Milano Fashion Week: la moda Primavera/Estate 22

milano fashion week

Svoltasi dal 21 al 27 settembre, la Milano Fashion Week torna rampante e piena di energia, in un’edizione più fisica che virtuale. Con 65 sfilate in calendario – 43 in presenza e 22 digitali – e una serie di eventi collaterali promossi da Camera Nazionale della Moda Italiana, la Primavera/Estate 22 esprime puro ottimismo, insieme al concreto desiderio di tornare a vivere.

Dall’esuberanza di Roberto Cavalli, con il recupero di stampe animalier e una femminilità irruente, al risveglio fisico e spirituale stuzzicato da Etro, le collezioni donna confermano uno spirito propositivo – non tralasciando rapide incursioni tra gli anni 90 e 2000. È tornata la seduzione. Di sicuro per Prada che, dopo il fermo dovuto alla pandemia, con uno show in simultanea tra Milano e Shanghai, lancia una serie di minigonne con strascico, insieme a un’impronta dark e conturbante. Da Marni, invece, Francesco Risso sorprende con un evento moda eclettico, dove le arti performative si uniscono all’idea di comunità gettando i presupposti di un’era sempre più inclusiva e autentica. In calendario, oltre ai colossi della moda italiana non mancano proposte di designer di nuova generazione. In particolare cattura la sensualità dinamica di AC9, l’estetica spartana di Daniele Calcaterra e il glamour inquieto e frizzante del giovane Del Core

In ordine cronologico: gli appuntamenti più rilevanti dalle ultime collezioni donna Primavera/Estate 22   

milano fashion week
Da sinistra, AC9, Calcaterra, Del Core

Alice in Modernland di AC9: il progetto di Alessandro Cortese

Una forza sotterranea si eleva dietro ogni respiro, che di meditativo non ha proprio nulla. Un gioco di alti e bassi che sottende sagacemente la Primavera/Estate 22 di AC9, brand fondato due anni fa da Alessandro Cortese, giovane siciliano che dopo esser stato un chimico, un fotoreporter e un PR decide di dare sfogo alla sua creatività. Si chiama Alice in Modernland, la linea presentata a Milano contenente anche l’inedita capsule AC9 x N°21. L’ispirazione è fiabesca e dal romanzo di Lewis Carroll, tanto caro al designer, parte l’analisi di una femminilità impavida e sfaccettata, protagonista di un mondo sotterraneo che ben incalza la frenesia di una giornata piena di sole. La vocazione è contemporanea, e trascende qualsiasi luogo o statica collocazione temporale. Per Cortese, infatti, sono le emozioni e le esperienze, prima di tutto, a segnare ogni suo pezzo. Al centro: la sensualità che quasi mai serve a provocare o primeggiare. Dal bianco ottico al nero, passando per il satin riciclato della maglieria e per il denim dei pantaloni a doppia vita, accesi dal luccichio del cotone argentato -, la magia di Cortese sta negli equilibri, nella non eccedenza. Virtù, stilemi o condizioni sensibili sono tutte facce della stessa anima, pronte a imprimere Alice in Modernland nell’oggi dietro un’alchemica combinazione di carattere e nonchalance. 

Calcaterra: The Other Side Collection

Dalla collezione inverno presentata lo scorso gennaio, quel senso di incompiuto migra nella linea Primavera/Estate 22. Questa volta ricercato, oltre che nell’ambiente spartano, in una serie di quadri non ancora dipinti, adagiati come guardavia della passerella in cemento. La presentazione è di nuovo digitale, e in cinque minuti l’estetica minimale del brand meneghino – fondato nel 2014 da Daniele Calcaterra -, rivive su proposte co.ed che cercano significato da elementi in divenire. Le tele non dipinte, appunto. Un meccanismo di astrazione che si nutre di cromatismi in palette e invita lo spettatore a contemplare la scena nella sua totalità, senza scindere ciò che moda da ciò che essenzialmente fa da sfondo. L’impronta cosmopolita ha una propensione colta e metropolitana, ma pur accettandone l’operosità, si lascia sedurre piacevolmente da un sibillino desiderio di evasione, caldeggiando l’invito del designer a guadare l’insieme da una nuova prospettiva.

La Collection One di Del Core 

Anticipata da brevi presentazioni digitali – realizzate con l’Optical Art Studio di Londra -, la Collection One di Daniel Del Core fluttua su una passerella specchiata, con l’intenzione di sfidare la gravità a colpi di glam e fiori. Le sfumature azzurre fissano un luogo immaginario: “un Eden primordiale” scrive il designer in una nota. In questo spazio, un po’cielo e un po’acqua, i fumogeni hanno poco a che fare con la disco dance e alle volte mimano nuvole poliformi, altre volte vapore acqueo che pian piano si innalza dietro l’incedere di creature accattivanti. Questa volta a infestare la seconda linea di Del Core, non sono i funghi, bensì gli stati dell’acqua – solido, liquido e gassoso -, tre passaggi che servono a esaltare la forza dei fiori: esseri allucinati che rianimano i capi, resistendo a tutto grazie all’umidità. L’universo botanico battezza l’estetica inquieta del giovane brand in un’epifania post-pandemica di contrasti cromatici, volumi e tagli sartoriali. Decorazioni superbe di orchidee, rose canine e viole africane si mescolano alle plissettature, mentre incrostazioni metalliche sfogano su strascichi da red carpet e su maniche a campana extra large. Perlate da una sorta di brodo primordiale, le figure prima si elevano altezzose e leggere, e poi toccano terra, vogliose di restare ancorate in una zona grigia e fumosa. Un po’cielo, un po’acqua.

milano fashion week
Da sinistra, Cavalli, Etro

Tra artigli e wild tiger: la PE 22 di Roberto Cavalli 

Lo sfarzo settecentesco di Palazzo Clerici, con gli affreschi di Giovan Battista Tiepolo danno gloria all’esuberanza della maison fiorentina che, dietro la direzione creativa di Fausto Puglisi, guarda all’America con una linea co.ed esplosiva. Gli ordini da Neiman Marcus – nota catena di moda di lusso americana -, l’approvazione di Kim Kardashian e Jennifer Lopez, il video con Lady Gaga in uscita a ottobre, il lancio della Cavalli Tower a Dubai, sono tutti tasselli che segnano un nuovo entusiasmante capitolo per l’iconico brand di moda italiano che qualche anno prima rischiava la bancarotta. Per la Primavera/Estate 22 il designer siciliano rispetta l’heritage del marchio, ripescando dagli archivi iconiche trame animalier e decorazioni. La wild tiger, indossata da Cindy Crawford, nei primi anni Duemila è protagonista. Imponente e minacciosa campeggia su gonne a ruota, felpe con cappuccio, camicie in seta e minidress, fino a ridursi in appigli dorati, pronti a fissare i tagli cut out di spericolati abiti fascianti o illuminare bralette e cinture in pelle nera. Il floreale fa capolino, come il verde menta e il giallo, spezzando alcune proposte in total black dall’impronta punk rock. Voltando brillantemente pagina, la parata è ammaliante e dirompente, all’altezza dell’ambizioso desiderio di guardare all’oggi e riprendersi la scena. Non solo oltreoceano. E Cavalli affila il passo con una pioggia di artigli.

In piena fioritura per Etro

Un piacevole friccico, carico di energia positiva è ciò che resta nella mente dopo aver assistito alla Primavera/Estate 22 di Etro. Un’operazione mirabolante che assume il senso più pieno, ripensando al fatto che per alcuni minuti, tutto pare allineato per dimenticare clausure, pandemie e lockdown. Non si tratta di negazione, e tantomeno di escapismo, il lemma giusto è progressione, al ritmo di una piena fioritura, appunto, e del più intimo e allegro accrescimento. Elettroniche e spedite, le melodie rielaborate dei Massive Attack e di Moby con la famosa Porcelain interrotta da rulli di strumenti a percussioni, ne caricano l’intenzione. Lo stile hippie de luxe di Etro, ricco di stampe esotiche e forbite lavorazioni artigianali – come il tricot di maglie metalliche o le iconiche stampe cachemire -, ha un appeal dinamico e confortevole. Un richiamo che contrasta con imperiosi chandelier, che sarebbero perfetti su Masha, santona misteriosa di Nine Perfect Strangers, interpretata da Nicole Kidman. Dalla testa ai piedi, i look sono accesi da punti luminosi e platinati, grazie anche a sandali torchon con suole ammortizzate che accompagnano la falcata e la rendono leggera. 

milano fashion week

Tra seduzione e riduzione: la PE 22 di Prada

Il farsetto, il corsetto e la coda di pesce (o strascico). Non siamo nel Medioevo, e neppure nell’Ottocento, ma guardando alla storia del costume, la parola “riduzione” utilizzata dai co-direttori creativi Miuccia Prada e Raf Simons guida in un processo di risignificazione, dove ogni elemento è prima di tutto messo a nudo. Presentata con un doppio show – in simultanea da Milano e Shanghai -, la PE 22 di Prada viaggia sul ritmo psicotico di Misericord di Julian Tardo e Kirtsty Yates, doppiando con pannelli di collegamento le proposte che sembrano imbottigliate in una casa degli specchi digitale. Una ridondanza che allinea passato, presente e futuro su un asse immaginario, dove l’idea di uniforme concede alla femminilità di farsi largo con stecche di sostegno e gambe in prima linea. Sparite trame e cromie retro, anche la tavolozza colori, malgrado gli slanci di arancio, magenta, verde lime e giallo, appare disadorna, priva di orpelli, e segue una serie di accostamenti a blocchi per nulla scontata. Come i colori, la sartorialità volutamente semplice è a servizio di elementi distintivi (per lo più cerimoniali) delle epoche passate con il compito di guidare l’eleganza nella liberazione del corpo da dress code, ruoli ed etichette. Questa l’intenzione della coppia creativa, che nella performanza prova a inscriverne l’intenzione anche con la ricerca di un punto vita non sempre troppo definito: da blande coulisse steccate su maxi tubini in doppio raso dall’aria monastica, agli abiti a sacco delle versioni più leziose e scosciate. L’impronta utilitaristica della linea rimanda a proposte di inizio Duemila, mentre i classici chiodo in pelle grezza e i giacconi neri in stile Matrix raccontano di una forza notturna e conturbante, edulcorata dal tono zuccherino del rosa conchiglia e dal tocco nobile di scarpe che richiamano la foggia delle antiche poulaine.

Vesto dunque sono: l’evento moda di Marni

Ricorda il cogito, ergo sum di Cartesio, la nota sul comunicato stampa della Primavera/Estate 22 di Marni, presentata dall’Officina Ventura 14. Intervallata dalle musiche di Dev Hynes, cori dall’aplomb gregoriano e poesie recitate, la presentazione è una vera e propria performance, allestita in uno spazio concentrico, cullato da un piacevole senso di comunità. E dall’ex capannone in stile liberty, tutto sembra pensato per non spezzare mai l’accogliente sensazione; soprattutto tra ospiti e artisti, vestiti con un’accurata selezione dell’inedita linea. Protagoniste dei capi? Le righe, declinate in molteplici colori e forme e le margherite, stampate o riprodotte in 3D, catturate nell’atto di una completa maturazione. Due elementi semplici che per Francesco Risso – creativo dell’eclettico marchio dal 2016 -, hanno il compito di dare la giusta direzione in un continuum atemporale, dove ciò che conta è che la connessione tra ciò che siamo e ciò che indossiamo. Un tutt’uno che si serve delle arti performative per esprimere inclusione e individualità nell’estensione più libera e autentica. Malgrado i capi e i dettagli athleisure, il progetto confida in una moda più statica e meno dinamica, e dopo il lungo periodo di clausura, l’idea è di sentirsi diversi: più riflessivi, più empatici, più attenti. La comunità di Marni è dunque pronta a pellegrinare verso questo genere di connessione, e ai piedi Risso suggerisce: “scarpe leggere per allenarsi, e un unico allenatore: il battito del nostro cuore”. 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Per inserire il commento devi rispondere a questa domanda: *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.