Gli otto eventi che hanno bloccato l’attuazione dell’ideale europeo

bandiere EUI “pilastri” fondamentali che, nelle intenzioni dei politici europei dell’immediato dopoguerra, dovevano costituire le fondamenta dell’Unione europea erano due: la libera circolazione delle merci e la libera circolazione dei lavoratori. La loro attuazione avrebbe consentito, ai paesi europei privi di materie prime, di procurarsele senza dover corrispondere tariffe doganali; ai paesi produttori, di trovare mercati per i loro prodotti all’interno dell’Unione e, ai paesi industrializzati, di assorbire la disoccupazione dei partners, con vantaggio reciproco.

Questi due principi di natura economica, una volta attuati, sarebbero stati il punto di partenza per una futura integrazione politica, consistente – soprattutto – nella formazione di un’unica politica estera e di intervento militare nelle aree di crisi.

L’unione economica europea, dunque, ebbe inizio con la sottoscrizione di due trattati fondamentali: quello di istituzione della Comunità Europea del Carbone e dell’acciaio (Parigi, 18 aprile 1951) e quello di istituzione della Comunità Economica Europea (Roma, 25 marzo 1957). Da allora, però, si sono verificati alcuni eventi fondamentali che non solo hanno bloccato l’integrazione politica, ma hanno talmente complicato le politiche economiche comunitarie da farle diventare un campo di battaglia dove il più forte prevale e dove ai più deboli non resta altro che fare ostruzionismo.

Elenchiamoli, allora, questi otto eventi.

  1. 30 agosto 1954: Fallimento della Comunità Europea di difesa. Il progetto di collaborazione militare, che doveva tendere alla costituzione di un esercito unico indipendente, anche se nell’ambito della NATO, era stato proposto dal primo ministro francese René Pleven. Il nostro De Gasperi ne era entusiasta ma, una volta caduto il governo del suo ideatore, di fronte agli ostacoli frapposti dalla stessa Francia, finì per ammalarsi e ne morì. Infine, il Parlamento francese negò la sua approvazione e il progetto fallì definitivamente.
  2. 13 febbraio 1960: Atomica francese. L’acquisizione del deterrente atomico ha posto la nazione transalpina su una posizione di potenza militare troppo superiore, rispetto agli altri partners da non poter più consentire né una politica estera né una politica europea unica di intervento militare nelle aree di crisi, quanto meno sul piano di parità da parte di tutti i partners europei.
  3. 30 ottobre 1961: Accordo di reclutamento turco-tedesco. La Repubblica Federale Tedesca infligge un colpo mortale al principio di libera circolazione dei lavoratori all’interno della CEE, dando preferenza agli extracomunitari. Accordi analoghi li stipulerà con il Marocco e la Jugoslavia, seguita dai Paesi Bassi. L’idea dei padri fondatori di poter assorbire la disoccupazione complessiva degli Stati membri all’interno dell’Unione diventa una pia illusione.
  4. 1 luglio 1968: Firma (e successivo fallimento) del trattato di non proliferazione nucleare. Tutti gli Stati UE aderiscono al trattato meno la Francia, che mantiene il diritto di poter utilizzare la bomba atomica con tutte le conseguenze sopra descritte. Non firma neanche la Cina ed altri Stati che, successivamente potranno dotarsi dell’arma nucleare in date differenti: l’India (1974), Israele (1979), Pakistan (1998) e Corea del Nord (2006). Complessivamente, il potenziale militare del continente europeo ne esce declassato per sempre.
  5. 1 gennaio 1973: Ingresso della Gran Bretagna ma sua permanenza nel Commonwealth. L’Europa si allarga ma si ammette il principio che uno Stato membro può stabilire (o mantenere) autonomamente tariffe doganali preferenziali con altri Stati extracomunitari, senza richiedere il principio di reciprocità in favore dei suoi partners europei. E’ la prima delle tante “eccezioni giuridiche” che finiranno per minare l’unione economica alle sue fondamenta.
  6. 14 giugno 1985: Regolamentazione dell’apertura delle frontiere interne tra alcuni Stati europei indipendentemente dalla sua appartenenza all’UE (Accordi di Shengen). Altro mostro giuridico: le frontiere, in una unione economica, o sono aperte o sono chiuse per tutti. Da ciò deriveranno situazioni per le quali i “padri” dell’unione si saranno rivoltati nella tomba; come il “muro” antimmigrazione tra Ungheria e Croazia (entrambi Stati membri) e il ghetto di Calais, dove si raccolgono coloro ai quali il Regno Unito impedisce di entrare. Gli obbrobri contenuti nella Convenzione di Dublino (1990) sulla determinazione dello stato competente per le domande di asilo sono figli di tale concezione.
  7. 7 febbraio 1992: Introduzione nel Trattato di Maastricht della clausola facoltativa di adesione all’Euro. La clausola crea un “Eurozona” (con tutte le sue istituzioni burocratiche) che, data l’importanza della moneta unica, esclude “di fatto” dalla politica economica e monetaria UE coloro che non aderiscono all’Euro. Si consente di ipotizzare, quindi, la facoltà di uscita dall’eurozona con mantenimento dello status di Stato membro della UE, con tutte le conseguenze che si sono viste durante la crisi “Grexit” e con la progressiva ascesa dell’euroscetticismo.
  8. 1 giugno 1998: Approvazione dello statuto del sistema bancario europeo, dove non è prevista la competenza in capo alla BCE di imporre un tasso unico sui titoli emessi dalle singole banche centrali. Lasciare alle singole banche centrali la potestà di emettere titoli (Bond) al tasso che ritengono di fissare autonomamente crea i vari “spread” tra un’economia e l’altra; soprattutto, obbliga i paesi economicamente deboli a pagare interessi molto più alti dei paesi forti per finanziare i proprio deficit di bilancio, rimandando “sine die” il proprio risanamento. 

Mezzo secolo di eventi, spesso rimasti dietro le quinte, hanno causato danni che – probabilmente – ci vorrà più di un altro mezzo secolo per poter essere risanati. Anche il cronista, europeista da sempre, è – per una volta – pessimista, sulla possibilità dell’Europa di riprendersi in tempi decenti quel ruolo che gli spetta per tradizione e cultura nella comunità mondiale.

di Federico Bardanzellu

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