Libano, lo Stato-imbuto di tutti i problemi mediorientali

Libano. Periodicamente questo martoriato paese sale alle cronache dei nostri media, con le immagini delle sue grandi tragedie. Quasi a ricordarci e ad ammonirci dell’estrema difficoltà della convivenza pacifica da parte di etnie, popolazioni e religioni diverse. In particolare in quelle antiche terre dove le tradizioni e il radicamento della cultura rendono difficile il confronto tra i popoli.

Il Libano è una terra che fu conquistata prima dagli arabi e poi dall’Impero Ottomano. Questo lo occupò fino alla Prima guerra mondiale. Poi fu assegnato in amministrazione fiduciaria (mandato) dalla Società delle Nazioni alla Francia. L’indipendenza fu proclamata nel 1943 e, contemporaneamente, fu stipulato un Patto nazionale tra le varie componenti del paese. Il Patto nazionale introduceva il confessionalismo religioso in Libano. Esso stabiliva il rapporto elettorale e rappresentativo nelle istituzioni di 6/5 tra cristiani e musulmani.

Il Patto nazionale stabiliva, inoltre, che il Presidente della Repubblica fosse cristiano maronita e il Primo ministro musulmano sunnita. Il Presidente del Parlamento doveva essere musulmano sciita e il comandante delle forze armate maronita. Altri alti funzionari erano assegnati ai greco-ortodossi o ai drusi. Il Patto nazionale era una concezione agli antipodi di quella laica dello Stato. Ha però ha garantito per almeno trent’anni che una religione prevalesse sull’altra.

Libano, da Svizzera del Medio Oriente a trent’anni di guerra civile

Composte in tal modo le rivalità religiose, nel dopoguerra il Libano divenne “la Svizzera del Medio Oriente”. Approfittando del suo “status” di paradiso fiscale, fiumi di capitale straniero affluirono nel paese. Numerosi magnati europei si rifugiarono a Beirut a “svernare” in lussuosissime residenze. Dopo il conflitto israelo-palestinese, però, si rifugiarono in Libano almeno due milioni di profughi di religione islamica (sunnita). Ciò incise sull’equilibrio sancito dal patto nazionale.

Si ebbe così una prima guerra civile (1975-1976) tra milizie cristiane e musulmane libanesi, quest’ultime affiancate dai palestinesi. Iniziarono i massacri su larga scala. Quando il conflitto sembrò volgere in favore dei cristiani maroniti, intervenne l’esercito siriano che praticamente invase il nord del paese (Valle della Beqa). La Siria era governata dal despota Hafiz al-Assad, spalleggiato dalla minoranza sciita del suo paese. Questa era armata dalla Repubblica islamica dell’Iran, costituitasi nel 1979.

La presenza siriana in Libano

Installatisi in Libano, Assad e gli iraniani favorirono la costituzione del partito armato degli Hezbollah, fortemente anti israeliano e di confessione sciita. Nel 1982, intervenne anche Israele che si installò una zona cuscinetto a sud, a difesa dei propri confini. La prima guerra civile si concluse nel 1989 con un nuovo accordo. I cristiani accettarono che il rapporto elettorale con i musulmani passasse da 6/5 in loro favore a uno esattamente paritario. Fu però una pace effimera perché già nel 1990, la Siria occupò militarmente tutto il Libano, compresa Beirut. Nel 2000 ad Hafiz al.Assad successe il figlio Bashar, attuale presidente siriano. 

Durante l’occupazione siriana, “il potere reale” in Libano fu in mano agli Hezbollah. Sinché, nel 2005, la cerchia di collaboratori di Bashar al-Hassad fu accusata dell’assassinio del presidente libanese Hariri. Di fronte all’indignazione dell’opinione pubblica internazionale, l’esercito siriano fu costretto a lasciare il Libano. Progressivamente Beirut tornò ad essere il maggior centro finanziario internazionale del Medio Oriente. Rimaneva altresì irrisolto il problema Hezbollah che si è sempre rifiutato di deporre le armi.

Si cercano le responsabilità del megadisastro

Nel 2011 scoppiò la guerra civile in Siria e si riversarono nel Libano altri 2 milioni di profughi. Sono presumibilmente oppositori di el-Assad e, quindi, musulmani sunniti. Insomma, per un motivo o per l’altro, il Libano può essere considerato “l’imbuto” dove confluiscono le conseguenze di tutte le crisi mediorientali. Il 5 agosto scorso, una tremenda esplosione al porto di Beirut ha provocato 157 morti sinora accertati. Si contano inoltre 5000 feriti e 300.000 senza tetto. La detonazione ha causato un sisma di magnitudo 3,5 percepibile sino a Cipro. La colonna di fumo è stata paragonata a quella dell’atomica di Hiroshima. A prendere fuoco sono stati 2750 tonnellate di nitrato di ammonio sequestrato nel 2013 da una nave russa battente bandiera cipriota e diretta in Mozambico.

Ancora non si è capita la meccanica esatta della catastrofe. La miccia potrebbe essere stata innescata dal possibile incendio di un deposito di fuochi d’artificio. Questo, incredibilmente, era situato a pochi metri di distanza. La stampa internazionale ha fatto notare che il disastro è avvenuto proprio nell’imminenza del giudizio che investe Hezbollah circa l’omicidio Hariri. Per tale motivo Donald Trump e Israele hanno subito accusato Hezbollah anche del disastro. Gli Hezbollah hanno invece accusato Israele. Rifiutano però qualsiasi inchiesta internazionale e ciò non depone a loro favore. Di certo né la Presidenza cristiana  della repubblica né il governo a direzione sunnita sono stati in grado di garantire la sicurezza. Ciò fa capire che, dopo anni dal ritiro siriano, il controllo dell’intero Libano è ancora in mano alla minoranza armata sciita.

Libano, Macron sbarca e cerca un po’ di grandeur

Data la sua posizione geopolitica, questa ennesima crisi libanese non può essere risolta senza  l’accordo dei grandi della terra. La Russia è presente in forze in Siria a fianco di el-Assad. Deve prima però risolvere il nodo delle basi militari iraniane, collegate a Hezbollah. Gli Stati Uniti, con Obama, avevano sponsorizzato la ribellione antigovernativa in Siria. Ora hanno sostanzialmente delegato alla Turchia le ultime operazioni militari prima del loro completo disimpegno. Nessuno, però, auspica un ulteriore allargamento dei tentacoli di Erdogan sino ai confini di Israele.

E’ quindi il momento della Francia. I transalpini possono vantare come biglietto da visita la passata amministrazione che favorì l’intesa tra le religioni e la prosperità del paese. Due giorni fa, Macron è subito approdato a Beirut. Ha offerto la più totale collaborazione francese, sia in campo economico che in quello dell’ordine pubblico. Qualcuno però fa notare che sinora le velleità di grandeur del presidente francese si sono rivelate un fallimento.

Fonte foto: formiche.net

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