Fmi: la crisi dell’Italia rischia di trascinare l’intera eurozona

Dopo la Banca d’Italia, anche il Fmi-Fondo monetario internazionale prevede che la crescita italiana nel 2019 sarà dello 0,6, anziché l’1% previsto dal governo. Sulla base di quest’ultimo indicatore, era stato calcolato il 2% di spesa in deficit posto a base del recente documento finanziario. La proposta iniziale (detta: “del balcone”), invece, prevedeva una crescita dell’1,5% con il deficit al 2,4%. Nel 2018 la crescita della produzione italiana (secondo dati ancora non definitivi) è stata dello 0,9%, mentre quella del 2017 fu del 1,6%.

Altri dati gravemente in discesa, nel corso dell’anno uscente, sono quelli dell’occupazione, che ha segnato un trend sicuramente negativo, anche se ancora non individuato con esattezza e i listini della Borsa di Milano, che hanno perso in media il 16,1% rispetto all’anno precedente. Va detto che, nel corso del 2018, per quanto riguarda le borse, Francoforte ha fatto peggio di Milano, con un ribasso del 18,2% e anche Madrid e Parigi non ridono, con perdite, rispettivamente, del 15,5 e del 12,1%.

Ciò non è ignorato dal Fmi, secondo il quale tutta l’economia mondiale subirà un leggero decremento della crescita, abbassandosi da un +3,7 del 2018 a + 3,5% del 2019. L’organismo monetario rileva anche un rallentamento delle cosiddette economie locomotiva. La Cina, infatti, passerà da +6,6% a +6,2% e la Germania da +1,5 (come l’Italia nel 2017!) a +1,3%.

Fmi. Tria e Salvini non ci stanno

Secondo il Fmi, tuttavia, il decremento della crescita economica planetaria non basterebbe a spiegare la maggiore intensità della crisi dell’Italia, la cui eventuale stagnazione diverrebbe la miccia che può far esplodere l’economia europea ed internazionale.

A tale asserzione, il Ministro dell’Economia Giovanni Tria ha risposto in maniera piccata, sostenendo – prima – che l’Italia non rappresenti un rischio globale per l’economia, in quanto: “La finanza pubblica [italiana] non corre alcun pericolo”. Poi il ministro ha rispedito l’accusa al mittente sentenziando che, in realtà, il rischio verrebbe dalle “politiche consigliate dal Fmi”.

Al ministro Tria si è accodato il vicepremier Salvini il quale ha ribadito, in tono sarcastico: “Italia minaccia e rischio per l’economia globale? Piuttosto è il Fmi che è una minaccia per l’economia mondiale, una storia di ricette economiche coronata da previsioni errate, pochi successi e molti disastri”.

Esaminiamo allora, punto per punto, quali sarebbero i fattori di rischio secondo il Fmi.

Fattori di rischio secondo il Fmi

La crisi, in Germania e in Francia sembra dovuta a fattori esterni o straordinari, quali, in Germania, i bassi consumi privati e la debolezza della domanda interna; in Francia, le proteste sociali e gli scioperi. In Italia, invece, sarebbero determinanti fattori strutturali quali la debole domanda estera e il costo più caro dell’indebitamento, a causa degli elevati rendimenti dei titoli pubblici.

Lo spread BTP-Bund, infatti, rimane elevato attorno ai 250- 270 punti base, mentre restano stabili gli spread per i titoli emessi dagli altri paesi dell’area euro. Inoltre, la crescita italiana rimane tendenzialmente più lenta delle altre economie europee. In sostanza, il continuo incremento del debito pubblico starebbe innescando, in Italia, una sequenza micidiale spread-stretta creditizia-recessione, tale da portare il paese sull’orlo del burrone. Secondo l’Fmi, ciò sta contribuendo in modo determinante a indebolire l’euro, influendo negativamente sull’intera eurozona.

Le ricette del Fmi che non piacciono ai nostri governanti

Il Fmi consiglia politiche che aumentino la produttività e amplino la partecipazione al lavoro, il controllo dell’indebitamento sulla base di tassi di indebitamento sostenibili di fronte alle più difficili condizioni finanziarie esterne. Sul fronte della produttività, il Fmi consiglia misure volte ad abbassare il cuneo contributivo sul costo del lavoro a carico delle imprese, per favorire la competitività delle esportazioni e sostenere i redditi reali delle famiglie. Nella recente finanziaria non vi è nulla di tutto ciò. Anche il sostegno agli investimenti è inferiore a quello della finanziaria precedente.

La manovra del governo lega-stellato, invece, è improntata sui sussidi al reddito e alle pensioni invece che sulla riduzione del cuneo fiscale e contributivo; sull’incentivazione dei consumi, anziché degli investimenti, proprio nel momento in cui gli stessi sono influenzati negativamente dalle tensioni sui titoli di stato e dalle incertezze internazionali.

Tria è riuscito a convincere la Commissione europea che il debito pubblico italiano sia sostenibile, ma rimane il grande punto interrogativo di quale sarà la vera ricaduta sul deficit della maggiore spesa per pensioni e per il reddito di cittadinanza. Inoltre, non prevedendo un rallentamento della crescita, la manovra non ha previsto tamponi efficaci.

Diceva un umorista che gli economisti sono quella categoria che sa spiegare alla perfezione le cause dei fatti quando sono già avvenuti. Stavolta, però, il Fmi sembra averli spiegati in anticipo.

Nella foto, il Direttore Operativo del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde con il suo predecessore Dominique Strauss-Kahn – fonte: LInkiesta

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