Errori che il Covid-19 non perdona

Il lockdown imposto dalla pandemia ha chiuso in casa noi e le nostre vite, ci ha allontanato fisicamente da tutti e, vuoi o non vuoi, ci ha messo a tu per tu con noi stessi, con le nostre scelte, con le nostre abitudini. E con i nostri errori. 

Sui miei di errori, in questi giorni, ho avuto tempo per riflettere; su uno in particolare sono stata costretta a meditare a lungo. È un errore che non avevo mai preso in seria considerazione, uno che sapevo di aver commesso ma sul quale ero passata sopra, me lo ero addirittura perdonato. E poi ecco che arriva il Coronavirus, mi chiude in casa e me lo ritrovo davanti tutti i santi giorni. No, se ve lo steste chiedendo no, non è Ammi il mio errore anche se ha a che fare con lui.

Ammi è sempre stato uno degli uomini più eleganti del pianeta: ovunque abbia lavorato, è sempre stato ammirato per l’eleganza e la classe del suo abbigliamento, classico ma con quel tocco di originalità che lo ha distinto e fatto ammirare da tutti. Ammi è uno che ha stile.

Osservarlo la mattina mentre sceglie l’abito, la camicia, la cravatta è roba da restare incantanti: abbina con talento fantasie e colori, gemelli e pochette, scarpe e cinture. Ci sarebbe da farne un tutorial se non fosse che è ancora in mutande quando compie le sue scelte.

Il risultato finale è sempre meraviglioso.

Ammi ha anche un’altra caratteristica che lo rende eccezionale: quando torna a casa, la sera, dopo ore trascorse in ufficio, lui è perfetto, stirato come la mattina appena vestito, non una piega sulla camicia, la cravatta stretta come si deve. Impeccabile. 

Vestito così, di tutto punto (salvo per la giacca che spesso, ma non sempre, toglie), Ammi rimane durante la cena e poi ancora sul divano a guardare la tv fino a che non si cambia per andare a dormire.

In casa nostra, quindi, si è sempre aggirato un Ammi principesco.

Poi è arrivato il Covid-19, dal 5 marzo gli uffici a Londra sono chiusi e tutti lavorano da casa. Compreso Ammi. Ed è a questo punto che ho capito di aver commesso un errore madornale e, allo stato, anche irreparabile: la scelta dei pigiami.

Non per giustificarmi, ma comprare un pigiama per un uomo che quasi non lo usa non è nè divertente nè stimolante. Perciò, quando sono stata delegata all’acquisto, non sono andata alla ricerca del marchio migliore nè del capo più ricercato; posso dire di aver dato prevalenza al rapporto qualità-prezzo e “prezzo” è stata la variabile che ha nettamente orientato la scelta. D’altra parte quando un pigiama è di cotone al 100% cosa vuoi di più, no? Stai mica a guardare come veste, l’importante è che sia comodo. Se poi la giacca va bene ma i pantaloni sono un po’ strettini pazienza, basterà allentare un bottone ed ecco che diventa comodo comodo.

Ed è così che mi sono ritrovata ad osservare Ammi, il mio elegantissimo Ammi, aggirasi per casa con un pigiama la cui giacca informe pende dalle spalle mentre i pantaloni sembrano essere appartenuti ad uno di due taglie più magro e sono impossibili da allacciare. La lunghezza, però, è giusta, voglio precisare almeno questo. 

I primi giorni ho pensato che fosse un caso isolato, che si trattasse solo di quel pigiama, la cui fantasia a righe su sfondo grigio, peraltro, fa tanto Rebibbia (il carcere, non il quartiere).

Con profondo disappunto ho dovuto constatare, invece, che si trattava di uno dei pigiami “buoni”, perchè quando indossa quello bianco a righe verdi che gli va anche corto di manica è peggio, molto peggio. Per non parlare di quello azzurro a righe blu, così bello da piegato e invece, poi, una volta messo addosso… vedi l’importanza del taglio, eh?

Certo che ci vuole proprio un bel coraggio a produrre roba così, non si vergognano i britannici? Ma le misure su chi le prendono? Esistono davvero modelli umani così male assemblati? E soprattutto, ma chi li compra, poi, quei pigiami? Intendo, a parte me, ovviamente.

Ed eccomi qui, a tu per tu con il mio errore. Un’espiazione quotidiana lunga ore perchè, libero per la prima volta in vita sua di poter rimanere a casa quanto vuole, Ammi resta in quelle condizioni anche fino all’ora di pranzo. Ed io, costretta per la prima volta in vita mia a rimanere in casa quanto non vorrei, passo il tempo pentendomi e maledicendomi. 

Ed i negozi, in UK, rimarranno chiusi fino a giugno.

Ci sarebbe la possibilità di acquistare qualcosa online ma non mi sembra opportuno: se dal vivo ho fatto quello che ho fatto, ho paura ad immaginare cosa riuscirei a comprare senza nemmeno poter toccare.

Lockdown o no, tocca trovare una soluzione e pure rapidamente: non so quanto a lungo potrò rimanere impassibile a guardare in faccia (letteralmente) il mio errore senza scoppiare in lacrime davanti al barbone che si aggira per casa mia, che un tempo era Ammi e che il Coronavirus mi ha portato via.

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