L’isola di Pasqua e la sua misteriosa scrittura, in un piccolo museo della periferia romana


Riproduzione di un’autentica tavoletta rongorongo dell’Isola di Pasqua (Fonte: Museo Thor Heyerdahl)

L’isola di Pasqua, oltre alle celebri statue, ha lasciato anche un’indecifrabile scrittura. Un tesoro nascosto in uno dei piccoli musei di una zona periferica di Roma. il museo della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, a Valcannuta. In esso vi è una raccolta di oggetti molto particolari provenienti da varie spedizioni missionarie. Fra questi spiccano, per il loro valore, quattro tavolette in rongorongo, provenienti dall’isola di Pasqua.

Le tavolette in rongorongo sono dei reperti molto rari. In tutto il mondo ve ne sono solo 25 ma in questo minuscolo museo sono esposte le prime quattro che furono ritrovate. Tra esse la Mamari, una delle più studiate. Queste tavolette di legno, incise probabilmente con dei denti di squalo dagli abitanti dell’isola di Pasqua, sono tutt’ora un mistero. I segni tracciati su di esse appartengono a una scrittura che non è stata ancora decifrata. Gli stessi pasquensi non riescono più a leggerla.

Il rongorongo dell’isola di Pasqua

Kohau rongorongo, il modo in cui le tavolette vengono chiamate, significa “legno di recitazione”. Il termine esprime l’idea di un “messaggio recitato”. Ciò ha fatto pensare che il testo riportato sulle tavolette doveva essere cantato oppure rappresentato.

La particolarità del rongorongo è quella di essere una scrittura assolutamente indipendente, nata senza la contaminazione di altre culture. Essa è stata inventata precedentemente all’arrivo degli europei, giunti sull’isola il giorno di Pasqua del 1722, con Jakob Roggeveen. Le altre popolazioni polinesiane, invece, non avevano sviluppato alcun sistema di scrittura.

I glifi

Le incisioni riproducono spesso delle figure umanoidi con armi molto lunghe, in varie posizioni. Si riconoscono anche animali somiglianti a pesci, uccelli, squali, tartarughe, granchi insieme a varie forme geometriche. Seguendo la direzione delle teste delle figure rappresentate gli studiosi hanno compreso che si tratta del metodo di scrittura bustrofedico inverso. Il che significa che per leggerlo bisognava girare la tavoletta alla fine di ogni rigo.

La tavoletta Mamari, conservata presso la Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, sembra rappresentare delle falci di luna. Per questo è stata interpretata come una tavoletta astronomica, da leggere come un calendario lunare. Per il modo in cui i glifi sono fatti, si pensa la scrittura sia più simbolica che fonetica.

Le tavolette dell’isola di Pasqua

La datazione di questi reperti è difficile da stabilire. Altrettanto difficile è individuare il periodo in cui questa scrittura venne inventata. La nascita della civiltà pasquense o Rapa Nui viene fatta risalire al 1200. Quindi l’invenzione del rongorongo è posteriore a questa data. Sicuramente, però, le tavolette sono anteriori al 1650. Uno dei glifi, infatti, rappresenta presumibilmente una pianta di palma che, sull’isola, si estinse proprio in quell’epoca.

È proprio per la scarsità di legno che le tavolette furono per la quasi totalità distrutte. Una volta dimenticato il sistema di scrittura rongorongo, questi pezzi di legno per noi così misteriosi divennero buoni solo ad accendere il fuoco. Fu solo grazie ad alcuni missionari che esse vennero portate in salvo. Eugène Eyraud, un sacerdote della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, fu il primo a scoprire le tavolette, che giacevano nelle capanne degli abitanti dell’isola, fra la legna da ardere.

Il motivo per cui gli abitanti dell’isola non sapevano più leggere questa scrittura risiede forse nelle numerose avversità che la civiltà pasquense dovette affrontare. La guerra civile, le epidemie sviluppatesi sull’isola a causa dell’arrivo degli occidentali e la cattura degli abitanti da parte dei peruviani decimarono quella parte della popolazione capace di leggere il rongorongo.

Il museo di Valcannuta

Le tavolette vennero quindi portate in salvo da missionari e studiosi che si recarono sull’isola, dove non è rimasto nessun reperto di questo tipo. A Valcannuta, periferia romana, nel piccolo museo della Congregazione, è possibile – previa prenotazione – esaminare gli originali delle prime quattro tavolette ritrovate e altri oggetti recuperati da Eugène Eyraud. Il resto dei reperti proviene non soltanto dall’isola di Pasqua ma anche da altre parti del mondo, in particolare dall’America meridionale e dall’Oceania. Tutti doni ricevuti nelle missioni evangeliche.

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