Giovanni Lo Porto, storia di una morte annunciata

unnamed (1)Preparato, competente e consapevole: così lo descrivono gli amici e la famiglia. Giovanni aveva 40 anni, era nato a Palermo ma da Brancaccio, quartiere periferico, era andato via molto presto. Londra, Australia, Pakistan sono solo alcune delle tappe percorse da Giovanni, che aveva studiato tanto, conseguendo due lauree e divenendo un cooperante internazionale. “Ha rischiato tutto per la dignità dell’uomo”, dice Margherita Romanelli, coordinatrice Asia della Ong bolognese Gvc.

Il Pakistan lo aveva affascinato, nonostante le difficoltà in quella terra martoriata: il terremoto, l’alluvione e migliaia di dispersi. Lì Giovanni avrebbe voluto rivolgere tutta la sua attenzione, dare una mano d’aiuto, salvare le migliaia di famiglie in difficoltà. Lì aveva cominciato a lavorare per una Ong tedesca, la Welt HungerHilfe (Aiuto per la fame nel mondo), impegnata per la ricostruzione dell’area colpita dalle inondazioni del 2011.

Ma nel gennaio del 2012 il rapimento di Giovanni per mano di al Qaida interrompe tutti i suoi piani. Una notizia che getta nello sconforto l’intera Italia. La famiglia continua a sperare, insieme agli amici del giovane cooperante, inviando petizioni e lettere alle istituzioni per oltre due anni. Nessuna risposta.

E ieri la doccia fredda. Giovanni, secondo fonti americane, è stato ucciso in Pakistan, durante un raid americano anti-terrorismo, tre mesi fa. Per sbaglio. “Mi assumo tutte le responsabilità di queste operazioni anti-terrorismo”, ha affermato il presidente Obama.

Una notizia che ha travolto emotivamente Giusi, la madre del cooperante palermitano, che a distanza di anni non aveva smesso di sperare. “Io lo aspettavo, ma mio figlio non tornerà più”, dice ai cronisti che l’hanno raggiunta in via Pecori Giraldi 3, a Palermo. “Non ti preoccupare. Va tutto bene così”, scriveva coraggiosamente Giovanni nell’ultima lettera inviata al padre.

I vicini di casa amano ricordarlo come “un ragazzo meraviglioso”, che ogni volta che poteva, tornava a Palermo per fare una sorpresa alla madre e ai fratelli. Un ragazzo dal cuore d’oro, che, nonostante tutto, è stato dimenticato e abbandonato da tutti. Mesi e mesi di silenzio terminati con l’errore fatale del governo americano.

Ieri il telefono di Giusi ha squillato più volte. Prima la notizia della morte da parte della Farnesina, poi il cordoglio di Matteo Renzi e di Pietro Grasso. “Aveva la mia età”, avrebbe detto telefonicamente il premier alla madre di Giovanni.

E nel frattempo choc e malcontento in Parlamento in seguito alla notizia dell’uccisione del nostro connazionale. Non sono bastate le parole del ministro Gentiloni, che poche ore fa, nell’informativa alla Camera (praticamente vuota), ha cercato di spiegare i punti oscuri, seppur con scarsi risultati. “Il governo Usa ha confermato che non vi erano informazioni in base alle quali si potesse prevedere che ci fossero i due ostaggi occidentali”, ha dichiarato il ministro degli Esteri.

Parole che non hanno convinto né i grillini né gli azzurri. “Lei, ministro Gentiloni, è venuto qui ad ammazzare per la seconda volta Giovanni. Stanchi di sentire che è stato ucciso per errore”, ha dichiarato Angelo Tofalo, deputato del M5s. “Gentiloni, lei è venuto in Aula e non ha detto niente. Imbarazzante”, ha commentato Stefania Prestigiacomo di Forza Italia.

di Federica Raccuglia

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