Jack lo Squartatore: un volto insospettabile dietro la sua follia?

jack lo squartatoreNel 1888 Londra viene scossa da una lunga serie di atroci delitti. Vittime preferenziali sono le prostitute dell’East End. L’omicida seriale, che firma i propri delitti col nome di Jack the Ripper, Jack lo Squartatore, è ancora oggi sconosciuto.

Il lato oscuro della Luna
Alla fine dell’Ottocento, la fulgida era vittoriana ha trasformato Londra in una meravigliosa città piena di contraddizioni: da una parte l’eleganza dei quartieri alti ed il dinamismo di una società in pieno sviluppo, dall’altra l’oscurità che regna nei vicoli malsani di periferia, tra abuso di alcol, delinquenza comune e prostituzione.
Whitechapel, nell’East End, è il regno del lato oscuro di Londra: un groviglio di vicoli sudici che la notte si anima di pessimi soggetti e turpi mercimoni.
Ebbene, è lì che, il lunedì dell’Angelo del 1888, viene rinvenuto il cadavere di una prostituta, tale Emma Smith, di trent’anni. Lo scempio che è stato compiuto sul suo corpo, orribilmente mutilato, fa inorridire.

Per Londra inizia un lungo incubo
Dopo Emma Smith, è la volta di Martha Turner, uccisa nella notte del 6 agosto, e, quindi, di Mary Ann Nichols, detta Polly, trovata cadavere il 31 dello stesso mese. La Smith e la Nichols presentano analoghe mutilazioni; la Turner, invece, viene uccisa a coltellate, ben trentanove. Si ipotizza che il sopraggiungere di tal Albert Crow, abitante nei pressi del luogo del delitto, possa aver disturbato l’assassino, facendolo fuggire prima di effettuare le rituali mutilazioni. Ovviamente, considerato il differente modus operandi, non è da escludere l’ipotesi che si tratti della vittima di un altro omicida.

Il dottor Jackyll di Stevenson imperversa nel mondo letterario ed in quello teatrale. Ai primi di agosto Richard Mansfield lo sta rappresentando al Lyceum di Londra. L’argomento tocca nel profondo la sensibilità vittoriana: immaginare di avere in sé un essere aggressivo ed amorale in grado di prendere il sopravvento intimorisce non poco.

Pertanto, quando i giornali riportano la notizia del macabro assassinio, il terrore serpeggia nelle menti degli inglesi e, con esso, la paura dell’altro. Dilaga una cultura del sospetto e l’immaginazione, spesso, prende a galoppare. Scotland Yard sarà depistata da molte false accuse ed altrettante manifestazioni di mitomania. Il paragone con il Jackyll letterario è inevitabile. La gente pensa che, al pari del personaggio di Stevenson, l’omicida di Whitechapel sia un uomo che conduce una doppia vita: un rispettabile signore di giorno ed un bieco assassino di notte. Tuttavia, al contrario del dottor Jackyll, angosciato dal suo dualismo, spaventato dalle potenzialità violente del suo alter ego, Jack the Ripper (Jack lo Squartatore), com’egli stesso si definirà al quarto omicidio, ammira la propria oscurità, se ne fa vanto, tanto che arriva a sfidare la polizia firmando i propri delitti, addirittura scrivendo delle proprie future imprese.

La particolarità che ancora oggi fa discutere di questo caso è che non solo l’assassino non fu catturato, ma nemmeno si sa con precisione quante vittime abbia fatto, un po’ perché la scienza investigativa di allora non aveva molti strumenti per distinguere il disegno criminoso originale da quello di eventuali emulatori, un po’ perché i bassifondi di Londra erano senza dubbio luoghi di frequenti violenze. C’è chi parla di cinque sole vittime, c’è chi gliene attribuisce venti.

L’8 settembre tocca ad Annie Caphman. Il suo assassinio segna una svolta importante, poiché, come detto, il macabro rituale viene firmato in una lettera autografa inviata alla Central News Agency.
Pur mantenendo lo stesso rituale, la brutalità delle mutilazioni aumenta.

Se è mai possibile trovare una nota positiva in tanto inferno, è quella della crescente attenzione per le miserie di Whitechapel e delle sue prostitute, che il perbenismo vittoriano aveva sempre relegato nel ruolo infimo di nullità, quando non di streghe meritevoli di punizione. Scrive il Daily Telegraph: “L’orribile fine di Dark Annie (NdA: Annie Chapman), ha fatto riflettere 100.000 londinesi su cosa significhi non avere una casa, e dover mangiare nelle cucine comuni e dormire nelle pensioni-dormitorio. Che cosa significhi, cioè, vivere in promiscuità, […] perché non si hanno i 4 penny per pagare un letto, venire buttati sulla strada in piena notte, e dover cercare il modo di guadagnare quei pochi soldi che mancano. Poi, mentre si cerca disperatamente qualcuno, si incontra il proprio assassino”.

Il 13 settembre viene rinvenuto, nel Tamigi, il cadavere smembrato di una donna; non sembra affatto opera dello Squartatore, ma il macabro rinvenimento non fa altro che aumentare la tensione.
Mansfield decide addirittura di interrompere le repliche del suo Dottor Jackyll e Mr Hyde, devolvendo gli incassi dell’ultima rappresentazione ai senza tetto di Whitechapel.
Benché i delitti siano essenzialmente confinati nell’area dell’East End, l’intera città di Londra rimane scioccata al punto da modificare, anche nei quartieri bene, le proprie abitudini. La stessa Regina Victoria si preoccupa di intensificare i controlli notturni, chiedendo anche l’ausilio dei cittadini riuniti in Comitati di Quartiere.

Tutto il trambusto che i suoi delitti stanno generando in ogni dove meraviglia Jack, il quale, attraverso le sue lettere, cerca di tranquillizzare le donne dei quartieri alti, affermando che il suo unico intento è quello di ripulire la città dalle prostitute; in uno di questi scritti si definisce “un pilastro della società”.

Il 30 settembre, come spesso accade agli assassini seriali, Jack osa di più; ma neanche questo consente la sua identificazione. Liz Stride viene trovata ancora agonizzante, con la gola recisa fino all’arteria tracheale, nel vicolo dove si era appartata con il suo assassino, il quale, mezz’ora dopo, uccide un’altra donna, Catherine Eddowes. Stesso quartiere, a poche strade di distanza dal luogo in cui ha ucciso la Stride. Commette l’omicidio mentre la polizia lo sta cercando. Il senso di sfida lo esalta.

Giornali d'epocaDi questi due delitti la polizia evita di dare notizia. Ciononostante la stampa li riporta per filo e per segno grazie ad uno dei resoconti scritti che Jack le invia.
Qualche giorno dopo, il dott. George Lusk, che dirige il Comitato di Vigilanza di Whitechapel, riceve un pacco dall’orripilante contenuto: un pezzo del rene della Eddowes. Che appartenga a lei lo conferma il patologo legale, poiché la porzione di arteria ad esso unita è esattamente quella che manca sul corpo della donna. Il biglietto, se possibile, è ancora più agghiacciante: “Egregio signor Lusk, vi mando dall’inferno una metà del rene che ho tolto ad una donna, e che ho conservato apposta per voi. L’altra metà l’ho fatta friggere e l’ho mangiata. Era ottimo. […] Prendetemi se potete, signor Lusk”. Sembra quasi un’invocazione d’aiuto, più che una sfida. Accade spesso, negli assassini seriali: chiedono d’essere catturati, di essere fermati.
Convenzionalmente, si fissa al 9 novembre 1888 la data ultima dei suoi omicidi; data preannunciata da lui stesso in una delle sue lettere dei primi di ottobre. Mary Jeanette Kelly è il nome della vittima, il cui corpo presenta un tale scempio da far svenire persino i poliziotti che avevano già visto le altre donne uccise.

Indagini e vicoli ciechi
Il motivo per cui l’accanimento dello Squartatore di Whitechapel ricada sulle prostitute può avere mille sfaccettature, in epoca vittoriana, ma, sicuramente, una probabile pista conduce alla sifilide: qualora ne sia stato contagiato, la malattia deturpante potrebbe spingerlo all’odio verso la prostituzione, che è la causa per eccellenza di trasmissione del male.
Si accavallano teorie ed ipotesi. Ogni persona in ogni luogo tiene a mente l’identikit che è stato tracciato, benché potrebbe raffigurare l’80% della popolazione maschile di allora: un metro e settanta circa, baffi, soprabito scuro, cappello ed una borsa nera.

Secondo l’ispettore Abberline, Jack lo Squartatore è un uomo che vive a Whitechapel o che, quanto meno, la frequenta assiduamente: per sfuggire così bene alla polizia, infatti, deve conoscere il dedalo di viuzze del quartiere.

Molti sono gli indagati in assenza di prove, cosa che, in realtà, causa solo rallentamenti nelle indagini. Per un po’ si sparge la voce che l’assassino possa essere un Leather Apron, un “grembiule di cuoio”, come vengono chiamati i calzolai. Innegabile che costoro usino affilati coltelli e precisione nel taglio delle pelli, ma non meno di altri. Viene, comunque, arrestato il calzolaio John Pizer, che, provata ben presto la propria innocenza, è costretto a chiedere di essere trattenuto in carcere pur di sfuggire alla folla inferocita. Da quel momento, non cesserà di subire una gogna verbale, tanto che vincerà la causa intentata contro il giornale che, per primo, aveva abbinato il suo nome a quegli efferati delitti.

Tra gli altri innumerevoli sospettati spicca il nome di George Chapman, il quale, tra Londra e New York, aveva ucciso più di una donna, corredando l’assassinio con lettere in tutto simili a quelle di Jack. Tuttavia le due calligrafie, sottoposte ad analisi, risultano completamente differenti. E’ un uomo abile a praticare la piccola chirurgia, però, e questo sembra un elemento fondamentale per il punto cui sono arrivate le indagini. Gli indaganti, infatti, ritengono che il sezionamento dei cadaveri praticato da Jack lo Squartatore denoti conoscenze di anatomia e richieda una qualche perizia chirurgica o, quanto meno, di macelleria. Alcuni affermano che Jack è, in realtà, una donna, una levatrice esperta di pratiche proibite, la quale, perso il lavoro e la dignità a causa della denuncia di una prostituta, si sarebbe accanita contro l’intera categoria. E’ possibile, secondo me, ma non è una certezza. In una delle sue lettere egli afferma di aver conservato il sangue di una delle vittime in una bottiglia di birra per poterlo usare come inchiostro e constata con rammarico che, essendo diventato duro come colla e, dunque, inutilizzabile, non ha potuto portare a termine il progetto. Orbene, chiunque pratichi la chirurgia o sia un macellaio, conosce i tempi ed i modi di coagulazione del sangue e non avrebbe mai potuto pensare di utilizzarlo come inchiostro a giorni di distanza dall’omicidio.

Ovviamente non sono pochi i medici, i veterinari, od addirittura i loro parenti, ad essere sospettati, alcuni palesemente innocenti, altri non segnati da sufficienti prove d’accusa. Tra questi Alexander Pedachenko, il quale, tuttavia, sembra incarnare più la vittima politicamente sacrificale, che non il vero assassino, e Montague John Druitt, avvocato figlio di un medico, che si suicida a novembre del 1888, gettandosi nel Tamigi. Sulla colpevolezza di quest’ultimo insiste molto Shew nel suo libro Guida all’assassinio, individuando molte coincidenze di tempo e di luogo tra gli spostamenti di Druitt ed i delitti.

Le-vittime-di-Jack-lo-Squartatore-8Sull’incapacità della polizia si scrive moltissimo, in quei drammatici giorni. Le redazioni dei giornali sono sommerse da critiche: chi dileggia i metodi investigativi, chi focalizza l’attenzione sull’aspetto politico-sociale, affermando che sicuramente sarebbe stato fatto di meglio se le donne uccise fossero state dell’alta società. Ovviamente, più aumentano le critiche, più la polizia va nel pallone, prendendo stravaganti iniziative. Sir Robert Anderson, ad esempio, capo del CID (Criminal Investigation Department) ordina di arrestare tutte le prostitute di Whitechapel ancora in attività dopo la mezzanotte. Sir Charles Warren, invece, responsabile della Polizia Metropolitana, tenta strade non convenzionali: usa cani poliziotto, il cui fiuto, prevedibilmente disorientato dai tanti forti odori di quel quartiere, si rivela fallace; fotografa gli occhi di una delle vittime nella speranza che la retina abbia mantenuto l’immagine dell’assassino, come in un famoso film di Dario Argento; consulta un medium, il noto Robert Lees. Costui, una sera, ha una visione relativa ad un omicidio che si sta consumando in quel momento. La polizia si reca sul luogo indicato e trova una donna agonizzante di nome Nancy. Per il modo in cui è stata uccisa non sembra opera dello Squartatore. Oggi, forse, avremmo indagato anche il medium: in assenza di prove certe sulle sue facoltà medianiche, infatti, avrebbe dovuto spiegare quelle indicazioni tanto circostanziate di un delitto che solo l’assassino poteva conoscere. Di certo, la sua fama cresce non poco alla notizia della sua medianica individuazione di un omicidio. E questo si chiama movente!
Qualche tempo dopo, mentre sta rincasando a bordo di un Omnibus, Lees percepisce l’aura di quei delitti attorno all’uomo che gli siede accanto. Lo segue fino a casa e, poco dopo, avvisa la polizia. Si tratta di un medico apparentemente molto affidabile; il dubbio sul suo coinvolgimento sembra instillarlo la sua domestica, la quale avrebbe notato le sue assenze notturne proprio in concomitanza con i delitti. Di questi verbali, tuttavia, inspiegabilmente poco trapela.

Nomi eccellenti e scomodi sospetti
Solo novant’anni dopo, dagli archivi di Scotland Yard, emerge un nome: William Gull, medico di fiducia della Casa Reale. A sollevare il velo da quegli interrogatori è un altro medico di corte, il successore di Gull, tal Thomas Stowell, il quale, ormai ottantenne, si dedica a scovare la verità su questa triste vicenda.
Inizialmente, tenuto conto che Gull è un rispettabile professionista presumibilmente estraneo agli omicidi, si ritiene che Lees sia caduto vittima del cosiddetto slittamento, percezione di una sorta di traccia del Male che investirebbe persone e cose vicine a chi commette efferati gesti criminali. Gli si chiedono spiegazioni, ma si mostra reticente. Non è un buon segno. Di fronte alle incalzanti domande del Ministro dell’Interno in persona, però, Gull cede e confessa i propri sospetti: egli ha in cura Albert, duca di Clarence, nipote della regina Victoria in quanto primogenito di Edward, e sospetta che sia proprio lui a compiere quegli efferati delitti.

Albert è preda di grandi passioni amatorie sin dall’adolescenza; passioni cui, ancora diciassettenne, dà soddisfazione, spesso comprando sesso persino nei vicoli di Whitechapel. E’ così che contrae la sifilide, di cui non si avvede se non anni dopo, quando compaiono i primi sintomi. Ed è proprio allora che compaiono i primi delitti.
In considerazione del fatto che è il legittimo erede al trono, dopo suo padre Edward VII, nel periodo asintomatico della malattia trascorre serenamente il tempo tra studi e vita mondana, in attesa di incontrare una donna idonea a diventare sua sposa e futura regina. L’occasione per il fidanzamento si presenta quando gli Orléans vengono accolti alla corte inglese dalla regina Victoria. Il duca Albert s’innamora perdutamente della secondogenita Hélène, una splendida, giovane fanciulla molto colta ed elegante, cresciuta come una regina. Anche lei sembra folgorata dalla bellezza e dall’eleganza del giovane rampollo della Casa Reale inglese. Il loro matrimonio, però, non può essere celebrato, poiché Hélène, che tra i suoi avi vanta San Luigi, è cattolica e non potrebbe mai unirsi ad un protestante. Un così stretto legame con la Francia, poi, non è nei piani della Regina.
Albert viene, quindi, indirizzato verso la protestante Mary, figlia del duca di Teck, meno bella di Hélène, ma senza dubbio all’altezza della corte reale.
E’ il 1888.

I primi segni della malattia di Albert si affacciano repentini e prepotenti: manifesta turbe psichiche ed accessi d’ira, che improvvisamente stravolgono la sua intera esistenza, precludendogli sia il matrimonio, sia la speranza, un giorno, di salire sul trono britannico.

La linea di successione reale subisce un definitivo cambiamento: è George, duca di York e fratello minore di Albert, il designato a succedere al padre, e la giovane Mary di Teck diviene la sua sposa, dimostrandosi all’altezza delle aspettative, visto che passerà alla storia come la leggendaria Queen Mary.
Comprensibile, quindi, il furore, che Gull attribuisce ad Albert; un furore verso la prostituzione, causa prima di quel contagio che ha gettato su di lui la sciagura della malattia, dell’isolamento, della morte. Eppure, la tipologia dei delitti, l’accanimento sui corpi, lo sventramento, la decapitazione, fanno pensare anche ad altro, ad un’ulteriore motivazione ancora più forte, più profonda, nella quale Gull non si addentra ma che ben si concilierebbe con una follia, a sfondo sessuale, causata sia dalla sifilide, sia dai tratti ereditari presenti nella famiglia reale, in particolare, quelli manifestati da George III e George IV, affetti da porfiria.
Ovviamente, anche il solo sospetto, non verificato, che Jack lo Squartatore sia il nipote della Regina, potrebbe definitivamente affossare la monarchia britannica, già duramente messa alla prova non solo dall’impopolare follia dei due precedenti Re, ma anche dal successo filo-repubblicano di Charles Dilke. I verbali dell’interrogatorio di Gull vengono, dunque, secretati e, per oltre un secolo, non se ne saprà nulla.

Tracce di colpevolezza o coincidenze?
Albert avrebbe avuto la giusta prestanza fisica, nonché l’abilità per compiere quei delitti, avendo visto spesso squartare i cervi durante le battute di caccia ed essendosi personalmente cimentato in quella pratica. Inoltre, se fosse stato lui, si spiegherebbero le facili fughe dal luogo del delitto: nessuno avrebbe mai controllato una carrozza reale. Infine, gli assassinii terminano in concomitanza con il ricovero di Albert in sanatorio; l’unico perpetrato successivamente è l’ultimo, quello del 9 novembre 1888, proprio quando Albert sembra sia fuggito dall’ospedale. Tuttavia resta il fatto, non trascurabile, che, quando furono uccise Liz Stride e Catherine Eddowes, Albert era in Scozia.
Di sicuro, però, anche a voler escludere la colpevolezza dell’erede al trono, un legame tra gli omicidi di Whitechapel e la Casa Reale c’è: le date dei delitti, infatti, coincidono con i genetliaci di alcuni dei suoi membri, terminando il 9 novembre, in occasione del compleanno di Edward. Questa curiosa circostanza, tuttavia, potrebbe anche condurre verso qualcuno, nobile o plebeo, ossessionato dalla Corona (il nome Jack, in questo caso, potrebbe anche derivare dalla bandiera britannica, l’Union Jack, e non dal personaggio di Stevenson), o verso un amico dei reali, magari un amico od un’amica intima di Albert, forse innamorata di lui, che avrebbe potuto nutrire odio per la prostituzione, causa della malattia del suo amato.
Non dimentichiamo il fatto che sir Arthur Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes, ipotizza che l’assassino sia una donna.
Le voci intorno alla responsabilità del nipote della Regina iniziano a serpeggiare, pur sempre con quel filo di voce che caratterizza i segreti mal riposti, dopo il 17 gennaio 1892, ossia dopo la morte del duca di Clarence, che coincide con la definitiva scomparsa di quegli orrendi crimini, benché non manchino coloro che individuano la stessa mano omicida anche in delitti successivi.
Di sicuro, i dubbi sull’effettivo coinvolgimento di Albert restano e non si può non tenerne conto. Sono dubbi che disegnano i tratti di una classica tragedia, in cui è il trapasso ad altra vita a cancellare verità e menzogne, lasciando solo pochi personaggi chiamati, con la propria memoria, ad evocare il lontano ricordo dei fatti occorsi ai morti. Uno dei personaggi di questa tragedia inglese è, suo malgrado, incarnato dalla bella Hélène d’Orleans, che, dopo aver sfiorato il matrimonio con l’amato Albert di Clarence, va in isposa ad Emanuele Filiberto di Savoia Aosta, al quale dà due figli: Amedeo, duca d’Aosta, ed Aimone, duca di Spoleto, entrambi eroi di guerra. Da lei non esce alcuna testimonianza sullo sfortunato duca inglese, men che mai sul suo coinvolgimento in quegli orrendi delitti.

Chissà se la mente ormai ammalata di Albert, avrà avuto un ultimo guizzo di lucidità per pensare, in punto di morte, alla sua bella Hélène, alla sua regina irraggiungibile, sollevando per un breve istante, grazie all’amore, il velo dell’orrore che lo aveva avvolto; l’orrore della sua dolorosa malattia e, se davvero colpevole, l’orrore di quegli atroci delitti.

di Raffaella Bonsignori

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Per inserire il commento devi rispondere a questa domanda: *