Eppur educo – incontro con Costanza Miriano

Costanza MirianoVenerdì sera, 2 Febbraio, nella cornice della Natività di Maria in Roma, prende il via il primo di 3 incontri dal tema “Eppur educo”: la sfida educativa e la bellezza di educare.

L’amico Massimo Cicero organizza il tutto alla perfezione e l’ospite d’onore, Costanza Miriano, regala a tutti noi un’esperienza di quelle che arricchiscono davvero.

Giornalista (prima di Rai 3, ora di Rai Vaticano), scrittrice e autrice di libri come “Sposati e sii sottomessa” (tradotto e divenuto un caso), fino ad arrivare al suo 5° libro “Si salvi chi vuole”, ma, soprattutto, madre di quattro figli.

L’introduzione alla serata di Massimo Cicero suscita in me, fin da subito, una certa curiosità.

“Papà, mamma, fatemi capire che vale la pena essere al mondo” è la citazione usata per introdurre i temi di cui, di lì a poco, dibatteremo. “Si salvi chi vuole” (che, premetto, non ho ancora avuto la fortuna di leggere) viene definito un libro profondo e divertente e mai definizione poteva essere più indovinata.

Costanza incarna tutto questo, regalandoci una serata ricca di contenuti, Fede e Amore.

Massimo Cicero e Costanza Miriano

Massimo Cicero e Costanza Miriano

La nostra ospite parte da alcune certezze, prima tra le quali quella che i figli non sono i nostri. C’è qualcuno che li ama più di noi. Colui che lei definisce il Capo Supremo. Lo stesso che ci ha prestato i nostri figli e ai quali noi stiamo assicurando un passaggio.

Nel profondo della nostra fede, chi più chi meno tutti, abbiamo pregato meno di quanto avremmo dovuto e potuto e l’invito [ora che i figli sono in una età in cui cominciano ad andare con le loro gambe sempre un po’ più via da noi] è quello di utilizzare il maggior tempo a disposizione per pregare maggiormente.

Nella presentazione del suo libro mi piace leggere: “Recintare uno spazio per l’incontro con Dio, il Totalmente Altro e cercare di difenderlo a ogni costo, è decisivo per la nostra felicità”.

Ciononostante si chiede come si possa riuscire ad organizzare una vita spirituale nelle nostre giornate a dir poco frenetiche. Un’altra certezza che individua, sempre relativamente ai figli, è che bisogna semplicemente amarli. Sembra scontato, ma bisogna amarli anche se “brutti, sporchi e cattivi”. Con i loro difetti, apparenti negatività o troppe precisioni. Fa sorridere non poco quando, parlando di una delle figlie precisa e pignola, la definisce “ansia e sapone”.

Ecco: amarli anche se sono così. Se ci provocano, se sbagliano. Come se noi non sbagliassimo mai nei loro confronti. Quanto è fondamentale saper chiedere loro scusa quando è necessario.

Riesce anche a farmi commuovere: mi torna alla mente un aneddoto con protagonista mia madre che carezzandomi una sera nel darmi la buonanotte, a letto, si interrogava a voce alta chiedendosi come riuscissero alcune madri a non dire mai un “ti voglio bene” ai propri figli.

E oggi quando i miei 2 figli mi abbracciano e mi dicono quel “ti voglio bene” (per fortuna succede spesso) oltre all’amore di padre, torno a provare l’amore di figlio verso una mamma che pur non essendoci più, è sempre con me. L’amore deve essere al centro del rapporto familiare.

Si arriva a Dio se i figli vedono l’amore che c’è tra moglie e marito. Ecco perché è importante investire nel rapporto; trovare tempo per la coppia senza pensare [erroneamente] di togliere tempo e spazio ai figli.

Sala C_MSe i genitori si vogliono ancora bene questo rappresenta per i figli una sorta di autorizzazione ad esistere. La serata scorre velocemente, segno evidente di quanto piacevole questa sia e Costanza si sofferma su un’ulteriore sua certezza. C’è un codice paterno ed uno materno all’interno della coppia. La mamma accoglie; il padre rappresenta la regola ponendo i giusti limiti.

Probabilmente perché l’uomo riesce meglio a dividere i vari ambiti, mentre la donna è in ogni momento mamma, anche se è fuori di casa, al lavoro o in ogni altro possibile “dove”.

Ed è importantissimo che la madre sia d’accordo ed in un certo senso autorizzi il padre ad essere padre. Che la mamma, in altre parole, riesca a staccare questo cordone ombelicale e che moglie e marito si “accreditino” l’un l’altro davanti ai figli. Resta però, che il nostro amore non sarà mai sufficiente rispetto a quello di Dio. Nessun genitore riesce ad essere perfetto.

L’augurio è che i nostri figli possano avere un incontro autentico con il Signore, soprattutto nel periodo di individualismo e relativismo sfrenato che stiamo vivendo.

La donna si sente indispensabile quando i figli sono piccoli; poi, pian piano, crescendo, questo sentore viene meno e la mamma, generalmente più del papà, sente forte questo senso di vuoto.

Quando la mamma parla dobbiamo ascoltarla.

La Chiesa che è mamma, siamo in grado e capaci di ascoltarla? Siamo in grado di mettere Cristo al centro di tutto?

Quanto siamo pronti a gestire la nostra  spiritualità un po’ come credevamo di poterla “aggiustare”?

Si salvi chi vuoleCostanza Miriano Individua cinque pilastri: Parola di DioPreghieraConfessioneEucarestiaDigiuno.

5 dogmi, che poi spiegherà essere 5 capisaldi dati dalla Madonna a Medjugorje.

Molti questa regola cercano di viverla magari a modo loro; ognuno nella propria imperfezione. Siamo tutti i monaci di un immaginario monastero Wi-Fi nel quale, senza fili, tutti siamo connessi, legati e collegati. D’altronde, dice Costanza, si può essere monaci mentre si fa jogging, mentre si va in metro, mentre si fa la spesa. Un piccolo esercito di mendicanti scalcagnati, fragili e incoerenti, ma innamorati di Dio.

Dovremmo educare la nostra libertà, perché questo equivale ad educare il nostro desiderio. Cercare di agganciare questo incontro.

Non possiamo fare in modo che il sole sorga, ma possiamo fare in modo di trovarci lì, quando il sole sorgerà.

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