Il Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova: un museo a cielo aperto

Cimitero monumentale di Staglieno, GenovaI cimiteri evocano nell’immaginario collettivo ricordi e sensazioni poco  piacevoli, eppure vi sono luoghi in cui ” l’eterno riposo” e’ addolcito da abbellimenti architettonici e monumentali che rendono meno pesante l’atmosfera. Esempio di aulica sdrammatizzazione della morte è il Cimitero Monumentale di Staglieno in Val Bisagno (Genova), considerato un vero e proprio museo a cielo aperto.

Il cimitero deve la sua notorietà ed il valore artistico, non solo alla fama di alcuni personaggi che vi sono sepolti, ma soprattutto alla ricchezza dei monumenti scultorei ed architettonici presenti. Si tratta di un luogo in cui arte e natura, luce e ombra, vita e morte si fondono magicamente e in cui monumenti e tombe sono tutt’uno con l’incantato scenario.

Il Cimitero

Dopo il decreto napoleonico di Saint -Cloud del 1804, si realizzarono in tutta Europa delle “Città dei Morti” che rispettassero le principali norme igienico sanitarie. L’idea di razionalizzare le “Città’ dei Vivi” era venuta nel ‘700 agli illuministi. Essi volevano isolare e dividere i due “mondi” a causa dell’eccessivo affollamento cittadino.  La prima parte del progetto venne approvata nel 1840, ma l’architetto Carlo Barbino mori’ proprio in quel periodo, così le redini dei lavori vennero affidate al suo allievo Giovanni Battista Resasco. La struttura  fu definitivamente terminata dopo la prima guerra mondiale. Della guerra, il cimitero seguì con straordinario parallelismo le vicende storiche e culturali, divenendo l’emblema stesso della borghesia in ascesa.

Stile

Nel cimitero di Staglieno, che abbraccia 300.000 metri quadrati di terreno, si sono succeduti diversi stili: dall’impronta neoclassica, diffusasi capillarmente verso la metà dell’800 (presente anche nel Teatro Carlo Felice e l’Accademia), al Realismo, dal Simbolismo al Liberty fino all’Art Deco ed il Romanticismo. Inizialmente la struttura aveva una pianta quadrangolare, in un secondo tempo il cimitero venne esteso verso i declivi collinari e la vegetazione infoltita per conferire al luogo un aspetto più suggestivo e meno severo.

Proprio la fusione con la natura è la caratteristica peculiare del luogo, un complesso di forme con evidente riferimento ai cimiteri della cultura nord-europea, uno su tutti il Père Lachaise di Parigi. Esempio di armonizzazione con la natura è soprattutto il Pantheon, la cui  monumentale scalinata sembra adagiarsi gentilmente sulla collina verdeggiante.

Tombe monumentali

Tra le tombe “illustri” troviamo quella  di Giuseppe Mazzini e di altri  protagonisti del Risorgimento, tra cui il presidente del Consiglio e partigiano Ferruccio Parri, il compositore della musica dell’Inno d’Italia Michele Novaro, numerosi garibaldini tra i quali Antonio Burlando ed altri che fecero parte della spedizione dei Mille (un campo è a loro dedicato), l’attore Gilberto Govi, il cantautore Fabrizio De André, il pittore Federico Sirigu, la scrittrice Fernanda Pivano, il poeta Edoardo Sanguineti, Constance Lloyd (moglie di Oscar Wilde), Nino Bixio, Stefano Canzio, il chimico G. Mojon, il medico F. Saglietti, l’ing. C. Gamba, gli architetti C. Barabino e G. B. Resasco, il naturalista G. Doria, il medico E. Maragliano, il geologo L. Pareto, e quindi D. Chiossone, il cap. E. d’Albertis, A. Noack, O. Grosso, A. Issel, G. Ansaldo.

Percorsi poetici

Nel cimitero vengono organizzate visite guidate che prevedono dei percorsi a tema tra scienza, arte e letteratura. All’interno dei viali di Staglieno possiamo pertanto ritrovare opere di Santo Varni, Giulio Monteverde, Domenico Carli, Eugenio Baroni, solo  per citarne alcuni. Si possono ammirare altresì opere di “realismo integrale” realizzate dagli   scultori-fotografi di Staglieno, che introducono nuovi simboli (ingranaggi, macchine a vapore, morsa) o trasformano quelli classici per meglio identificare le professionalità emergenti, di cultura positivista. Molte le incisioni letterarie tratte dalla letteratura d’ogni epoca e luogo: Foscolo, Leopardi, Carducci, Pascoli, Maggiani, D’Annunzio, Montale, Rilke, Masters,, Franco Loi, Caproni… e molti altri.

Curiosità

Nel cimitero si trova la tomba della famiglia Appiani usata come copertina dell’album Closer del 1980 del gruppo new wave/post punk inglese dei Joy Division.

di Simona Mazza

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