su tutti gli inseguitori e si riporta sul duo di testa. Benoot quando raggiunge Bardet e Van Aert rifiata qualche chilometro e poi, su di un tratto di sterrato tra i più impegnativi, accelera nuovamente involandosi da solo verso Piazza del Campo che lo accoglie in delirio per lo spettacolo offerto da tutti i ciclisti in gara. Bardet negli ultimi 500 metri di gara stacca uno stremato Van Aert che scende di bici per la fatica e vi risale barcollando crollando poi a terra dopo il tragurdo: i due conquistano la seconda e terza posizione, primo degli italiani Visconti, Team Bahrain Merida,  quinto dopo una gara corsa in prima linea, quarto lo spagnolo della Movistar Valverde.

MONDIALI SU PISTA, TANTA ITALIA

ciclosfoto 2Nel fine settimana appena concluso ad Apeldoorn, Olanda, si sono svolti i campionati del mondo di ciclismo su pista che hanno regalato ai colori azzurri sei medaglie e la certezza di un movimento in crescita che, con la spinta di giovani dal valore importante, si indirizza verso i fasti vissuti fino ai primi anni del nuovo millennio.

Le medaglie di bronzo sono arrivate in quattro prove. Nell’omnium, la prova regina ( l’azzurro Viviani, che non era in gara, è campione olimpico) Simone Consonni, chiude in terza posizione dopo tre giorni corsi tra atleti che navigano in questi panorami da più anni. Il duo femminile Paternoster-Confalonieri conquista il bronzo nel madison. Nell’inseguimento a squadre le selezioni maschili e femminili, composte da Elisa Balsamo, Tatiana Guderzo, Letizia Paternoster, Silvia Valsecchi e Simona Frapporti per le donne, Simone Consonni, Filippo Ganna, Liam Bertazzo e Francesco Lamon per gli uomini, al terzo posto ottenendo un bronzo che da lustro a tutto il movimento. Michele Scartezzini  nello scratch conquista la medaglia d’argento. La medaglia del valore più prestigioso la conquista Filippo Ganna (in foto), che a dispetto dei suoi 22 anni tra giovanili ed elitè vanta su pista già due bronzi, cinque argenti e quattro ori, si riconferma campione del mondo nell’inseguimento individuale, suggellando con uno splendido oro il successo di tutta la spedizione azzurra.

Foto: Getty Images, Eurosport, Photobicicailotto

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