La città metropolitana. Questa sconosciuta

città metropolitanaIl prossimo 5 giugno e nell’eventuale (ma pressoché certo) ballottaggio del 19, gli elettori romani non voteranno solo per scegliere il proprio sindaco ma anche il sindaco metropolitano, che si identifica, per legge, con il sindaco del capoluogo della città metropolitana. Che cosa sia la città metropolitana, nessuno lo dice e, probabilmente, pochi lo sanno, con effetti negativi per il bene pubblico.

 Il concetto giuridico di “città metropolitana” fu introdotto dalla legge sulle autonomie locali n. 142 del lontano 1990 (è già passato un quarto di secolo!) e poi ribadito nella riforma costituzionale del 2001, come particolare configurazione dell’ente provinciale delle maggiori città italiane (Roma, Milano, Napoli ecc.) ma ha dovuto attendere la legge n. 56/2014, entrata in vigore il 1° gennaio 2015, per essere formalmente istituita.

Contemporaneamente, la legge n. 56/2014 manteneva in capo alle provincie una serie di competenze di pianificazione e di assistenza tecnico-amministrativa ma soltanto due competenze gestionali: le strade provinciali e gli istituti di istruzione secondaria. Chiaramente, dove esiste la città metropolitana, questa esercita le funzioni mantenute in capo alle province, oltre ad altre funzioni programmatorie attribuitele dalla legge istitutiva. Tutto ciò, nelle more della prevista riforma costituzionale – approvata pochi giorni fa ma subordinata all’esito del referendum confermativo – che, abolendo definitivamente le province, mantiene in essere solamente le dieci città metropolitane.

In base alla legge in vigore, la città metropolitana ha tre organi: il sindaco metropolitano (quello della città capoluogo), il consiglio metropolitano (eletto dai consigli di tutti i comuni metropolitani tra i loro sindaci e consiglieri) e la conferenza metropolitana (tutti i sindaci e i consiglieri dei comuni metropolitani).

A ben vedere, nessuno di questi tre soggetti è un organo di governo, perché il sindaco metropolitano ha il compito di presiedere gli altri due organi, il consiglio è un organo deliberativo ma non gestionale o attuativo e la conferenza ha solo funzioni consultive.

Il 5 giugno, a Roma, Milano, Napoli e in altre grandi città, si andrà al voto in una situazione di transitorietà, non conoscendosi l’esito del referendum confermativo dell’abolizione delle province che, probabilmente, si terrà in ottobre. Nel frattempo, non essendo prevista la figura dell’assessore metropolitano, non si capisce quale sia, nelle città metropolitane, la figura politica di riferimento degli uffici competenti alla gestione di quelle funzioni che, anche in caso di soppressione delle province, saranno esercitate dalla città metropolitana (in particolare: strade ex-provinciali e istituti di istruzione secondaria, nonché quelle di pianificazione, che – come è noto – sono prettamente di carattere politico, oltre che amministrativo).

A Roma la situazione è ancora più complessa e singolare, perché la Regione, sin dal 1997, ha delegato alla città metropolitana (non ancora istituita!) tutta una serie di importanti funzioni che, nelle more, sono state assunte dalla provincia. Nel periodo della gestione Zingaretti/Smeriglio – poi trasferitisi pari pari alla Regione, con il medesimo incarico – l’apparato burocratico della sopprimenda provincia è lievitato a livello ministeriale. Oggi, questo gigantesco apparato burocratico è completamente privo di controllo politico, pur esercitando importantissime funzioni amministrative che incidono direttamente sulla vita dei cittadini.

Eppure, nella campagna elettorale – che già tratta poco dei programmi amministrativi comunali – l’argomento “come gestire e a chi far gestire le funzioni amministrative della città metropolitana” è completamente assente.

Al prossimo sindaco (metropolitano) di Roma Capitale chiediamo di pretendere dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti il trasferimento ai comuni (Roma in primis) di tutte le strutture, le competenze e la gestione dei finanziamenti non specificatamente previsti dalla L. 56/2014 in capo alla città metropolitana; soprattutto, quelle strategiche – in una situazione di crisi economica – della formazione e del lavoro. Diversamente, stavolta, andremo a votare un sindaco di Roma con capacità di incisione sulla vita dei cittadini e competenze quasi dimezzate.

di Federico Bardanzellu 

foto: affariitaliani.it

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