Leon Faun. Lo chiamano Fantasy Rap

Leòn de la Vallée, in arte Leon Faun, è un giovane romano che si sta facendo molto rapidamente conoscere nei circuiti digitali della scena musicale italiana. Sebbene ancora un emergente nel panorama contemporaneo, in meno di un mese ha superato il milione di visualizzazioni su YouTube con la canzone Oh Cacchio. Questo è il quinto singolo di una serie di brani pubblicati finora dal Novembre 2018 e collegati fra loro quasi a formare parti di un film di più ampio respiro.

La musica

Il genere di riferimento di Leon è sicuramente il rap. Come da lui riferito nell’intervista rilasciata a hiphoptender.com, fra le principali influenze ci sono Eminem, il rap americano e Salmo. C’è pure una chiara conoscenza del mondo trap, genere precedentemente avvicinato da Leon sotto il nome LYO (con l’EP Endless). Nella nuove veste del Faun è ricercata una dimensione onirica che guarda a un contenuto fantasy e a flow elaborati, dinamici che si susseguono fra loro con linearità e leggerezza.

Non è facile capire la composizione dei brani, cioè quantificare l’apporto dato dal produttore, Duffy, o se piuttosto Leon si muova con una certa indipendenza creativa. Invero pare emergere un’ottima sinergia fra i due che fa percepire come la musica si adatti al testo quanto il rap sia legato all’accompagnamento proposto. In Horia l’accompagnamento è minimo, tutta la centralità è lasciata alla voce che può muoversi in maggiore libertà. In Cioccorane la musica acquisisce più centralità: l’intro, fra melodia e armonia, sembra allontanarsi dagli stilemi rap per avvicinarsi ai modelli del genere indie prima di riportare al centro il ritmo del testo nelle strofe che seguono. Discorso simile potrebbe farsi per Primavera.

L’impressione complessiva è che sia Leon Faun che Duffy abbiano conoscenza diffusa della musica italiana, in particolare dalla trap alla scena indie (che a Roma, la città di Leon, trova grande seguito dal 2011 dopo il successo de I Cani), di conseguenza effettuano una selezione di elementi del panorama musicale arrivando infine a un prodotto innovativo. Il tutto, inoltre, sostenendo un contenuto legato alla cultura dell’immaginario, citando, nei testi, elementi dei mondi fantasy: Harry Potter, Le Cronache di Narnia, I Pirati dei Caraibi (del resto, come ricorda Luciano Spaziante in Sociosemiotica del Pop, la cultura popular è una cultura di selezione).

I videoclip

Un paragrafo a parte è dedicato ai video, tutti diretti da Thaevil, legati ai singoli proposti da Leon e pubblicati sulla pagina Youtube di quest’ultimo (tranne Animus scritto per la “sfida” musicale degli Arcade Boyz). Tutte le clip sono abilmente confezionate: costumi, personaggi e sfondi evidenziano una attenzione certosina dell’immagine da legare al Fauno. Come i testi della canzoni anche i video propongono un immaginario fantasy e onirico. Ciò fin dalla primo singolo: Horia, pubblicato il 28 novembre 2018, in cui due personaggi mostruosi trascinano seco il cantante in una foresta scura e misteriosa. Questo è l’intro di tutto il lavoro di più ampio respiro di Leon che ancora non si è concluso con Oh Cacchio, pubblicato il 28 novembre 2019.

Leon Faun rivela una certa dote attoriale esponendo una mimica facciale ipnotica quasi disallineata dall’enunciazione vocale o dall’enfasi del testo. I colori vividi delle scene rimandano a un immaginario conturbante ma attraente, mentre il montaggio serrato arricchisce di ritmo le sequenze che si costituiscono a tratti da secondi piani dinamici e primi focali statici e, in altri momenti, viceversa.

Il videoclip è centrale nella produzione degli artisti emergenti; il successo che Leon ha raggiunto in così poco tempo, in rapporto a brani pubblicati e autopromozione, è sicuramente dovuto anche all’ottima qualità dei suoi video musicali.

Fantasy rap?

Scorrendo qualche commento ai video c’è chi si riferisce ai pezzi di Leon come di un genere innovatore della trap mentre altri lo rimandano a un generale rap neanche troppo originale. Certo il contenuto dei testi riflette una ricerca di una cultura fantasy contemporanea propria della generazioni più giovani. Forse anche questa operazione non può dirsi completamente originale. Per fare qualche esempio: molto citazionismo si può trovare nel trapper italiano Ghali, già famoso nella scena da molti anni, spostandoci su un altro genere la commistione fra immaginario e realtà è ricercata dalla band metal milanese Atlas Pain, e come dimenticare i Fiaba che dagli anni ’90 mettono in musica racconti e storie tradizionali. Certo è che Leon Faun e Duffy sono giovani autori che si presentano a un pubblico giovane che ben vive le proposte mediali e internazionali e che, forse, sta spostando la sua attenzione dal trap e dalla musica indie (che in Italia godono di buon seguito da parecchi anni) verso altre proposte: diverse, ricercate, vicine ad una forma conosciuta ma lontane dal contenuto e degli stereotipi che da tempo imperversano nella scena musicale.

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