Elena Tiberi l’artigiana di gioielli che come maglie intreccia colori, pietre e fili d’argento

“Sono partita dai sette colori dell’iride giocando con le polveri e le resine”, con fare grazioso ed equilibrato racconta la designer, capelli sulle spalle, morbide onde color nocciola, occhi verdi luminosi, e due piccole stelle tatuate sul polso.

Le sue dita, affusolate, sono perfette per suonare il pianoforte o fare il chirurgo, direbbe qualcuno, quindi adatte anche ai lavori delicati, certosini, di precisione, come questo che fa Elena Tiberi, designer di gioielli.

L’anello “Cromìa Giallo”

“Nella nuova collezione, ho dato più spazio alla lavorazione in cera persa, ho mantenuto sempre la tecnica del filato intrecciato”, spiega allungando la mano sulla mensola, per afferrare la sua piccola creazione, “ma per gli anelli l’intreccio diventa più piccolo, ho dato predominanza al colore e ai due castoni” aggiunge tenendo tra le punte delle dita Cromìa Giallo, l’anello che più volte fa girare su se stesso, per descriverne accuratamente i dettagli.

Perché Elena Tiberi, classe 1983, è una giovane artigiana, una di quelle che oggi con le sue mani produce il caro Made in Italy, in Italia, a Roma, e qualche volta anche a Todi, suo paese di origine.

Ma prima la formazione al nord, a Milano, dove si laurea in “Comunicazione nei Mercati dell’Arte” e a Valenza Po’, in provincia di Alessandria, dove si specializza alla prestigiosa scuola orafa “Vincenzo Melchiorre”.

E lì, che impara tutto ciò che serve per l’arte, e la manifattura del gioiello.

Dal design, alle tecniche tradizionali di base, come la lavorazione della cera persa e della resina. E poi, l’amore per il colore, per quello che fa in un disegno e che riesce a trasmettere solo guardandolo, così segue dei corsi, e nello stesso periodo si specializza anche in Cromatologia.

La incontriamo a Roma, per la presentazione di Cromìa, la sua ultima collezione di preziosi, durante un cocktail in store, evento organizzato ad hoc.

La nicchia di Materia Roma con Cromia

E sembrava di essere in uno di quei profili su Instagram dedicati all’interior design, al coffee shop Materia Roma, a pochi passi dalla basilica di San Giovanni in Laterano, e dalla famosa piazza del concertone del primo maggio.

Uno spazio contemporaneo dallo stile nordico, essenziale, riscaldato da superfici in legno e deliziosi angoli con pareti in mattoni a vista, il bistrot, che è anche un negozio di home decor, e che sabato scorso, all’ora del crepuscolo, ha fatto da vetrina a Cromìa, la nuova collezione di Elena Tiberi.

E in un’atmosfera accogliente e luminosa, nella nicchia ad arco, in fondo alla sala principale, su mensole in faggio e ferro laccato, la terza linea di preziosi, si alternava a piantine trendy di cactus, ultime edizioni di Kinfolk, e simpatiche ciotole color pastello.

Elena è sorridente e pacata. Dice che, oltre alla nuova collezione, ci sono anche alcuni pezzi di quella precedente Mosaico, con la trama in acciaio e argento, e le pietre colorate intrecciate.

Dice che è la collezione che realizza da un po’ di tempo ormai, e che la caratterizza tantissimo, perché i suoi bijoux sembrano pesanti ma sono leggeri, e vestono come fossero una maglia.

Ma partiamo dall’inizio. Perché questa passione per i bijoux?

Packaging

Innanzitutto ho avuto sempre tanta manualità, da piccola disegnavo. Ho frequentato anche l’Accademia di Belle Arti, e subito dopo è successo che mi sono avvicinata al gioiello.Oltre ad essere un modo per valorizzare la persona, e la sua immagine, ho sempre visto l’accessorio come una cosa, prima di tutto, personale. Quasi prolungamento di un look, che non deve predominare, ma essere una seconda pelle. Per me l’accessorio è dunque, quell’elemento scelto, pensando alla propria individualità, al proprio essere, e credo che alla fine, si crei sempre una sorta di contatto con il gioiello che si sceglie d’indossare. Un legame che diventa intimo.

Collana “Sandalo per Teti”

Quanto è importante per te vivere a Roma? Che influenza ha sulla tua arte?

Roma è solare, bella, colorata. Sono di origini umbre di Todi, un piccolo paesino in provincia di Perugia, ho vissuto per un periodo a Milano, e ricordo che quando mi sono trasferita a Roma, ho percepito subito la sua luce. Una luce calda e colorata, appunto, influenza parecchio la mia arte, e spesso influenza anche il mio modo di vestire perché mi spinge a scegliere i colori. Ormai vivo qui da sette anni, anzi quasi otto e amo questa città, con tutti i suoi problemi e disagi. Ultimamente sta offrendo molti spazi di promozione a noi artigiani. Marina Valli ad esempio, organizza sempre eventi e corsi sul gioiello, proprio per promuovere l’artigianato di nicchia. Personalmente ho partecipato ad AltaRoma l’anno scorso, e per la mostra evento “Sensi & Bijou” dell’associazione Officine di Talenti Preziosi (OTP) ho realizzato il bracciale Indaco Vellutato collezione Mosaico, una fascia con trama in acciaio anallergico e argento, e poi tutte le pietre intrecciate, con parti in giallo ambra, quarzo citrino e resina. E anche la collana Sandalo per Teti , che invece è ispirata ad un profumo artigianale, ma questa l’ ho realizzata per l’evento “Parfum & Bijou” sempre di OTP.

Cromìa invece? Cosa ha mosso questa collezione?

Bracciale “Indaco Vellutato”

La collezione Mosaico è molto tessile, ho voluto che somigliasse ad una maglia, e vestisse come una seconda pelle, come la collezione Trame che è sul sito, ed è su commissione, perché la concordo con i clienti, quindi con Cromìa ho voluto creare un po’ di differenza. Mi sono concentrata più su anelli e bracciali, con il tempo mi sono accorta che sono accessori molto amati dalle persone: si possono indossare in maniera più versatile, libera, disinvolta, non tutti amano particolarmente le collane. Ho realizzato tutto a mano, giocando con le resine che ho pigmentato con le polveri colorate: rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco e viola, sette in tutto, mi sono lasciata ispirare dai colori dell’iride. E ho mantenuto la tecnica del filato intrecciato, che penso ormai mi contraddistingua. E’ stato divertente per me combinare le polveri con la resina. Tra i materiale, è quella che preferisco, visto che di base è neutra, trasparente, ed è molto malleabile. La uso anche per stamparci su il nome, sia per chiudere i lavori e sia nel packaging. Per Cromìa ad esempio, ho ideato le confezioni dei bracciali, partendo da custodie fatte a mano in iuta, una fibra naturale. Mentre per gli anelli, ho pensato al legno. Le sezioni di un ramo di un albero, traforate, diventano cofanetti cilindrici, con il coperchio che si apre a ventaglio, e si chiude con una calamita, e sopra ovviamente, la resina con il mio nome.

Polveri e Cromìa

A quale donna pensi quando realizzi i tuoi gioielli?

Non c’è un ideale di donna in particolare, però penso che sia molto attenta alla sua personalità, alla sua individualità,

che sia amante del colore, dei dettagli, senza età. Le mie creazioni sono perfette per le ragazze più giovani, e anche per le signore in po’ avanti con gli anni.

Quali obiettivi per il futuro?

Se penso al futuro, ti dico che vorrei spaziare, ora non so dire la prossima collezione, cosa sarà, perché molto dipende dall’ispirazione, ma penso di cambiare materiali, mantenendo il mio stile. Mi piacerebbe capire di più, quali sono le esigenze dei clienti, e lavorare sempre sulla parte funzionale e sulla vestibilità, mentre la trama, la morbidezza del gioiello, sono le caratteristiche che oggi mi fanno da guida, oltre ai colori, ovviamente.

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