L’infinitamente piccolo tra Scienza e Religione

infinuranioNello scontro centenario che vede Scienza e Religione scontrarsi per il primato della Ragione, c’è un punto che accomuna queste due parti e che ne lega in modo indissolubile la loro struttura interna: il concetto di infinitamente piccolo.  

Come si potrebbe definire l’infinitamente piccolo, soprattutto cos’e?

Se si volesse dare una definizione molto generalizzata di questo concetto, lo si potrebbe spiegare come un’azione, una cosa, uno stato talmente impercettibile da considerarsi nullo o talmente microscopico da potersi valutare inutile o ininfluente. Tuttavia, per due colossi come la religione e la scienza questo concetto ha rappresentato il cardine delle loro fondamenta. Vediamo come.

Il primo battito di universo è nato da un qualcosa di infinitamente piccolo. È stata una micro particella che implodendo su se stessa per effetto di non si sa bene che cosa ha generato un qualche cosa (l’infinito) di infinitamente, appunto, grande. Ancora oggi la scienza non riesce a spiegare come e da che cosa questa particella si sia formata, dato che prima del “big bang” non esisteva nulla, neanche il vuoto. Secondo la “filosofia del nulla”, il nulla non esiste e non può essere creato.

Ergo come si può generare anche il più piccolo elemento, in questo caso di materia, dal nulla?

Possiamo tuttavia mettere da parte questo dubbio amletico a cui forse non si può, almeno per ora, avere risposta per affermare in maniera quasi certa che la scienza non può comprendere il primo ed essenziale, e in assoluto più importante, fenomeno che ci ha dato la vita. Oggi le nuove tecnologie conduco a scoperte tali per cui oggetti nanoscopici sono in grado di produrre macro effetti, si veda ad esempio il campo del computer.

Nel campo della religione, in questo caso intendendo la religione cristiano cattolica il concetto di infinitamente piccolo risulta essere determinante. Nel 1198 papa Innocenzo III fece un sogno che lo sconvolse: vide un uomo povero, che indossava panni sporchi e laceri, tenere sulle proprie spalle i “pilastri” che reggevano la Chiesa di Roma. Innocenzo III vide in sogno San Francesco, il poverello di Assisi. Francesco di Bernardone fu colui che predicando la dottrina cristiana si “faceva” l’ultimo tra gli ultimi, il più piccolo: solo l’umile sarebbe potuto entrare nel regno dei cieli.

Concetto che si può ritenere cardine della filosofia della religione cristiana. Nella storia del cristianesimo è difficile trovare un personaggio “grande” quanto fu piccolo Francesco. Fu proprio Gesù Cristo a spiegare come il paradiso sia riservato solo agli ultimi, agli umili, ai poveri, a coloro che pur avendo molto donano quello che hanno.

E la filosofia?

In questo caso ci possiamo affidare a Epitteto il quale ha spiegato la grandezza e la dignità dell’uomo, che, pur essendo un essere infinitamente piccolo e debole, può ritrovare il suo valore nella propria coscienza e nel proprio pensiero.

Perché è dunque così importante l’infinitamente piccolo nella nostra vita quotidiana escludendo scienza, religione e filosofia?

Semplicemente perché riducendoci, senza sminuire noi stessi e quello che siamo tantomeno la nostra personalità e il nostro modo di essere, a persone semplici e possibilmente generose abbiamo la possibilità di creare la felicità non per noi stessi, ma per gli altri. Certo viviamo in un mondo egoistico, individualista di morte tua, vita mea, ma provare a “farci piccoli” ci potrebbe aiutare a vivere meglio e soprattutto in pace con noi stessi.

di Roberto Rossetti

foto: quotidianodellumbria.it

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