Gli invisibili

invisibili Se avete voglia di sentirvi invisibili, Londra fa al caso vostro.

Milioni di persone, ogni giorno, si intersecano per le strade, sulle scale mobili, nei vagoni della metro e lungo le banchine senza prestarsi, quanto meno apparentemente, nessuna attenzione. Qui ognuno guarda se stesso, il proprio cellulare o un libro, ascolta musica con lo sguardo perso nel nulla, sfoglia un giornale. Tu che magari gli siedi davanti, nel vagone della metro, non ci sei: invisibile.

Tutto questo ha aspetti estremamente positivi. Uno tra tutti: è una di quelle giornate in cui non riuscite a vestirvi bene o non trovate gli abbinamenti di colore giusto? Poco male! Chiudete gli occhi, afferrate indumenti a caso, indossateli ed uscite tranquilli: non troverete nessuno che vi guarderà come meritereste, ossia come uno che ha seri problemi di vista o di gusto o di entrambi, e vi sentirete rassicurati dalla indifferenza circostante.

Quando per strada incontrerete un tizio con maglietta gialla, pantaloncini lunghi fino al ginocchio a scacchi, calzettoni blu, scarpe di tela ed un delizioso carrellino per la spesa, rosa a pois bianchi (vedere foto per credere!), voi resterete affascinanti e non potrete fare a meno di fissarlo e di seguirlo; se, nel corso di una rappresentazione teatrale all’aperto, due signori davanti a voi, infreddoliti ed inumiditi, indosseranno una sorta di impermeabile trasparente con tanto di cappuccio che li farà sembrare infilati in un gigantesco preservativo, voi non riuscirete a staccar loro gli occhi di dosso e, come ogni italiano che si rispetti, vi guarderete attorno per scambiare sguardi di intesa con gli altri, come a dire “ma dimmi tu che roba, meno male che noi siamo diversi, migliori.”. Bè, provateci qui: non uno che si unirà al nostro gruppo dei migliori.

Ora, non che i britannici siano ciechi e una sbirciatina a chi è veramente inusuale la danno ma niente di più, prendono atto e passano oltre.

E questo è positivo.

topMa non è tutto oro quel che luccica, come si suol dire, ed i lati negativi della “trasparenza” ci sono eccome. Perché quando sei femmina e sei nata e cresciuta a Roma, sei abituata al calore dei romani ed alle loro (alias, nostre) esternazioni, a volte eccessive ma spesso gratificanti. Non ho mai creduto a quelle che “i complimenti degli sconosciuti mi danno fastidio”, per favore! Siamo femmine, tutte un po’ civette ed un complimento ogni tanto, fosse anche un filino grossolano, ci gratifica. Bene, qui non accade mai.

Non sono una frequentatrice della vita notturna londinese, dove fiumi di alcol riscaldano gli algidi britannici sciogliendo i loro freni inibitori, ma frequento questa città da anni e mai una volta, una sola, che qualcuno mi abbia detto qualcosa. Niente! Mai uno sguardo di ammirazione, un commento a mezza bocca, un sorriso, nulla, trasparente! Ora voi potreste pensare “sarai un cesso”, ma no, devo smentirvi: strafiga no ma, insomma, c’è di peggio!

Fatto sta che l’umanità attorno a me tace e nessuno sembra essersi mai accorto di me.

Fino a qualche mese fa.

Mi ero pettinata in modo diverso, ancora più scompigliata del solito ma non stavo male ed ero un po’ abbronzata, di ritorno da una vacanza; attraversando il solito ponticello che sta sotto casa mia, una voce mi ha fatto sussultareHey! You look beautiful today! Did you change hairs?” Ero sovrappensiero e non mi ero accorta di Kevin.

“Ciao, Kevin!” gli ho detto, sorpresa e gratificata dalla sua attenzione, “Thank you! How are you today?” e Kevin, come sempre, mi ha risposto “Ohh, everything good, thank God!”. Abbiamo scambiato due chiacchiere ma proprio due: Kevin è uno dei pochi che ha ben chiaro quanto poco io comprenda la sua lingua.

Seduto per terra a metà del ponte, le ginocchia piegate al petto, un bicchiere di carta poggiato davanti a sé, ad invitare i passanti a lasciare qualche moneta, Kevin osserva il mondo.

Ha le mani nere ma posa sempre un giornale per terra prima di sedersi.

È un grande amante dell’alcol ma osserva la gente meglio di molti sobri.

Chiede qualche spiccio ma si offende solo se gli viene negato un salutato: “Hey!” lo ho sentito gridare più volte, “Salutarmi non ti costa niente!” ma la gente, spesso, non lo vede proprio

Kevin è un invisibile. Come me.

di Valentina Clavenzani 

2 Risposte

  1. Raffaella Bonsignori

    Meraviglioso, Valentina! Inutile dire che ti chiedo con fermezza di salutarmi Kevin.

    Rispondi

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