L’organizzazione super organizzata britannica

organizzazioneUna cosa che in gran parte d’Italia proprio non c’è è l’organizzazione.

A Roma, ad esempio, non funziona niente: non funzionano i trasporti, non funzionano gli uffici pubblici, non funzionano le Poste, non funziona la nettezza urbana. Si potrebbe generalizzare dicendo che a Roma sono le persone che non funzionano: coloro che fanno il proprio dovere e che seguono le regole sono una minoranza esigua e soccombono nel caos creato da tutti gli altri. Negli uffici pubblici ci sono file interminabili perchè il personale è sempre, inesorabilmente,  sotto organico ma la pausa caffè a tempo indeterminato è irrinunciabile. Altro mistero tutto italico: più si allunga la fila e più chiudono gli sportelli o le casse. È come se nella testa degli italiani ci fosse un algoritmo: appena si crea una coda, il sistema manda un input al cervello “Nasconditi! Imboscati! Fuggi!” e tu puoi morire in fila perchè più crescerà e più i dipendenti si diraderanno.

Insomma, quanto ad organizzazione siamo davvero un disastro.

E poi arrivi a Londra e non credi ai tuoi occhi: bagagli che già girano sul nastro quando esci dai controlli di frontiera, in aeroporto; treni della metro che passano ogni due (DUE) minuti; uffici postali dove il tempo massimo di attesa è 6 (SEI!) minuti; cassieri che si affrettano ad aprire nuove casse se si crea fila. Per non parlare del primo contatto con l’NHS, il servizio sanitario pubblico: da restare di stucco. Immaginate di avere fissato, telefonicamente ed in pochi minuti, un appuntamento per una visita, un prelievo, un esame; immaginate di entrare con 5 minuti di anticipo nell’equivalente di una Asl, di dire alla segretaria che siete arrivati e di essere invitati a sedervi. Allo scoccare preciso dell’ora fissata per il vostro appuntamento, su di un tabellone luminoso, appare il vostro nome e il numero della stanza dove il medico vi sta attendendo. Organizzazione strabiliante, cose dell’altro mondo.

C’è da dire, però, che anche il modo in cui vi curano qui è roba dell’altro mondo, spesso di un mondo lontano, tipo Italia anni 30 o Africa sub sahariana oggi. Tanto per fare un esempio: gli antibiotici, scordateveli. Non so sulla base di quale improbabile teoria clinica, qui non ve li prescrivono se non in caso di morte certa, chè se ancora c’è il dubbio che tu possa salvarti senza, te li scordi. E se qualcuno sta pensando “ma noi italiani ne abusiamo” sappia che qui ti dimettono dopo interventi chirurgici senza alcuna prescrizione antibiotica. Il mio amico Flavio a momenti ci crepa per un’infezione post appendicite, perchè lo hanno rimandato a casa così, “mangia leggero e tanti auguri”.

Certo, potrebbe essere un caso.

Partorire. Ecco, se c’è qualcosa che è meglio non fare qui è partorire. Intendiamoci, l’organizzazione è perfetta: ti si rompono le acque e loro ti accolgono in ospedali ordinati e apparentemente puliti (ma dell’igiene britannica, permettetemi di dubitare), e poi.. e poi ti lasciano lì finchè non partorisci naturalmente. Il cesareo è visto con grande fastidio (anche e soprattutto perchè costa allo stato molto più di un parto naturale) e i sanitari aspettano anche 48, leggesi quarantotto interminabili ore di doglie, prima di arrendersi all’evidenza che il bambino non uscirà da solo. Immagino si stiano specializzando in cesarei d’urgenza, perchè è solo a quel punto, quando il bimbo va in sofferenza, che finalmente si decidono ad intervenire. Tutte le neo madri che ho conosciuto e che hanno partorito qui hanno avuta chiara l’idea di cosa intendesse Dio dicendo ad Eva “partorirai con dolore”. Perchè tutto questo?  Forse è quello che accade quando l’organizzazione è così rigida: si genera inefficienza. E lo scopri proprio qui, nel paese dei super organizzati. D’altra parte la super organizzazione richiede inflessibilità perchè le eccezioni creano confusione e disordine (e, oltre a tutto, costano).

Certo, anche questi potrebbero essere casi.

Comunque sia, l’organizzazione ha la meglio su tutto, anche sul buon senso: conoscete ospedali italiani dove servano una fish-pie, uno sformato di pesce e patate, ad una moribonda? Bè, qui lo fanno, giuro che lo fanno: quello era il cibo previsto per il pasto, le eccezioni non sono contemplate, che ne so io che la signora stava morendo?

Sì, anche questo potrebbe essere un caso.

Come di certo è solo un caso quello di una signora 80enne che va dal proprio GP (il medico di famiglia, per capirci) e gli dice:

“Dottore, sono qui perchè da un po’ di tempo ho notato che uno dei miei seni ha cambiato forma.” Tutti sappiamo cosa avrebbe risposto un qualsiasi medico italiano:

“Signora, la visito ma poi deve fare subito una mammografia ed un’ecografia.”

Com’è andata qui? Così:

“Non si preoccupi, signora, avrà cambiato tipo di reggiseno.”

Ed eccola lì, la signora che aveva cambiato tipo di reggiseno, con una fish-pie davanti che non potrà mai mangiare.

Sì, è bello vivere in un paese organizzato, si sta bene e tutto funziona, ma in caso di malattia, lo dico a tutti, per favore, riportatemi nel mio casino!

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