La politica tedesca in un limbo

La bandiera della Giamaica davanti al parlamento tedesco (dpa)Con la decisione dei Liberali (FDP) di interrompere le trattative per la formazione del governo la politica tedesca è entrata in acque sconosciute e insidiose. Già all’indomani delle elezioni del 24 settembre scorso si era capito che i perdenti erano i tradizionali partiti di governo e che il prezzo politico da pagare sarebbe stato quello dell’incertezza politica. Si era capito che la forte perdita di consensi della SPD avrebbe portato i socialdemocratici di Martin Schulz all’opposizione lasciando ad Angela Merkel il difficile compito di trovare nuovi alleati di governo. Si era capito che i partiti della nuova coalizione nero-verde-giallo chiamata Giamaica (Unione CDU-CSU, Verdi e FDP) avrebbero dovuto ampiamente smussare le proprie posizioni per giungere ad un accordo duraturo sul programma.

Domenica 19 novembre il capo della FDP Christian Lindner ha abbandonato il tavolo delle trattative. Prima di farlo ha affermato che tra i partiti manca la fiducia, che in assenza di fiducia non sarà possibile formare un governo stabile e che è “meglio non governare, che governare male”. Il giorno dopo Angela Merkel si è recata dal presidente della repubblica Frank-Walter Steinmeier a riferire sulla situazione. Come era prevedibile Steinmeier ha richiamato i partiti ad assumersi la responsabilità di formare un governo nel rispetto del mandato ricevuto dall’elettorato.

Martedì 21 novembre ha avuto luogo la seconda seduta del nuovo Bundestag (il parlamento tedesco – la prima seduta, del 24 ottobre, era servita a nominare Wolfgang Schäuble presidente del nuovo parlamento, ndr). In questa seduta anche Schäuble ha richiamato i deputati alle loro responsabilità ed ha affermato che il momento è, sì, straordinario, ma che non si tratta di una crisi di Stato e che la Costituzione contiene gli strumenti per gestire adeguatamente le difficoltà. Durante la stessa seduta Angela Merkel ha avuto un breve scambio verbale con Martin Schulz. Questo scambio, il cui contenuto non è stato reso noto, è stato poi oggetto di speculazioni da parte dei media e degli analisti. La cancelliera ha forse lanciato un appello al capo della SPD per la formazione di un governo con l’Unione CDU-CSU?

Dopo il fallimento della coalizione Giamaica la riedizione della “Große Koalition” rappresenta una delle possibili alternative davanti a cui si trova la Germania. Le altre alternative sono essenzialmente due: un governo di minoranza e nuove elezioni politiche che andrebbero indette al più tardi entro la prossima primavera. Queste tre alternative unitamente alla quarta rappresentata da un nuovo tentativo di formare un governo “giamaicano”, rappresentano, nel loro complesso, lo scenario che la politica tedesca offre ai cittadini. E’ uno scenario inedito che comporterà un forte coinvolgimento del presidente della repubblica, cosa mai successa dalla costituzione della Repubblica Federale Tedesca e cioè dal settembre del 1949.

Frank-Walter-Steinmeier (dpa)Dopo aver sentito Angela Merkel è stato già reso noto il calendario degli incontri che Steinmeier, foto a sinistra, avrà con tutti i partiti eletti al Bundestag. Ieri il presidente ha incontrato i responsabili di partito dei Verdi (la signora Simone Peter e Cem Özdemir, agguerrito politico di origini turche, ndr) e dei Liberali (il sopracitato Christian Lindner). Oggi ha incontrato Horst Seehofer capo dei cristiano sociali bavaresi, da molti accusato di intransigenza nei confronti della stessa Angela Merkel, sua alleata di partito). Domani sarà la volta di Martin Schulz capo della SPD, suo partito di provenienza (nella precedente legislatura Steinmeier aveva svolto il ruolo di ministro degli esteri). La prossima settimana sarà la volta della sinistra (die Linke) e del partito di estrema destra Alternative far Deutschland (AfD).

I temi principali sui quali è mancato l’accordo sono stati quelli della politica migratoria, dell’energia, delle misure per contrastare i cambiamenti climatici. A seguire la politica estera, il fisco e la difesa. Nulla di nuovo. E tutto sommato c’era da aspettarselo che tre partiti così diversi – uno dei quali, l’FDP, peraltro assente dal parlamento nella precedente legislazione – avessero qualche difficoltà a mettersi d’accordo. Fin qui, in estrema sintesi, i fatti. Ai quali aggiungiamo alcuni commenti e considerazioni.

Una prima considerazione riguarda la storia. Nel 1933 l’avvento al potere di Adolf Hitler segnò la fine della repubblica di Weimar ovvero di un periodo, seguito alla prima guerra mondiale, in cui nonostante le difficoltà economiche la società tedesca aveva conosciuto una fase di relativa crescita caratterizzata dalla trasformazione dell’economia da agricola a industriale e dal tentativo di attuare una democrazia liberale. Pur essendo molto lontana e diversa, nel tempo e nei fatti, dalla repubblica di Weimar la situazione attuale trova nell’ascesa del partito di estrema destra AfD un elemento di confronto (inquietante, almeno sul piano culturale), che potrebbe potenzialmente rappresentare un rischio per la stabilità politica e per la stessa sopravvivenza dei partiti tradizionali tedeschi. A dimostrazione di ciò si pensi a cosa è recentemente successo nella vicina  e ricca Austria.

Una seconda considerazione riguarda l’Europa. La fase di stallo della politica tedesca è conseguenza della indeterminazione, se non della latitanza, della politica europea. Migrazione, clima, energia, esteri, difesa e perfino fisco sono temi che richiederebbero un approccio globale per la ricerca di soluzioni comuni a livello continentale. In assenza di una politica europea che detti regole e stabilisca obiettivi condivisi, l’onere di colmare il vuoto ricade sulle singole nazioni. Questo vale anche per la  Germania che dunque  paga il prezzo della incapacità dell’Europa di adottare una politica comune rispetto ai grandi problemi che attanagliano il mondo nel 21esimo secolo. Per contro l’incapacità della Germania di dotarsi di una politica condivisa, a livello nazionale, per affrontare i suddetti temi si ripercuote inevitabilmente sull’Europa, indebolendola ulteriormente.

La terza e ultima considerazione riguarda la società, ovvero le persone, uomini e donne che fanno della politica il proprio mestiere. Ciò che sta mancando alla Germania in queste ore è il coraggio di cogliere la sfida che questo momento storico le pone davanti, quella di farsi promotrice se non della rinascita almeno della salvezza della idea europea. Da solo, il coraggio di cogliere la sfida non basta. Esso dovrebbe essere accompagnato da altre virtù e capacità, in primis da una visione strategica e progressista della società e del mondo. Oggi tutto ciò manca, in Germania come nel resto d’Europa e del mondo, perché la società non riesce a produrre politici all’altezza delle sfide attuali. Ed è improbabile che a tal uopo riusciranno gli appelli alla responsabilità che Frank-Walter Steinmeier e Wolfgang Schäuble hanno rivolto al neoeletto parlamento tedesco.

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