L’arte della liuteria cremonese, fra tradizione e innovazione

liutaio

Dici Cremona e pensi alla liuteria. Da quasi cinque secoli la città lombarda è la capitale mondiale nell’arte della costruzione dei violini, che deve le sue origini ad Andrea Amati, artigiano e liutaio nel cui laboratorio lavorarono nel corso del ‘600 anche Andrea Guaneri e Antonio Stradivari, probabilmente il nome più noto anche al grande pubblico. Una tradizione, quella cremonese, che è stata riconosciuta anche come patrimonio culturale immateriale dall’UNESCO nel 2012.

Oggi sono diverse le istituzioni che difendono e promuovono questa arte, e fra queste c’è anche Cremona Musica International Exhibitions and Festival, la più importante fiera al mondo per gli strumenti musicali d’alto artigianato, che prende il via a Cremona proprio domani, 28 settembre. Per tre giorni la città di Stradivari accoglierà decine di liutai provenienti da tutto il mondo, ma la delegazione di artigiani cremonese è sempre molto folta.

Perchè anche se è passato oltre mezzo millennio dalla nascita di Andrea Amati, ancora oggi a Cremona c’è una concentrazione di liutai senza pari al mondo. Decine e decine di botteghe in cui si lavora per creare il violino perfetto, riprendendo i concetti dei grandi maestri, studiandoli, rivisitandoli, sperimentando, e utilizzando le nuove tecnologie a disposizione.

Proprio questo rapporto fra la grande tradizione della liuteria cremonese e l’innovazione è uno dei temi più interessanti legati a questo mondo, ed è uno dei temi sui quali sono stati intervistati alcuni degli espositori della fiera cremonese. Quanto c’è di nuovo e quanto c’è di antico nei violini artigianali di oggi?

Fra i più legati alla tradizione troviamo il Maestro Daniele Tonarelli, che proprio a Cremona è nato e lavora: “Dai Grandi Maestri occorre imparare lo stile e bisogna capire come siamo arrivati a questi risultati. In fondo lo strumento non è molto cambiato e anche la sua costruzione oggi è estremamente simile a quella del 1700, per quanto si siano sviluppate alcune strumentazioni. Per questo continuiamo a studiare quelli antichi, anziché quelli moderni. Il 99% di ciò che c’è negli strumenti antichi cerchiamo di mantenerlo. Oggi c’è anche una costante ricerca del cosiddetto “suono perfetto”, ma non credo esista una cosa del genere. Ogni violinista vuole lo strumento adatto a lui, e bisogna essere in grado di capire le sue esigenze”

Massimo Negroni (foto a destra), anche lui cremonese, è di simile avviso: “Io sono anche insegnante alla scuola di liuteria, dove abbiamo fatto diversi studi per trovare un’alternativa, ma sono stati un buco nell’acqua. Quindi per ora andiamo avanti con i classici, che per il momento sono insuperabili. Però ci abbiamo provato. Abbiamo sviluppato modelli alternativi… ma sempre con risultati negativi. Il modello classico rimane sempre un’icona insuperabile. Io ormai non sono più giovanissimo, spero che i giovani avranno più fortuna di me in questa ricerca”.

Li fa eco Stefano Trabucchi, anche lui fra i più apprezzati liutai di Cremona: “Prendo spunto dai modelli classici cremonesi e li riguardando in chiave personale, ma seguendo sempre la loro impronta e cercando di perpetuare questa tradizione che per i liutai e i violinisti è quasi mitica. Oggi ci sono anche dei software che si possono usare, ma personalmente non li uso. La liuteria è un settore molto classico e tradizionalistico anche nelle tecniche di lavorazione, e anche io sono molto classico nell’affrontare il lavoro_ la mano del liutaio è insuperabile.

Per Andrea Zanrè, del laboratorio parmense Scrollavezza & Zanrè, i modelli dei Grandi Maestri sono sì un punto di riferimento, ma anche un punto di partenza: “Alcuni ottimi musicisti hanno ritenuto di potersi esprimere ugualmente bene su strumenti contemporanei. I grandi classici del seicento e del settecento rivestono un estremo interesse per i liutai contemporanei quale costante riferimento nel loro lavoro, sia nel repertorio di modelli che nella lezione estetica e di bellezza sonora che ci trasmettono, e per tale motivo questi preziosi strumenti, che hanno già alcuni secoli, dovrebbero essere il più possibile preservati in ambito museale al riparo dall’usura e dagli interventi di manomissione che troppo spesso ne hanno compromesso l’integrità. La liuteria deve quindi poter evolversi anche nel presente, così come è già accaduto in maniera universalmente apprezzata nel corso del XX secolo, in primo luogo in Italia”.

Fra i liutai più innovativi di Cremona Musica c’è anche Frédéric Noharet, francese di nascita, residente a Parma, ma cremonese di formazione, sul cui sito campeggia una scritta che riassume la sua filosofia, ‘Cercando il segreto di Stradivari, ho trovato il mio’: “Alla conclusione della mia formazione Cremonese ho iniziato una specie di percorso di “antropologia liutaria” partendo dai modelli della famiglia Amati. Decisi di seguire le mie intuizioni, immaginando le conoscenze, le condizioni di lavoro e le attrezzature in mano ai Grandi Maestri e cercando di rispondere alla domanda: “Quale soluzione adottavano, e perché?”. Il mio rapporto non è stato quindi con i modelli, ma oserei dire, direttamente con i Maestri stessi. Dal mio punto di vista sono questi miei modelli originali ad ispirarsi pienamente alla tradizione”.

Qualunque sia la miscela di tradizione e innovazione che i maestri liutai mettono nei loro strumenti, dopo cinque secoli Cremona e l’Italia sono ancora un punto di riferimento a livello mondiale per la produzione di strumenti artigianali, e continuano ad attrarre musicisti, amatori, professionisti e assolute star della musica sempre alla ricerca dello strumento perfetto, oltre a turisti curiosi di vedere una città in cui basta camminare pochi passi per imbattersi in una vetrina di violini d’artigianato.

Foto di Vincent Blanc da Pixabay 

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