Giachetti e il suo progetto per Roma

GiachettiRoberto Giachetti aveva presentato la sua candidatura a Sindaco di Roma con un programma che verteva in un solo punto: come ai tempi del Grande Giubileo del 2000, che fece la fortuna dell’amministrazione Rutelli, non si può governare Roma senza l’appoggio finanziario e legislativo del governo nazionale. Tutto il resto viene a cascata, come il risanamento delle aziende dei trasporti (ATAC) e dei rifiuti (AMA).

Le primarie del PD gli hanno dato ragione, conferendogli la candidatura del suo partito, anche se i circa 28.000 voti di preferenza sono sembrati pochini; d’altronde, Virginia Raggi ne aveva ottenuti solo 1.764, alle “comunarie” del M5s. Quest’ultima, però, è stata in grado di salire gradualmente nei sondaggi popolari con alcuni argomenti, da lei ripetuti come un ritornello: la lotta alla corruzione e contro gli appalti truccati e una severa applicazione delle norme sul liceniamento dei dipendenti comunali fannulloni e assenteisti. Ciò ha spinto anche il candidato PD a costruire un vero e proprio progetto per Roma che, dopo essere stato discusso nei gazebi allestiti in ogni Municipio, ha presentato agli elettori, anche se – forse – un po’ in ritardo.

Giachetti ha individuato e sviluppato dodici tematiche; la prima, parte proprio dalla macchina comunale. Il punto di vista della maggior parte degli altri candidati – secondo Giachetti – è sbagliato: le donne e gli uomini che lavorano per il Comune di Roma sono il vero motore dell’amministrazione. Fermo restando, perciò, il controllo della legalità negli uffici – che spetta ai politici – i dipendenti non vanno licenziati ma formati e valorizzati, anche economicamente, perché promuovano un vero governo di prossimità della cosa pubblica e la partecipazione dei cittadini alla risoluzione dei problemi della città. Una rivoluzione copernicana.

Mobilità

Giachetti si pone l’obiettivo di far risparmiare ai romani almeno 30 minuti al giorno con un mix di interventi che, partendo dalla “cura del ferro” (prolungamento linea B a Casal Monastero; linea per Tor Vergata e nodo di scambio tra linea C ed FS a Pigneto) mirano al rilancio del trasporto pubblico (incremento delle corsie preferenziali da 68 a 150 km) e all’estensione delle piste ciclabili (Via Nomentana e Grande Raccordo anulare delle bici).

Urbanistica

Giachetti ha intenzione di censire le opere incompiute per completarle e avviare una politica sistematica di riqualificazione degli spazi collettivi della città, creando “30 spazi di Comunità”. Il futuro della vivibilità della Capitale – è stato detto e ridetto – si gioca sul decoro urbano e lo smaltimento rifiuto ma, anche qui, i candidati più “illuminati” si sono limitati a proporre la privatizzazione dell’AMA, tralasciando la risoluzione dei problemi reali. Il candidato PD propone una serie di interventi articolati che partono dalla chiusura – finalmente – del ciclo dei rifiuti, tramite l’estensione della raccolta domiciliare porta a porta in tutti i municipi e mosse chiare per trasformare i rifiuti in risorsa (non escludendo, a obiettivo raggiunto, la riduzione della TARI).

Propone, inoltre, che Roma diventi una grande capitale dell’energia solare, incentivando l’autoproduzione energetica negli immobili condominiali; riprende, infine, da Milano, un interessantissimo progetto di “Patto con il mondo dell’agricoltura”, per la difesa e la promozione delle attività agricole, che aiuti la produttività e faciliti la realizzazione e la gestione delle attività complementari all’agricoltura e le metta a disposizione della città. Pochissimi, infatti, sanno che Roma è di gran lunga il comune con la maggior estensione di aree agricole d’Italia.

Meno chiare le proposte sul welfare che, sostanzialmente, si limitano a prevedere il superamento dell’emergenza casa, sostituendo il sistema dei residence con i buoni casa e obbligando le imprese appaltatrici di futuri interventi di rigenerazione a cedere una quota delle cubature realizzate per interventi di social housing, tutti energeticamente autoproducenti e autosufficienti. Sono interventi ideati a suo tempo da Veltroni ma che, sinora, non hanno mai visto la luce.

Turismo e cultura

La tassa di soggiorno – secondo Giachetti – va rimodulata in funzione di incentivare il turismo familiare e giovanile e finalizzata alla promozione e ai servizi culturali; le scuole, in accordo con l’autonomia scolastica, vanno tendenzialmente aperte anche il pomeriggio per diventare dei poli culturali municipali. Infine, finalmente, la previsione di un piano cittadino, elaborato con istituzioni, Università, imprese, associazionismo, parti sociali e attori economici, che permetta di definire lo sviluppo economico e occupazionale nei prossimi quindici anni, nell’ottica del superamento di una crisi che sembra senza fine.

Quello di Roberto Giachetti è – forse – l’unico vero “progetto per Roma”, che è stato proposto dai candidati a Sindaco, per la prossima “consiliatura”. Purtroppo per il candidato, il programma è stato elaborato a campagna elettorale in corso, nell’indifferenza dei mass-media e – soprattutto – dei social, che hanno instaurato un clima populista come mai prima, conseguente all’inchiesta “Mafia Capitale”. D’altronde, come diceva l’anonimo autore della “Costituzione degli Ateniesi”, democrazia significa “governo del popolo” non “governo dei migliori”.

di Federico Bardanzellu 

foto: UnitàTV

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