Le regole del club britannico

Se si vive a Londra si deve essere iscritti ad un club e non c’è un perchè, è così, punto e basta. 

Il club vi caratterizza, vi qualifica, vi presenta. La scelta deve essere, quindi, molto accurata, e l’uomo più alla moda della città, dopo attenta valutazione, non ha avuto dubbio alcuno e si è iscritto al club più in voga del momento: ha riempito un questionario online, comprensivo dei dati della carta di credito, ed in men che non si dica è diventato uno degli orgogliosi soci del club che chiameremo The Ned.

Come molti club, il Ned occupa alcuni locali all’interno di un esclusivo e frequentatissimo hotel di Londra: nella sua immensa hall, a parte quattro o cinque ristoranti, si organizzano party danzanti al suono di musica dal vivo.

Essere accettati in questo tempio del cazzeggio permette alcuni privilegi: anzi tutto, accedere a due ristoranti per soli soci, uno in terrazza, con tanto di piscina riscaldata all’aperto, uno nel basement, in pratica nel sottoscala. Consente, poi, l’utilizzo della palestra dotata di sauna, hammam e piscina coperta. 

Quando ha ricevuto la email di conferma, l’Uomo alla  Moda, da ora detto il Socio, era al settimo cielo: mai visto qualcuno più felice di pagare migliaia di sterline semplicemente per poter accedere ad una palestra e ad un terrazzo.

Ai nuovi soci viene fornito il libro delle istruzioni che contiene, tra l’altro, le regole da seguire all’interno del club, tra le quali: 

1. Divieto di parlare al cellulare nei locali comuni. Se proprio dovete usare il cellulare, c’è uno spazio riservato; praticamente, vi mettono in castigo.

2. Divieto di usare il computer oltre le ore 18. Non se ne conosce la ragione ma le regole sono regole e non si discutono, specie con i britannici.

3. Divieto assoluto di scattare fotografie dei locali e dei soci.

Così la Moglie del Socio, colta nell’attimo in cui fotografava un gabbiano poggiato sul pennone di una cupola, in alto nel cielo, è stata aspramente redarguita da un addetto mentre il Socio, sedutole accanto, manifestava una modestissima partecipazione agli accadimenti ed anzi, se foste stati presenti, avreste giurato che annuiva ai rimproveri, salvo poi guardarsi  distrattamente intorno non appena la Moglie cercava di incontrare il suo sguardo.

“Stavo fotografando un gabbiano nel cielo, non il club o i soci.” sosteneva la Moglie.

“Non si possono scattare foto.” replicava impassibile l’impiegato.

“Ho capito, ma fotografavo un uccello nel cielo!”

“Non si possono scattare foto”, insisteva l’impiegato.

“Tu mi fai buttare fuori!” sibilava il Socio, annuendo partecipativo alle ragioni dell’addetto.

“Ma dai, è assurdo! Stavo fotografando un gabbiano!”

“Sarà un gabbiano, socio” le aveva risposto il Socio, “non usare il cellulare, per favore, mi sbattono fuori, sono responsabile del comportamento dei miei ospiti”.

La Moglie del Socio aveva lasciato correre e non è per vendetta se poi è successo quel che è successo, si è trattato solo di un caso.

Fatto sta che dalla terrazza del Ned si gode una vista meravigliosa sulla cupola di St Paul’s al tramonto ed il Socio e la Moglie erano lì in una delle serate calde con le quali Londra, d’estate, può sorprendere.

Stavano proprio bene, bevevano un bicchiere di buon vino e fumavano un ottimo sigaro cubano, in pace e rilassati; per l’occasione, la Moglie del Socio aveva deciso di far risaltare la sua abbronzatura indossando una maglia bianca a giganteschi pois gialli fosforescenti, che detta così può sembrare terribile ma che, invece, era deliziosa anche se sì, forse faceva un po’ effetto giubbino catarifrangente, di quelli che devi tenere in dotazione in auto. 

Erano lì, tranquilli, a fumare, quando il telefono della Moglie vibrò (la soneria era stata eliminata per evitare problemi).

“Tesoro, è Flavio” disse lei, “Vado a rispondergli nell’angolo del castigo.”

“Brava.” rispose il Socio, rilassato dal rispetto che la Moglie stava mostrando per le regole del club.

Così lei si alzò, aprì la porta a vetri che immette nella parte coperta della terrazza dove si trovano i tavoli del ristorante, superò il bancone della reception, girò sulla destra e si  sedette nell’angolo dei “centralinisti”.

Finita la telefonata, la Moglie si alzò, tornò indietro, girò l’angolo del corridoio, ripassò accanto al bancone della reception e, con il telefono in mano e la testa piegata a guardare un messaggio appena arrivato, si diresse a grandi falcate verso il Socio quando… SBAM!!!!

Fu un boato che fece sobbalzare il Socio e, con lui, tutti gli avventori del ristorante: è incredibile il rumore che provoca un corpo che si schianta contro una porta a vetri chiusa, davvero, e il corpo della Moglie aveva fatto proprio tanto, tanto rumore. 

A dirla tutta, il Socio aveva notato la Moglie tornare, che con quella maglia fosforescente, la Moglie era visibile da Wimbledon; come a rallenty l’aveva vista falcare verso la vetrata chiusa e, con terrore crescente, si era detto “La vedrà! La vedrà! Si fermerà! Dio, falla fermare! Ti prego!” ma lei niente, accecata dal suo cellulare, era andata dritta, decisa e sparata a schiantarsi contro il vetro. 

I presenti ancora narrano che si trattò di un incontro fragoroso.

Inutile dire che tutta la sala si voltò, con il fiato sospeso, verso la donna con i catarifrangenti, perchè tra il rumore ed il colore era impossibile non notarla.

Fortuna aveva voluto che, camminando a lunghissime falcate e guardando il cellulare, la Moglie avesse la testa piegata in avanti quel tanto che era bastato a farle dare prima un calcio al vetro, il che aveva rallentato la sua gloriosa avanzata, e poi una testata che aveva prodotto indubbiamente un certo frastuono ma nessun danno a cose o Mogli.

Gli addetti alla reception le si fecero subito intorno:

Everything ok?” le chiese colui che l’aveva aspramente rimproverata per la foto al gabbiano e che, in barba al noto aplomb britannico, pur tentando di simulare preoccupazione e affetto mettendole una mano sulla spalla, zampillava lacrime di risate represse.

Yes, thank you” rispose lei che, non essendo britannica a non avendo quell’aplomb, stava ridendo fino alle lacrime.

“Hai fatto un botto pazzesco!” le disse lui.

Il Socio, dal canto suo, paralizzato sul divano dall’altra parte della vetrata, riusciva solo ad aprire e chiudere la bocca incredulo.

“Non è possibile!” pensava, “Quella mi vuole far buttare fuori dal club. Lo fa apposta. Non è possibile.” e, incrociato lo sguardo di lei, l’aveva fissata scuotendo la testa  e ripetendo piano “Non dire che sei mia moglie, ti prego, nega!”

Da quel giorno, la Moglie è diventata molto popolare al Ned: i ragazzi che lavorano lì la salutano con larghi sorrisi e lei ha la netta sensazione che la seguano, sai mai che se ne uscisse con un nuova, imperdibile, performance.

Alla vetrata è stato applicato un adesivo colorato, nel tentativo di preservarla da eventuali, ulteriori ed imprevedibili attacchi della Moglie. Per ora non è più accaduto nulla. Per ora.

Il Socio continua a frequentare il club ma preferisce andare in terrazza senza la Moglie. 

La Direzione del Ned, nell’interesse delle proprie vetrate, sta valutando di concedere alle Moglie una deroga all’uso del telefono, perchè le regole sono regole ma di fronte ad accadimenti incredibili anche i britannici non possono che piegarsi.

E, comunque, il club ti caratterizza, ti qualifica, ti presenta ed il Socio sarà per sempre il marito di quella che si è schiantata sulla vetrata.

N.d.A.

Ogni riferimento a persone o a fatti realmente accaduti è puramente casuale e, comunque, io non sono la Moglie del Socio ed è puramente casuale che Ammi sia socio al The Ned. E che stia seriamente valutando di non rinnovare la membership. Casualissimo.

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