Miraggio elezioni, votare o astenersi

elezioniCi siamo, le elezioni politiche si avvicinano – si terranno verosimilmente nella primavera prossima – e gli indecisi iniziano a studiare le argomentazioni che i vari rappresentanti dei partiti candidati al governo del Paese annunciano pubblicamente. Si ascolta, si analizza, si ragiona, riflettendo su quanto comunicano gli “addetti ai lavori” che affollano i palinsesti radiotelevisivi nei vari dibattiti politici, ormai quotidiani.

Saggezza comune

In alcuni casi, come per incanto, ci sembra che tutti gli interlocutori che si alternano nelle discussioni abbiano ragione; quasi la totalità dei partecipanti espone teorie sensate, illuminate, che renderebbe concrete in caso di loro elezione (o cooptazione). Tutti discorsi interessanti che coprono la gran parte delle problematiche sociali: crisi finanziaria, disoccupazione, sicurezza, immigrazione clandestina, giustizia equa, ecc.. Ciascuno, a modo suo, ha la soluzione migliore da attuare per questo o quel problema. Com’è noto, però, “tra il dire e il fare” c’è di mezzo il mare… della propaganda, della retorica e delle bugie, caratteristiche delle dissertazioni politiche.

Votare o astenersi

Chi vota da più tempo, dopo le diverse valutazioni disilluse da questo o quel partito, oltre a considerare le varie teorie degli interlocutori – ormai solo per dovere sociale – si trova a dover combattere soprattutto contro il disgusto per la politica, la ritrosia verso i partiti stessi e la tentazione, sempre più forte, dell’astensione. Tralasciando gli elettori già determinati, appartenenti a un partito o a una formazione già individuata, rimangono gli elettori perplessi, disincantati da parole, promesse e pseudo pianificazioni civiche. Quelli che hanno le scatole piene del bla bla e diffidenti a prescindere, vittime innocenti della fantasia inapplicata di governanti incapaci. Un’alleanza trasversale, probabilmente maggioritaria, che una politica seria ridurrebbe ad una percentuale minima.

Il trionfo dell’inettitudine e dell’ignoranza

Ma perché così tante persone preferiscono non votare? Forse la risposta sta nel disinteresse dei parlamentari verso la gente comune e nella superficialità che persiste da anni in parlamento. Chi come me è più attempato, ricorda bene la cosiddetta prima repubblica, dissacrata legittimamente da corruzioni e collusioni varie. Rammenta senza alcuna nostalgia governi e politici ingiustificabili per le ingiustizie commesse ma allo stesso tempo ricorda con chiarezza anche le capacità governative e l’altissimo livello culturale di ciascun parlamentare dell’epoca. Senza dubbio valori considerevoli, per chi fa politica, rispetto all’incapacità e al dilettantismo, imperanti in Parlamento in questo periodo storico, deprimente.

Italia svenduta

Dal dopo guerra fino agli anni con la lira in tasca, l’amor patrio, la rinascita nazionale, il “miracolo economico”, l’occupazione a tempo indeterminato, la propensione alla famiglia, i valori cristiani, le ideologie e le proteste degli anni sessanta e settanta avevano dato al nostro popolo senso e attaccamento alla nostra bella Italia. L’affidabilità nelle istituzioni, anche se non corrisposta, era palpabile. Il potere governativo era evidente e circoscritto. L’identificazione in qualcosa, o in qualcuno, aiutava a crescere e a dare responsabilità ai giovani di allora, sufficientemente fiduciosi che dopo gli studi arrivava il lavoro. Oggi, complice la globalizzazione che ha inibito, e in pratica annullato l’artigianato e il commercio, la disoccupazione prevale e i contratti di lavoro sembrano essere studiati solo per agevolare impese multinazionali e banche. Il vero potere economico-governativo attuale che, con la complicità del legislatore, ha ridotto alla povertà un’intera popolazione.

Rinascita

Gli ultimi anni, per noi italiani, sono stati caratterizzati da mal governi e politiche sbagliate che hanno trascinato la nostra meravigliosa nazione all’insicurezza, all’anarchia e ad una tassazione avvilente. La disoccupazione è cresciuta in maniera esponenziale, con artigiani e commercianti penalizzati o falliti. Purtroppo a favore della grande industria e dei mega centri commerciali.

Basta negligenza. L’Italia ha bisogno di una rinascita generale: dalla gestione dello Stato onesta e capace, all’insegnamento della cultura civica; dalla detassazione del costo del lavoro, al rinnovamento dei siti archeologici. Ricchezze nostrane che, insieme al turismo e alla moda, potranno farci di nuovo decollare economicamente.

E’ assolutamente necessario ripartire per il verso giusto, con politiche sociali capaci di ridare dignità e centralità alla gente comune. Ricominciare dalla nuova legge elettorale appena approvata che, pur se per molti è insoddisfacente ed iniqua, ci permetterà, quantomeno, di ritornare a votare ed eleggere un nuovo Parlamento in grado di far rinascere l’Italia, affidandola, si spera, a gente più competente e, perché no, più colta.

di Enzo Di Stasio

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