La prima festa di compleanno in terra britannica

Organizzare un party, a prescindere se hai 15 anni o 150, genera sempre due tipi di ansie: oddio, non ho comprato abbastanza cibo e bevande, contrapposta ma parallela a, oddio, non verrà nessuno. A rigor di logica, l’una dovrebbe escludere l’altra ed invece le due ansie coesistono e ti perseguitano fino a che la tua festa non si è avviata. Se si tratta del primo party che organizzi in terra britannica, allora il livello di ansia sale alle stelle. E c’è un solo modo per farla passare: comprare.

Tra acquisti on line e dal vivo, ho riempito il frigo di vino e birra, oltre ad Aperol, Campari e lemonade, come mi ha chiesto Flavio: lui si occuperà del cocktail di benvenuto, Spritz Aperol o Campari a scelta dell’ospite. Perfetto. Andrea, il suo fidanzato, è addetto alla preparazione di torte rustiche: come le fa lui, nessuno. Ma un aperitivo italiano senza pizzette di sfoglia che aperitivo è? E così ho contattato un catering italiano e ordinato pizzette di sfoglia, rustici, pan brioche e, of course, torta di compleanno. 

Contrariamente alle mia abitudini, ho preso appuntamento dal parrucchiere sabato mattina, per una piega, dando retta a mia madre ”così sei più ordinata”.

“Please, I don’t want to seem my grandmother” ho chiesto al parrucchiere, il quale mi ha preso alla lettera, salvo per il “don’t”, e sono uscita che parevo davvero mia nonna.

“Stella, che ti hanno fatto?” mi ha chiesto Flavio guardandomi in video call, “pari tu’ nonna!”

“Una tragedia, Flavio! Una tragedia!” ho detto sull’orlo della disperazione.

“Tranquilla. Tanto noi arriviamo prima e sistemiamo tutto. Però, anche tu, magari datti una truccata, guarda come stai, tesoro!” il che, essendo io già truccata, non mi è stato di grande aiuto.

Alle 4 del pomeriggio, pettinata come mi’ nonna e ancora all’oscuro su come mi sarei vestita, sono stata assalita dall’ansia della scarsità di cibo ed ho iniziato a preparare una torta rustica; quando ho azionato il mixer Ammi, che giaceva sul divano, ha espresso un netto disappunto “E che cavolo! Stavo riposando! Non stai mai ferma!”

“Non sto ferma no! Hai capito che tra tre ore arrivano i nostri amici?”

“Non stai mai ferma!” ha ripetuto, prima di chiudersi, per protesta, in camera da letto.

Alle 5 ho iniziato il restauro estetico: ci sono voluti buoni 35 minuti per sistemare i capelli in modo da cancellare “mi’ nonna”; il trucco ha fatto il resto.

Alle 5.40 ho aperto i cassetti giusti dai quali è saltato fuori, insperatamente, l’abbigliamento adatto. Evvai! Sono vestita, pettinata e truccata.

Alle 6 in punto ha suonato il catering. Ero così contenta di non essere più “mia nonna” che ho preso i vassoi e pagato senza nemmeno guardare il cibo. È fatta, ho pensato, ho tutto. E quando alle 6.10 sono arrivati Flavio e Andrea ero raggiante.

“Tesoro, stai bene!” mi ha detto Flavio, “ed è tutto al posto.” ha aggiunto guardandosi intorno. Non avevamo altro da fare che sistemare il cibo sul tavolo e, finalmente, assaggiare pizzette e pan brioche.

Pan brioche

“Pan brioche, la felicità!” ha detto Flavio mentre scartava la confezione, avvolta nella stagnola e..

“E questo cos’è?” ha chiesto, guardando inorridito un cumulo di pane, insalata, pomodoro e qualcosa di unto che trasudava.

“Oddio!” ho detto io sentendo venire meno le forze.

“Magari è buono” ha cercato di essere ottimista Andrea, e ha assaggiato un pezzo di pane, ha masticato e “No, Vale, mi dispiace: posso dirti che è più bello che buono. E poi, hai chiesto tu di mettere l’aglio?”
“Aglio?” ha strillato Flavio, atterrito peggio di un vampiro e si è lanciato a scartare il vassoio delle pizzette.

“Ma Vale, sono di pane, non di sfoglia!”

“Come di pane?” il mondo mi stava crollando addosso.

“Magari sono buone” ha insistito Andrea, chè l’ottimismo non lo abbandona mai  ma, “No, Vale: non sono lievitate. Immangiabili. Però, tranquilla: abbiamo le torte rustiche.” mi ha detto sorridendo e guadandomi tenero con quei suoi occhioni buoni.

Pizzette

“Ragazzi, è una tragedia! Tocca che li sbronzi tutti, Flavio, così li distraiamo dal cibo.”

“Tranquilla, ci penso io. E tu butta quel pan brioche che non si può vedere.” 

“Ma ci sarà abbastanza cibo?” ho chiesto.

“Ma certo! Tanto vedrai che qualcuno ti darà buca.”

Sono venuti tutti: 17 affamati davanti ad un buffet che sarebbe stato vuoto senza l’aiuto dei miei amici. 

L’accoglienza alcolica di Flavio è stata impeccabile e non ha risparmiato nessuno.

I miei amici si sono mischiati tra loro e si sono divertiti.

Il cibo è finito, ad eccezione delle pizzette: anche i più affamati si sono arresi davanti a quelle cose immasticabili. 

La torta si è rivelata un rettangolo bianco, insperatamente commestibile anche se insapore, però utile per spegnere le candeline che Flavio ed Andrea mi avevano portato: non tante quante i miei anni, se no stavo ancora lì a soffiare, ma abbastanza per far sembrare quella cosa biancastra una torta di compleanno. Perchè, poi, alla fine, il compleanno non è il cibo, non è la  torta o il vino ma è stare con i tuoi amici. Ed i miei c’erano tutti.

n.d.r. 

Ogni riferimento a catering realmente consegnati ed a pan brioche e pizzette immangiabili potrebbe essere casuale ma i miei amici no, quelli sono tutti reali e Flavio, te lo prometto: per il prossimo party, ordinerò tutto da Princi.

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