L’arte del gesticolare “Made in Italy”

italian-gestures1Esistono molte abitudini italiane, per noi assolutamente normali, che gli stranieri trovano sorprendenti o inesplicabili. Fra le abitudini che suscitano più curiosità, forse, c’è quella di gesticolare mentre si parla.

Che tu sia del Nord o del Sud, povero o ricco, giovane o vecchio, che appartenga alle strade o ai salotti, agli elettori o agli eletti, ai parlamentari o ai premier o persino che tu sia il presidente della repubblica, se sei un italiano non puoi sfuggire all’arte del gesticolare. È il «made in Italy», quello dei gesti coi quali parliamo, sbeffeggiamo, ci arrabbiamo e, in sostanza, comunichiamo nella vita quotidiana.

La gestualità fa parte di quel complesso agglomerato di pratiche, chiamato linguaggio non verbale, che rappresenta il 55% della comunicazione. Il gesto, infatti, non sostituisce la parola, ma la arricchisce. È un linguaggio parallelo, che aggiunge sfumature o cambia il significato del nostro discorso. Provate a parlare senza muovere un muscolo: la vostra voce sarà monotona e insignificante. Forse, per chi ci guarda dall’esterno, i gesti sono solo un balletto incomprensibile, una serie di movimenti senza senso. Ma in Italia la gestualità è un elemento culturale molto importante e non semplice folklore.

I gesti sono un linguaggio codificato e preciso e hanno un significato chiaro per chi sa interpretarli. Con il gesto possiamo esprime un’emozione meglio di molte parole, perché il movimento è più spontaneo e sincero della parola. Possiamo esprimere rabbia o gioia, indifferenza o sorpresa, e cambiare l’ampiezza e l’intensità secondo lo stato d’animo e la situazione.

La gestualità, è l’espressione di una grande capacità di comunicazione. È una marcia in più che gli Italiani hanno rispetto ad altri popoli. La mimica raggiunge nel Napoletano e in Sicilia addirittura forme d’arte. Si legga quel che Barzini ha scritto in “Italians” sulla capacità espressiva dei Siciliani per comprenderla pienamente. I gesti, la mimica, aggiungendosi all’oralità che perfezionano e arricchiscono, costituiscono un linguaggio ricco e complesso.

Per molto tempo, influenzati dalle buone maniere anglosassoni, si è pensato che usare troppo le mani quando si parla fosse volgare e campagnolo. In realtà, questa nostra peculiarità ha radici storiche. Vista la naturale predisposizione di ogni singolo individuo alla gestualità, “l’arte del gesticolare” è stata per secoli parte integrante del processo comunicativo tra esseri umani, fino all’introduzione della lingua unica. In Italia, con l’arrivo del “volgare” reso popolare dalla scrittura di Dante, Boccaccio e Petrarca, gesticolare è divenuto sinonimo di maleducazione. Quante volte abbiamo sentito dire che, gesticolare vistosamente quando si parla, è un’azione priva di ogni forma di galateo?

Eppure, al di là di ogni forma od etichetta, l’arte del gesticolare in realtà semplifica la comunicazione aumentandone altresì, l’intensità espressiva. Pare che l’uso del linguaggio delle mani, sia stato importato nelle regioni del sud Italia dalla Grecia, trasformandosi in fretta in caratteristica indiscutibile di tutti i popoli mediterranei.

Inoltre, si è recentemente scoperto che la gestualità tipica italiana non avrebbe solo radici culturali, ma anche biologiche. Uno studio della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, infatti, ha dimostrato che gesti e “prosodia” (intonazione e ritmo del parlato) fanno parte di un solo “sistema di comunicazione” a livello cognitivo, e che si parla con “tutto il corpo”, non solo con il tratto vocale.

Altri studi dimostrano poi come avere una buona capacità gestuale sia fondamentale per una comunicazione efficace. Sfatato il convincimento che “parlare con le mani” sia un atteggiamento maleducato, la caricatura di una macchietta dell’italiano irruento, ignorante e pasticcione, incapace di esprimersi senza l’ausilio dei gesti. I gesti sono utili, anzi: fanno la differenza. È dimostrato da studi scientifici che il 70/80% dell’informazione arriva al cervello attraverso gli occhi, attraverso quello che vediamo, a conferma di quanto la gestualità sia una componente importante – se non fondamentale – della comunicazione. L’istinto che ci porta a gesticolare è fra i più radicati: gesticolano anche le persone che parlano al telefono; gesticolano i bambini piccolissimi; gesticolano i non vedenti quando parlano con altri non vedenti.

È chiaro quindi, quanto questa nostra “pratica quotidiana” sia in realtà parte integrante, in quanto italiani, del nostro modo di essere, di sentire e di comunicare. L’espressività italiana senza il suo esuberantemodo di gesticolare probabilmente perderebbe gran parte della sua peculiarità e della sua carica comunicativa. Il gesto non è perciò un accessorio superfluo del nostro linguaggio, ma parte integrante di esso alla stregua di tanti altri elementi.

di Arianna Orlando

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