La Gran Bretagna all’epoca del Coronavirus

Ma vi siete almeno un pochino preoccupati per me?

Insomma, la mia London Eye tace da un po’, non vi ho dato notizie e, di questi tempi, poteva essermi successo di tutto, ivi incluso aver “infrociato”, come si dice a Roma, contro Coronavirus. 

No, niente di tutto questo, sono sempre qui, sana e salva. Almeno per ora. Perchè c’è poco da scherzare, Coronavirus è in Italia ma non è che la Gran Bretagna ne sia immune: il dannatissimo “vairus” (che non glielo spiegheremo mai che virus si deve pronunciare virus) c’è ed aumenta di giorno in giorno. Non c’è stata la rapidissima diffusione che ha avuto in Italia ma da 46 casi a 319 è stato un attimo: ieri 46, oggi 319, domani chissà.

Ecco però alcune cose che qui non ci sono.

Anzi tutto non abbiamo avuto la sfiga colossale di avere un Paziente Uno come quello di Codogno. Non voglio fare ironia sul povero Mattia, il Paziente Uno appunto, che, dopo venti giorni, ancora giace in un reparto di rianimazione, però che jella colossale che questo virus dannatissimo abbia infettato proprio lui! Perchè il Paziente Uno, inconsapevole di essere stato contagiato, ha frequentato tanta gente quanta io ne vedo in un anno e mezzo: ha corso due mezze maratone nel giro di una settimana e, per restare in esercizio, ha anche fatto una partitina a calcio. Ed è stata tragedia. Mattia non solo era infetto ma aveva, evidentemente, un potere contagiante straordinario. Così è partita la catena di contagi e quello che è accaduto e sta accadendo nel nord Italia lo sappiamo tutti.

Senza un paziente uno come Mattia, in Gran Bretagna non ci sono, almeno per ora, focolai di infezione da Coronavirus così vasti e così pericolosi.

Questo non significa che il virus non ci sia e tutti sanno che 319 casi accertati sono l’avviso che è bene modificare il proprio stile di vita.

Un’altra cosa che non sta accadendo è che la politica non sta facendo politica sul virus. Complicato da capire, eh? Lo so, è incredibile ma i politici, in UK, non stanno sfruttando la strisciante paura del Coronavirus per accaparrarsi i voti dei più sprovveduti: magari, in privato, si stanno sgozzando tra loro ma, pubblicamente, l’opposizione non grida che per colpa del governo moriremo tutti o roba simile ed il fronte sembra comune. 

Così come sono moderati i toni dei politici, allo stesso modo sono equilibrati i giornali ed i giornalisti: non ci sono titoli che generino panico anche se tutti avvertono che i contagi saranno migliaia. E questo è un dato, non un’opinione. Vengono pubblicati i numeri della diffusione insieme alla raccomandazione di lavare spesso le mani e, se si abbiano sintomi influenzali, di chiudersi in casa e chiamare il numero del soccorso sanitario.

C’è, poi, una categoria che manca: tutta quella pletora di epidemiologi, scienziati e virologi, neo laureati alla Internet University, qui non si sente. Ci sono, di certo, coloro che hanno opinioni discordi: ci saranno quelli che “tanto è solo un’influenza”,  “a che serve lavarsi le mani” o “è tutto un complotto” però, in puro stile British, non sbandierano il loro pensiero come fossero dei vati, chè tutti hanno diritto alle loro idee ma non a diffondere idiozie.

A dirvela tutta, sono mancate anche altre cose.

Anzi tutto un controllo tempestivo negli aeroporti: fino alla scorsa settimana a chi rientrava dall’Italia, zone rosse a parte, non veniva controllata la febbre.

Anche con i tamponi i britannici sono stati, come da tradizione, tirchi. 

Un esempio.

Una mia amica, italiana e del veneto, torna da Parigi con l’influenza. Il marito, britannico, avverte subito il servizio sanitario. Gli dicono che verranno a fare il tampone. Poi lo richiamano e gli comunicano che, a causa delle tantissime richieste, non hanno abbastanza personale ed il tampone dovrà andare a farlo la malata. Il marito risponde che l’ammalata non solo è ammalata ma non guida, quindi la accompagnerà lui in macchina. E, ovviamente, prenota due tamponi: per la moglie e per sè. Gli rispondono che il protocollo prevede il tamponamento solo dell’ammalato, i conviventi devono restare in quarantena e saranno controllati  solo all’esito, eventualmente positivo, del tampone fatto. Dei geni, eh? Considerando che il tampone viene effettuato dopo circa 72 ore dalla richiesta ed il risultato arriva entro altre 72 ore, potrà passare ben più di una settimana prima che l’accertamento sia completo e prima di poter isolare tutti coloro che siano stati in contatto anche con il coniuge del malato. E nel mentre il virus prolifica. 

E questo prolificare ha un costo umano ed economico incalcolabile.

Ma tutto questo non si dice: they’re British, sono britannici, parlano a voce bassa e non esibiscono emozioni. Sollecitano il lavoro da casa (poi qualcuno mi spiegherà perchè in Italia lo chiamano smart working, terminologia che i britannici non conoscono) ma gli assembramenti sui mezzi di trasporto, nelle ore di punta, continuano ad essere impressionanti. Quanto a prevenzione, i britannici sono un disastro. Ci scommetterei che stanno cercando di bilanciare il rischio epidemico con il costo che avrebbe sospendere attività di vario genere: hanno già Brexit da pagare, il Coronavirus non rientrava nel budget.

Qualcosa nella comunicazione, però, è sfuggito di mano.

Perchè non c’è panico nè allarmismo ma o loro, i britannici, sanno qualcosa che io non so oppure non hanno capito niente: perchè va bene fare razzia di riso o carne, di surgelati o scatolette, ok, posso comprenderlo. Ma la carta igienica? La carta igienica non si trova più, scompare dagli scaffali non appena viene esposta. Ma che ci fate con tutta questa carta igienica? Vi è chiaro che il Coronavirus non colpisce l’intestino? 

Dai, io vi conosco, a me lo potete confessare e non lo dirò a nessuno: ditelo che you’re British, c’avete l’aplomb, no panic ma, in realtà, zitti zitti e con British aplomb, vi state tutti cagando sotto! 

N.d.A.

Per chi fosse interessato, la mia amica ed il marito sono risultati negativi al Coronavirus. E non hanno fatto scorta di carta igienica.

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