“La forma dell’acqua”, la stessa di quella dei sogni

la forma dell'acquaChiudete gli occhi. Immaginate di stare dormendo serenamente, circondati dalla sensazione di galleggiare su ogni cosa, l’acqua che goccia dopo goccia segna il tempo che si ferma solo quando si è felici.

Frase del giorno: Il tempo è un fiume che scorre dal passato.

Vincitore dei due Oscar più prestigiosi fra i prestigiosi, ovvero, Miglior film e Migliore sceneggiatura originale, La forma dell’acqua conferma e regala ai dissetati amanti delle sensazioni più dolci un nuovo capolavoro dopo Il labirinto del fauno.

Guillermo Del Toro è un pifferaio magico senza uguali, capace di portarci in un universo onirico e lontano, in una Baltimora anni ’50 dalle tinte parigine.

Sally-Hawkins e Doug Jones

Sally-Hawkins e Doug Jones

Un universo verde e blu, scandito da un loop di routine pacificamente organizzato che improvvisamente cambia quando Elisa incontra l’essere più simile a lei che abbia mai visto. Sally Hawkins, nei panni di Elisa Esposito, incarna con grazia e smisurata tenerezza il ruolo della Principessa senza voce, dunque affidando solo alle sensazioni e alle espressioni il messaggio che Del Toro pian piano svela con semplice raziocinio.

Due esseri ai margini sociali avranno sempre un tatto emotivo più sviluppato degli altri, e si ritroveranno a condividere ciò che il mondo pensa non possiedano. E ad incarnare l’altra metà della Principessa troviamo un Doug Jones Dio della laguna e dei travestimenti, fatto d’oro e lapislazzuli che incantano e non impauriscono.

Ma Del Toro non lascia mai i buoni da soli. Li circonda degli aiutanti che ogni eroe merita, dal vicino di casa eccentrico artista solitario e omosessuale, interpretato da un simpaticissimo Richard Jenkins e l’amica mama, collega di lavoro logorroica e moglie insoddisfatta interpretata da una Octavia Spencer spassosissima.

Doug Jones, Sally Hawkins e Guillermo del Toro

Doug Jones, Sally Hawkins e Guillermo del Toro

E poi li circonda anche di insidie e mostri. Ma non i mostri a cui avete immediatamente pensato.

La Guerra Fredda ha dato modo agli americani di rafforzare il concetto di arrogante superiorità nei confronti degli altri. In questo scenario infatti, entriamo in relazione con quelli che sono i reali mostri per il regista: uomini privi di empatia, la cui coscienza è plasmata dalla fredda legge dietro la quale possono celare ogni forma di personale nefandezza e di fatto convincersi che la vita altrui sia errata solo poiché diversa, ruolo questo interpretato da uno spietato Michael Shannon.

Ed è senz’altro questo uno dei concetti chiave che Del Toro vuole scaraventare al muro e vedere sfracellarsi in mille pezzi, poiché nel suo universo verdeblu i cattivi sono ben visibili, riconoscibili e catalogati per questo. I cattivi non han modo di redimersi perché in fondo non ne hanno mai avuto il desiderio. Ma nel suo universo perfetto il karma ha un motore più potente di una Ferrari, perché Del Toro ci porta a credere, o forse ha bisogno che noi ci crediamo per lui, che ogni azione malvagia non passi né inosservata né tantomeno impunita. Un karma secondo la quale la bellezza suprema che sta nella purezza di essere se stessi oltre il giudizio di tutti, in qualche modo non sempre facilmente comprensibile, vinca su tutto.

the-shape-of-water-9dc82b461e1feabdCon l’aiuto del terzo Oscar raggiunto dalla pellicola per mano di Alexandre Desplat, la melodia ti teletrasporta esattamente dove De Toro voleva che ogni spettatore fosse: accanto a Elisa e sospirare con lei.

Il narratore a inizio film e in chiusura lega un filo e forma un cerchio, gettandolo nella pozza più vicina e istigando lo spettatore a seguirlo.

La poesia finale, strugge il cuore di ogni individuo dotato di sensibilità:

“Incapace di percepire la tua forma

ti trovo ovunque intorno a me

la tua presenza mi riempie gli occhi con il tuo amore

il mio cuore si fa piccolo

perché tu sei ovunque.”

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