Giorgio Tirabassi, il commissario Ardenzi, si racconta ai lettori di InLibertà

Allievo di Gigi Proietti, Giorgio Tirabassi è stato diretto al cinema da numerosi registi, quali Francesca Archibugi (Verso sera), Carlo Mazzacurati (Un’altra vita), Marco Risi (Il branco), Ettore Scola (La cena), Renato De Maria (Paz!). Diventa beniamino del pubblico televisivo interpretando dalla prima alla sesta stagione il ruolo dell’ispettore capo Roberto Ardenzi nella fiction Distretto di Polizia.

Si tratta della serie più lunga di sempre in Italia grazie con 11 stagioni andate in onda, Nel 2004 interpreta il ruolo di Paolo Borsellino nell’omonimo film per la TV in due puntate in onda su Canale 5. Una lunga carriera di successi, la sua, che spazia dalla televisione al cinema, al teatro fino alla regia.

Mentre dialoghi amabilmente con Giorgio Tirabassi ed ascolti la sua voce, ti sfilano davanti agli occhi tutti i volti dei personaggi che ha interpretato. Dal mitico commissario Ardenzi a Paolo Borsellino. Quei personaggi a cui ha saputo dare vita con la maestria dell’attore esperto parlano di lui così come lui continua ad averli dentro di sè.

“Quando in strada la gente mi chiama <Commissario!>, io sono contento. Del resto quella serie è stata fatta al momento giusto, con il cast giusto e rappresentava l’aspetto umano di personaggi impegnati in un lavoro difficile.”

Impossibile dimenticare il Tirabassi saggio e generoso Ispettore al decimo Tuscolano.

Giorgio, ti dà maggiore soddisfazione la tv, il cinema o il teatro?

È indifferente. Cambia solo il tipo di lavoro: il teatro richiede un impegno ed una preparazione totali e sfiancanti. Al cinema si lavora è tutto più circoscritto. Quando facevamo “Distretto”lavoravamo dal lunedì al venerdì. Ciò che fa la differenza è il prodotto che stai realizzando, l’impegno che vi si profonde. Il mezzo non conta. Quando ho recitato nelle vesti di Paolo Borsellino o nel film Romanzo di una strage, di Marco Tullio Giordana (film sulla strage di Piazza Fontana, in cui Tirabassi interpreta il ruolo di un alto funzionario del Ministero dell’Interno n.d.r.), sapevo che quei ruoli parlavano di impegno civile. Trovarsi davanti ad un pubblico in teatro o davanti ad una macchina da presa non è importante.

Nato e cresciuto a Roma. Quanto sei legato alla tua città? 

Sono molto legato a Roma, ho avuto quattro nonni romani e sono cresciuto con i loro racconti della Roma di tanto tempo fa, quella del dopoguerra, quella in cui i quartieri erano piccole comunità. La romanità ce l’ho dentro, le tradizioni, il folclore, la veracità. Ho anche inciso un disco di canzoni romane.

Sei tifoso?

Sono tifoso della Roma da sempre, anche mio figlio lo è, lo porto allo stadio da quando era piccolo.

Che rapporto hai con i social network?

Sinceramente mi annoiano, ci trovo un sovraffollamento di immagini e di messaggi, ma li uso per informarmi. Talvolta pubblico qualcosa ed i like che ricevo mi meravigliano.

Hai due figli grandi, uno dei quali fa l’attore. È difficile fare i genitori oggi?

Perché ieri era facile? Si tratta di un ruolo impegnativo, ci si deve improvvisare educatori anche senza leggere manuali. Certo, tempo fa era diverso: poco dialogo, senso dell’autorità, i figli davano del voi ai genitori. Oggi è cambiato tutto. Importante è porsi sempre in maniera intelligente con i figli, usare il proprio sano istinto per guidarli.

Che cosa fai nel tempo libero ? 

Suono e studio la chitarra. Suono nei jazz club romani, la musica è la mia grande passione.

Progetti futuri?

Sto girando in questi giorni un film con Gabriele Mainetti, il regista di Jeeg robot. Posso rivelarti solo il titolo Freaks out, il resto è top secret. Girerò anche un film con Ricky Memphis, di cui sono anche regista. Si intitola Il grande salto, ricreeremo il duo che ebbe tanta popolarità ma stavolta saremo rapinatori, non più poliziotti.

Grazie, grande Giorgio Tirabassi. Grande attore e persona di sentimenti autentici.

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