Marisa Sannia, da Cagliari a Sanremo e il ritorno in Sardegna

È il 1968 e a Sanremo arriva una giovane ma promettente ragazza cagliaritana che, assieme a Ornella Vanoni, arriverà seconda con il brano Casa Bianca (musica di Detto Mariano e parole di Don Backy).

Marisa Sannia (1947-2008) non era, tuttavia, l’ultima arrivata: aveva già vinto un concorso vocale promosso dalla RAI che le aggiudicò un contratto con la casa discografica Fonit Cetra, la quale, nel 1968, le avrebbe prodotto un LP: Marisa Sannia

Non solo, l’anno prima apparve fra i protagonisti canori di due musicarelli: I ragazzi di Bandiera Gialla (1967, regia di Mariano Laurenti) e Stasera mi butto (1967, Ettore Fizzarotti). Negli stessi anni si avvicina al noto cantante Sergio Endrigo che comporrà per la Sannia diversi brani, alcuni dei quali raccolti nel 1970 con un nuovo LP: Marisa Sannia canta Sergio Endrigo e le sue canzoni, appunto. Il primo album che la vede come unica autrice di musica e testo sarà La pasta scotta (LP, 1976).

Bisognerà aspettare circa vent’anni prima di un nuovo album (ricordiamo però la partecipazione al festival di Sanremo del 1984 con Amore Amore). Tale pausa è dovuta da un momentaneo ritiro della cantante dalle scene per prendersi cura della figlia. Il nuovo debutto sarà nel 1993 con So oghe de su entu e de su mare, nella quale emerge un interesse verso la terra d’origine, la Sardegna. 

Sarà anche il caso dei lavori successivi: Melagranada (1997), Nanase Janas(2003), mentre l’ultimo album è musicato sulle poesie di Federico Marcía Lorca, Rosa de papel(2008).

Ciò che lega tutte le opere della cantante è, ovviamente, la sua voce: il suo timbro è caldo e ovattato, carico di glissando puliti; in quasi tutti i brani predomina una convinzione e una spinta che rendono sostenuti ed enfatici anche i testi più malinconici e introspettivi, come Sono innamorata (ma non tanto)

Vige una certa eleganza nel fraseggio, riscontrata anche nei diversi intermezzi parlati che Sannia inserisce in diverse canzoni (per esempio in Una istella, o Su pescadore a fura). Certe linee melodiche, soprattutto da La pasta scotta, sembrano ricondursi a influenze della musica tradizionale sarda, o avvicinarsi a sonorità spagnole o portoghesi. 

Si nota un sostanziale distacco coi primi album: qui spesso testi e musica erano di altri autori, in questi casi le tematiche proposte sono prevalentemente di carattere amoroso, nelle sue accezioni più leziose, mentre la musica risente di quella ricchezza orchestrale, a tratti quasi pomposa, ricercata da diversi arrangiatori legati ai circuiti della musica italiana di quegli anni. 

Coi lavori in lingua sarda, invece, c’è un’ampia varietà di idee che disegnano testi rivolti alla gente, alla terra, all’amore familiare. Tutto ciò si può riassumere con un passaggio del testo di Sos bestidos de biancu(da Melagranada) dove un operaio è costretto ad andare all’estero a cercar lavoro per sostenere la famiglia: «gli occhi belli dei miei figli, il tuo viso dolce-amaro e gli sguardi della gente non mi aiutano a partire. E la speranza di tornare l’ho nascosta dentro il cuore». 

Anche la musica assume tutti altri toni: l’orchestra non c’è più, sostituita da strumenti più affini alla tradizione: bandoneon, percussioni nonché chitarre dalla grande partecipazione che colorano i testi con numerosi passaggi dal sapore Mediterraneo.

Marisa Sannia è arrivata in giovane età a traguardi notevoli: recitare in due film, partecipare a Sanremo, pubblicare album per importanti case discografiche. Tuttavia, la giusta maturità della sua opera è raggiunta con i brani di cui è pienamente autrice, mentre la profondità della sua musica è tanto maggiore quanto più incisa nelle dediche alla terra natia, la Sardegna, regione sicuramente fiera di poter vantare questa cantautrice fra i suoi artisti più eccezionali.

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