La cittadinanza britannica

Mentre Brexit giace arenata nella House of Commons e, nonostante le ripetute votazioni, la situazione non si sblocca, alcuni cambiamenti, in UK, già ci sono stati: la sterlina ha perso valore, il prezzo delle case è sceso, il numero degli impiegati della finanza residenti a Londra è diminuito, diversi progetti edilizi sono stati sospesi. Come incipit, non è male questa Brexit.

A fronte di questi numeri che scendono, ce n’è uno che aumenta quotidianamente: quello dei cittadini stranieri che chiedono di acquisire la cittadinanza britannica. 

Non che uno ambisca davvero a vivere in UK per tutta la vita, ma un conto è pensare di poterlo fare, altra cosa è temere di essere cacciati. Così, quando Brexit ha ricordato agli stranieri che la Gran Bretagna non è casa loro, in migliaia sono corsi ai ripari ed hanno chiesto ed ottenuto di diventare cittadini britannici. E tra i tanti, anche Ammi.

“Faccio domanda per la naturalizzazione” mi aveva detto circa tre mesi fa.

“Fai bene, amore.” avevo risposto io, “Questi (alias, i britannici) sono strani e possono fare di tutto con Brexit. Diventa cittadino.”

Il procedimento è straordinariamente facile: il sito governativo spiega, passo passo, la procedura da seguire e sbagliare non è quasi possibile.. salvo se sei Ammi che, con rara maestria, ha richiesto un documento inutile al posto di quello essenziale, il che ha creato un certo numero di problemi ed allungato di un po’ il procedimento.

Errori a parte, si ha diritto a divenire cittadini britannici se si vive stabilmente in UK da 6 anni, si ha un reddito minimo, si è incensurati e si supera un esame di lingua ed un test di cultura britannica. 

Ovviamente, poichè qui non si scherza con gli esami, a prescindere che sia quello per la patente o per la specializzazione da cardiochirurgo, il test di cultura è controllato con massima attenzione: il candidato viene ispezionato, deve mostrare le mani, caso mai avesse appunti scritti sopra, e le orecchie, chè potrebbe essere dotato di auricolare. Alla mia amica Clodia hanno controllato anche il collo: la  maglia dolcevita che indossava deve averli insospettiti.

Superato il controllo, ci si può accomodare nella stanza dell’esame, davanti ad un computer, ben distanziato dagli altri: lì inizierà il test, 24 domande a risposte multiple in 45 minuti, errori consentiti 6. E se ne fai 7 puoi essere il figlio di Chiunque, San Francesco o il Papa, sarai costretto a ripetere la prova. E ripagare le 50 sterline di costo. Non se ne discute.

Superate queste prove, quando avranno accertato che il richiedente ha una minima padronanza della lingua e una certa conoscenza della storia e degli usi del paese, si potrà presentare la domanda, pagando 1.330 sterline. Facile. E veloce: la Home Office, il ministero dell’interno, per capirci, competente a valutare le domande, decide in un massino di 6 mesi ma il tempo che impiega, in concreto, è quasi sempre meno di tre mesi. Ammi ha presentato la domanda a fine novembre e, pur con tutte le perdite di tempo dovute all’errore commesso, a febbraio è stato invitato alla cerimonia per il conferimento della cittadinanza. Diventare britannici, infatti, non è solo un procedimento burocratico: è un vero e proprio rito cui si deve obbligatoriamente partecipare. 

La cerimonia si svolge in una sala dei Municipi; la lettera di invito precisa che:

  1. partecipare è obbligatorio
  2. se arrivi tardi non sarai ammesso
  3. puoi portare solo un ospite
  4. i bambini sotto i 10 anni non sono ammessi
  5. il bambino vale come ospite 
  6. è “strongly recommended” lasciare il bambino alla babysitter per la durata della cerimonia
  7. i bambini che dovessero disturbare saranno allontanati (e lo fanno, con massima soddisfazione degli astanti, lo fanno).

Il giorno della cerimonia i quasi britannici vengono registrati e fatti accomodare nella sala, uno per volta ed in un rigoroso ordine prestabilito dagli organizzatori; una volta entrati tutti, le porte vengono chiuse e gli ospiti attendono fuori di essere ammessi. In questo lasso di tempo, ai quasi britannici viene spiegato come si svolgerà la cerimonia e cosa dovranno fare.

Quando le porte si riaprono, gli ospiti sono invitati ad entrare, ordinatamente.

Seduti tutti, si dà inizio alla cerimonia: i quasi britannici si alzano uno alla volta e si presentano dicendo nome e cognome, poi il presidente del municipio fa un accalorato discorso sulla importanza del momento. Dopo questo, tutti insieme leggono un giuramento o un impegno (la formula varia tenendo conto di chi è religioso e chi no) e poi, uno alla volta, vengono chiamati dal presidente per ricevere il certificato di cittadinanza, tra gli applausi scroscianti di tutti. Conclude l’evento il canto dell’inno inglese, in coro. Immancabile lo sguardo attento della regina, presente sotto forma di gigantografia, davanti alla quale si viene fotografati, se lo si desidera, al termine della cerimonia.

E fu così che Ammi divenne britannico.

E fu così che io, orgogliosa consorte di un sardo, mi sono ritrovata coniugata con un inglese. Varrà come vizio del consenso per chiedere l’annullamento del matrimonio?

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