Lammily: la Barbie che ci assomiglia davvero

lammily-normal-barbieSiamo abituate al suo sorriso bianchissimo, ai suoi lunghi capelli biondi, ai grandi occhi azzurri e al suo corpo da favola. E’ la Barbie, come la conosciamo da sempre: la bambola più venduta al mondo dal 1959, orgoglio e miniera d’oro della Mattel. 

Nata da un’idea rivoluzionaria e qualche spunto rubato alla tedesca Bild Lilli, vanta una serie di primati tra cui l’essere stata il primo giocattolo pubblicizzato in tv, l’aver avuto una serie di personaggi e accessori da collezione creati per enfatizzarne le caratteristiche e una vera e propria “biografia”: dagli studi alla Manhattan International High School fino alla corsa per la Casa Bianca, in rappresentanza del Partito delle Ragazze. barbiearticle-2574183-1C1148BA00000578-684_306x737

In Italia il fenomeno non è stato da meno: nella patria della moda la signora in rosa ha perfino sfilato sulla passerella di Moschino, che le ha dedicato l’intera collezione autunno inverno 2014.

La storia di Barbie dovrebbe farci pensare alla più straordinaria delle figure femminili: intraprendente e sexy, icona di stile circondata da un facile mondo in rosa shocking, uomini fascinosi e amiche belle almeno quanto lei, con tante case, tante cose e nessun pensiero per la testa.

Ma quello che sembra il ritratto di una vita perfetta altro non è che l’insieme di fantasie irrealizzabili e stereotipi sessisti che da decenni condizionano l’autostima e la consapevolezza delle future donne.

Finalmente i pezzi grossi se ne sono accorti e quindi bando a proporzioni innaturali, gambe lunghissime e capelli perfetti: la nuova e “peggiorata” barbie è appena arrivata sul mercato per farci tornare alla realtà, portandosi addosso acne, smagliature, una taglia più umana e, addirittura, la cellulite.

barbiearticle-2574183-1C11492800000578-101_306x737Lammily, il cui nome si ispira a quello del suo creatore Nickolay Lamm, ha le gambe più corte, il viso struccato, le cosce più grosse e un intero pacchetto di difetti sotto forma di adesivo da poterle attaccare addosso.

Il suo sorriso pacifico e i suoi lunghi capelli castani la fanno assomigliare a una qualsiasi ragazza comune, quasi la ringiovaniscono, e la prima impressione guardandola è che ci assomigli.

Basta già quest’ultimo dettaglio a rendercela simpatica. La vera rivoluzione però sta nel non poter associare nessuna di quelle idee stereotipate e sessiste all’immagine della Lammily. Niente del suo aspetto, dei suoi vestiti o degli accessori ci fa pensare a una ragazza fragile, incapace di cavarsela da sola e assolutamente dipendente dagli uomini e dall’apparenza.

Lammily e Lamm ci insegnano a giocare con le imperfezioni più comuni e ci ricordano che non esiste nessuno standard da seguire per essere belle, che non siamo nemmeno obbligate ad esserlo e che i difetti fisici ci distinguono perché rappresentano aspetti unici, non replicabili, completamente originali. Fanno tutto questo nel modo più semplice e più efficace: puntando sulla parte infantile che ognuna continua a custodire anche in età adulta. Insomma, le grandi approvano in pieno.

Resta l’ultimo ostacolo, forse il più difficile, cioè saggiare la reazione delle più giovani: quante di loro rinunceranno alla fantasia per accettare la realtà?

di Simona Scardino  

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