Libania Grenot da regina dei Caraibi a bicampionessa europea

downloadIl nickname con il quale ama farsi chiamare, Libania Grenot è quello di “panterita”, la piccola pantera. Per questo, quando viene inquadrata dalle telecamere, prima delle gare, fa sempre il gesto di mostrare le unghie. Al superficiale tifoso italiano in poltrona, invece, Libania, con il suo metro e settantacinque di carnagione color mogano su un corpo da favola, ricorda le ambientazioni salgariane della “Regina dei Caraibi”.

Ma che ne sa, il telespettatore, cosa si nasconde nell’animo di questa trentatreenne campionessa che ieri, ha fatto ascoltare le note dell’Inno di Mameli, salendo sul podio più alto dello Stadio di Amsterdam (anche se, a rigore, la cerimonia si è tenuta appena fuori dallo Stadio) e, per la seconda volta, ha conquistato la medaglia d’oro dei 400 metri ai Campionati europei di Atletica leggera come, prima di lei, era riuscito soltanto ad atleti del calibro di Adolfo Consolini (tre volte), Abdon Pamich, Eddy Ottoz, Pietro Mennea e Stefano Baldini.

L’italo-cubana ha saputo smentire anche le sentenze di tanti “Soloni” della stampa sportiva, che troppe volte le hanno attribuito il solito “grande futuro dietro le spalle”, evidenziando ingiustificatamente alcune sfortunate prestazioni o eliminazioni per pochi centesimi e centimetri, magari dopo preparazioni affrettate e incomplete, tralasciando di citare le troppo frequenti Caporetto dell’atletica italiana degli ultimi anni.

Libania non è “la solita italo-cubana” che si è sposata un italiano ed ha preso la cittadinanza per scappare dal regime di Fidel Castro. A Cuba, la sua famiglia d’origine ricopriva uno status privilegiato all’interno del partito: il padre è un sindacalista, la mamma una giornalista e lei faceva atletica sin da bambina, in un paese dove gli atleti sono considerati dei veri eroi. Non come in Italia, dove ciò è riconosciuto solo ai viziati calciatori e ai motociclisti.

A soli vent’anni, Libania Grenot diventa campionessa nazionale cubana dei 400 metri e giunge quarta ai Giochi Panamericani. L’anno dopo rivince il campionato nazionale, due medaglie di bronzo ai Campionati Centro Americani (400 e staffetta) e rappresenta Cuba ai Mondiali di Atletica di Edmonton, dove viene eliminata in batteria. E’, forse, la prima di tante delusioni. Poi, l’amore con Silvio Staffetti, romano di Casal Palocco, il matrimonio (2006) e il trasferimento nel “Bel Paese”. La “luna di miele” ha per conseguenza l’abbandono della carriera agonistica per almeno un anno.

 Nel 2008, Libania ottiene la cittadinanza italiana, a ridosso delle Olimpiadi di Pechino. “Abbiamo una nuova Fiona May (la saltatrice in lungo giamaicana che, sposatasi con l’astista Iapichino ha poi vinto – come italiana – due campionati del Mondo)!” strombazzano subito i mass media. Ma è dura ricominciare da zero a venticinque anni, con le strutture di atletica leggera che mette a disposizione il CONI.  A Pechino, tuttavia, Libania migliora in batteria il record italiano diventando la prima donna italiana a scendere sotto il muro dei 51″ e, in semifinale, lo porta a 50″83 ma non ce la fa a qualificarsi per la finale. Qualcuno già storce il naso.

L’anno dopo, Libania Grenot vince i Giochi del Mediterraneo stabilendo un nuovo record di assoluto valore: 50″30. Da allora, non riesce più a ripetersi su quei tempi, inanellando una delusione dietro l’altra, a cominciare dai due quarti posti (400 m e staffetta) agli Europei del 2010, a Barcellona. Nel 2011 emigra di nuovo e va ad allenarsi in Florida, dove allenatori e strutture sono di un altro livello ma, alle Olimpiadi di Londra del 2012, si ferma alle semifinali. Agli europei di quell’anno è solo sesta e, ai mondiali di Mosca (2013),  è ancora eliminata in semifinale (nei 200!) mentre la staffetta 4×400, di cui fa parte, è addirittura squalificata.

La danno per finita, d’altronde ha ormai trent’anni. Nessuno si rende conto che la campionessa caraibica, dalla sua nuova patria, ha assimilato la testardaggine dei sardi, dei genovesi e degli abruzzesi. Né comprendono – i “Soloni” – che queste saltuarie puntate sui 200 sono appositamente programmate per incrementare la velocità di base e mettere distanza tra lei e le avversarie sin dall’inizio, nella distanza doppia. Libania prosegue senza curar di loro e, nel 2014, fa il tempo per gli Europei di Zurigo. Nell’incredulità generale, a trentun anni, si laurea Campionessa europea, in una giornata fredda, uggiosa, dove atleti e atlete gareggiano con i guanti e, a volte, incappucciati. Figuriamoci le difficoltà per chi è nato ai Caraibi. Il tempo, infatti, è alto, 51”10, ma il distacco sulle inseguitrici è consistente (oltre due decimi e mezzo). Pochi, allora, capirono che il futuro di Libania non era più alle sue spalle.

Quest’anno, a inizio stagione, Libania Grenot fa crollare il vetusto primato italiano dei 200 di Manuela Levorato: 22”56. E’ il secondo tempo europeo dell’anno, dietro la fuoriclasse olandese Schippers che, poi, ai Campionati Continentali opterà per i 100, stravincendoli. Ma Libania è cocciuta: vuole il bis europeo sui 400; i 200, per lei, sono solo una gara funzionale a tale meta. Si presenta ad Amsterdam con il quarto tempo sulla gara preferita e i “gufi” sono già pronti a celebrare l’ennesima delusione.

Ma, in semifinale, Libania stravince, con il miglior tempo europeo dell’anno, 50”43, dando almeno dieci metri di distacco alle avversarie. Le sue dichiarazioni a fine gara, palesano una sicurezza e un piglio sconosciuto agli addetti ai lavori: “Ho fatto capire a tutti che sono la regina dei 400. Sono carica al massimo. Domani arrivano i miei parenti, Non ce ne sarà per nessuna, non ho più paura e l’importante è raggiungere i risultati nella manifestazione più importante”. Così infatti è stato, anche se qualche sedicente “esperto” la pronosticava ancora solo argento, alle spalle di una francese che, poi, le è finita cinque metri dietro. E, davanti a papà Francisco e a mamma Olga, Libania ha compiuto il giro di campo della vincitrice, sventolando loro il tricolore della sua patria d’elezione.

di Federico Bardanzellu

Foto: AFP su Quotidiano.net

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